Il centrodestra, Lega in testa, si schiera compatto al fianco del poliziotto che l’altra sera, nel corso di una operazione antidroga a Rogoredo, quartiere a rischio di Milano, ha sparato, uccidendolo, a uno spacciatore marocchino che aveva puntato contro di lui una pistola, poi risultata a salve. La novità è che anche la sinistra, che ha capito che sul tema sicurezza non può più permettersi di apparire iper tollerante, stavolta cerca di adeguarsi, pur con i distinguo del caso, al sentimento comune degli italiani.
Lo testimoniano le parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala: «Da quello che abbiamo capito, tra l’altro stiamo parlando di forze di polizia che fanno riferimento al governo, l’agente che ha sparato non l’ha fatto a bruciapelo», ha detto Sala a Rtl 102.5, «era a un po’ di metri, ha visto l’altro impugnare la pistola e ha sparato. Non sono favorevole allo scudo penale ma va capito il contesto. Nessuno di noi sia giudice, bisogna capire bene la dinamica e le responsabilità, il poliziotto che ha sparato aveva esperienza eppure queste cose succedono». Cauto anche il M5s: «Non sono né dalla parte del poliziotto né dalla parte del marocchino ucciso», commenta il deputato pentastellato Francesco Silvestri, «voglio capire di preciso cosa è successo e, in base al corso degli eventi, farmi una mia idea. Non ho mai opinioni aprioristiche senza sapere di preciso cosa è successo».
Schieratissimo a difesa del poliziotto, già dalle prime ore successive all’accaduto, il vicepremier e leader del Carroccio, Matteo Salvini, che ieri ha incontrato, nell’ufficio territoriale del governo di Milano, il prefetto e il questore. «Salvini», ha fatto sapere la Lega, «ha ribadito la totale stima e solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine e sottolineato la sua attenzione affinché il capoluogo lombardo sia sempre più presidiato da donne e uomini in divisa». «Se un agente di polizia, durante un controllo antidroga», ha detto Salvini, «in una delle periferie più complicate di Milano, si trova minacciato con un’arma, che solo successivamente si scopre essere a salve, difende sé stesso, la sua vita e i suoi colleghi, fa semplicemente il suo dovere. Mi sembra assolutamente sbagliato che sia addirittura indagato per un omicidio volontario. Il decreto Sicurezza, che a breve arriverà in Consiglio dei ministri, cancellerà l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per agenti delle forze dell’ordine che facendo il loro lavoro devono difendersi, purtroppo ferendo o uccidendo qualche malvivente».
Sulla stessa linea gli interventi di molti parlamentari leghisti, che ieri hanno espresso la loro solidarietà al poliziotto.
Netta anche la posizione del capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri: «Quanto avvenuto a Milano», ha puntualizzato, «deve essere, ovviamente, approfondito e verificato. In ogni caso bisogna partire non solo dalla presunzione di innocenza, ma anche dalla condotta coraggiosa degli appartenenti alle forze di polizia. Nessuna criminalizzazione. Chi in zone di spaccio gira con una pistola vera o finta, ma che non può essere riconosciuta come tale, deve sapere che lo Stato non fugge e non scappa. Saremo accanto all’agente di polizia coinvolto in questa vicenda», ha aggiunto Gasparri, «come siamo stati e saremo accanto ai carabinieri ingiustamente indagati in occasione dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, o ai carabinieri sottoposti a indagine per la vicenda Ramy Elgmal. Siamo per principio dalla parte del popolo in divisa. E lo saremo anche in occasione del varo dei nuovi provvedimenti sulla sicurezza».
Per Fratelli d’Italia commenta l’accaduto il deputato Massimo Milani, capogruppo nella commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie: «All’agente, ora indagato, che ha sparato trovandosi di fronte l’uomo con una pistola in mano», ha sottolineato, «dopo si saprà che era a salve, non possiamo gettare la croce addosso. Quando parliamo di sicurezza dobbiamo stare attenti a non far passare le forze dell’ordine come assassini. Sarà certamente la magistratura a valutare i fatti ma intanto chi ha fatto il proprio dovere non deve essere lasciato solo». Tranchant, come nel suo stile, il generale Roberto Vannacci: «Quel magrebino pregiudicato e con precedenti», ha scritto Vannacci sui social, «se fosse stata applicata la remigrazione, sarebbe ancora vivo e felice. La remigrazione salva le vite».
Intanto ieri a Rogoredo, sul luogo dell’accaduto si è registrata un’aggressione ai danni di una troupe di Ore 14, il programma di informazione di Rai 2 condotto da Milo Infante. «A poche ore dalla sparatoria di Milano», si legge in una nota, «in zona Rogoredo i giornalisti Francesca Pizzolante e Giovanni Violato, che si trovavano in zona per documentare i fatti, sono stati aggrediti da un gruppo di spacciatori. Sul posto è intervenuta la polizia, presente a pochi metri dall’aggressione perché impegnata ad ultimare i rilievi della sparatoria del pomeriggio. Ad avere la peggio è stato Giovanni Violato che è dovuto ricorrere alle cure dei medici del 118 e al quale è stata anche rubata l’attrezzatura. Esprimo piena solidarietà ai colleghi», ha sottolineato Infante, «e la ferma condanna dell’ignobile aggressione da parte di spacciatori che si sentono padroni di un territorio che deve ritornare sotto il controllo dello Stato». Ad avere la peggio, come detto, è stato Violato, accerchiato e picchiato con calci, pugni e un coccio di bottiglia che «per fortuna non si è rotta, altrimenti lo avrebbero sfigurato», osserva Infante con Adnkronos. Per il conduttore, si tratta di un episodio «allucinante. Colpisce il fatto che non viene picchiato un giornalista perché sta facendo il proprio lavoro, viene picchiato perché viene scambiato per un poliziotto. Questa è la considerazione che questi spacciatori hanno delle nostre forze dell’ordine», conclude.



