«Ci devono 50.000 euro più 20.000 di multa, non so se li prenderemo ma conta il principio». Andrea Cassani, sindaco leghista di Gallarate, profondo Nord, è stato il primo ad applicare la nuova legge voluta da Matteo Salvini, a far sgomberare il campo abusivo dei sinti e a far pagare loro le spese. Legge e ordine. Parole chiave per un ingegnere di 36 anni già noto per aver pagato personalmente il biglietto del treno (sola andata destinazione Milano) a dieci irregolari del Gambia, per avere chiuso col lucchetto il campo dove andavano a pregare abusivamente gli islamici, per avere applicato (primo in Italia) il Daspo urbano agli indesiderati. «Perché un sindaco non deve essere buono o cattivo. Deve provare ad essere semplicemente giusto».
Sindaco Cassani, come mai ha deciso di sgomberare i sinti?
«È partito tutto prima che nascesse questo governo. A marzo l'ufficio Edilizia privata dell'assessorato all'Urbanistica ha effettuato un sopralluogo al campo nomadi dove vivono 85 persone e ha verificato 25 abusi edilizi. Allora ha notificato gli abusi e ordinato il ripristino».
Cosa è successo?
«Niente. Dopo i 90 giorni canonici i tecnici sono tornati e hanno toccato con mano che nulla era stato sanato. C'erano perfino case mobili murate e con l'isolamento termico, il famoso cappotto. Un villaggio in piena regola, ovviamente nessuno pagava elettricità e acqua».
Lo avete scoperto dalla sera alla mattina?
«Il campo esiste da almeno dieci anni. Le amministrazioni precedenti, Forza Italia e Pd, avevano fatto melina. Noi abbiamo applicato la direttiva che ci consente di demolire, chiedere il rimborso delle spese e occuparci delle eventuali fragilità sociali».
Ma non è marketing? Come pensate di recuperare il denaro?
«Su 85 persone, sono in parecchi ad avere già casa di proprietà e terreni. Alcuni anche l'alloggio pubblico assegnato, ma ci avevano messo altre persone in affitto. Un dirigente del campo a luglio ha comprato una casa ottenendo un mutuo importante».
Con quali garanzie?
«Non lo so. I sinti dichiarano di mantenersi vendendo il ferro che trovano per strada o che la gente regala loro. Mi sembra un po' poco. Ma se anche non dovessimo recuperare niente sarei contento per due motivi: smettiamo di far pagare alla collettività le loro utenze e facciamo passare un principio di legalità».
E con la tutela delle fragilità sociali come la mettiamo?
«Molti di loro sono cittadini gallaratesi, faranno la coda come gli altri ai Servizi sociali del Comune e se hanno i requisiti ce ne occuperemo. Se decidono di vivere in casa partecipino al bando Aler e se hanno i parametri otterranno l'alloggio pubblico. Noi di campi nomadi a Gallarate non ne vogliamo più».
Come ha reagito la cittadinanza al suo decisionismo?
«Benissimo, i cittadini stanno con me. Anche le persone che in passato votavano Dc o centrosinistra non ce la fanno più; aiutare chi ha bisogno non significa far finta di non vedere il degrado, gente al parco a bere birra, bivacchi, risse, criminalità. Come diceva Gianfranco Miglio, per creare un ordine bisogna creare un disordine».
Che significa?
«Prevedo che gli sgomberati proveranno per qualche giorno a fare i matti in giro per la città, poi si stancheranno».
Perché le precedenti amministrazioni lasciavano fare?
«Non l'ho mai capito. Che Matteo Renzi e i suoi agevolassero l'immigrazione perché ritenevano che potesse dare risultati politici ci può anche stare. Ma un amministratore locale del Pd che tocca quotidianamente la realtà e vede i suoi concittadini preoccupati, come fa ad andare contro chi lo ha eletto?».
Sei mesi fa mise sul treno dei cittadini gambiani clandestini pagando di tasca sua. Le piacciono i colpi di teatro.
«Guardi, ho speso 90 euro per rimandarli a Milano, qui non li voleva neppure la onlus. Ho dato loro qualche soldo per mangiare. Li ho agevolati».
C'è una foto in cui lei a sei anni ascolta Umberto Bossi e Roberto Maroni. Fu folgorato?
«Spendersi per il territorio e la sua identità, cercare di stare vicini ai cittadini: un insegnamento che arriva da lontano. È chiaro che con Salvini ministro dell'Interno è piu facile far rispettare le regole. Ma nelle città, nei paesi, non serve essere leghista o di destra per vedere i problemi».
E allora cosa serve?
«Un po' di buonsenso».



