Per Maria Rita Parsi, l’infanzia non era un tempo minore, ma il luogo decisivo in cui si misura la responsabilità degli adulti e la salute di una società. È un insegnamento prezioso, quello della celebre - e celebrata - psicoterapeuta. Soprattutto in un’epoca, la nostra, che talvolta usa i bambini come cavie per strampalati esperimenti di ingegneria sociale: basti pensare all’obbrobrio delle drag queen che raccontano favole gender agli alunni dell’asilo, o a chi propone corsi di educazione sessuale già alle elementari. Ecco perché la Parsi, scomparsa oggi all’età di 78 anni, ci mancherà.
Psicoterapeuta, saggista e divulgatrice, Maria Rita Parsi è stata per decenni una delle voci più riconoscibili del dibattito pubblico sui temi dell’infanzia, dell’educazione e delle relazioni familiari. Nata a Roma nel 1947, aveva costruito una carriera che intrecciava pratica clinica, impegno civile e presenza costante sui media, diventando un punto di riferimento per il grande pubblico ben oltre il proprio ambito specialistico. Oltre a essere componente dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, poi, è stata anche membro del Comitato Onu sui diritti del fanciullo. Per la sua indefessa opera di tutela dei bambini è stata insignita dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.
Autrice di oltre 100 volumi, tra saggi, libri divulgativi e opere di narrativa, la Parsi ha affrontato temi come il rapporto tra genitori e figli, il disagio adolescenziale, la violenza domestica, il bullismo e la responsabilità educativa degli adulti. Tra i suoi titoli più noti figurano Il pensiero bambino, Maladolescenza e Sos pedofilia: parole per uccidere l’orco, tutti libri che hanno contribuito a portare il linguaggio della psicologia fuori dall’accademia, facendolo entrare nelle case degli italiani.
Accanto all’attività editoriale, la Parsi è stata anche giornalista pubblicista, collaborando nel corso degli anni con diverse testate, tra cui Il Messaggero, La Nazione e Donna Moderna, e partecipando regolarmente a programmi televisivi e radiofonici: basti pensare che fu tra le conduttrici di Junior Tv. Non mancò neppure un’incursione, per molti sorprendente, nel mondo della fiction: fu infatti tra gli autori di Professione vacanze, la fortunata serie televisiva degli anni Ottanta con Jerry Calà (che era stato suo paziente), a testimonianza di una versatilità culturale che l’ha sempre portata a sperimentare linguaggi diversi, pur restando fedele ai temi a lei più cari.
Il suo impegno per i diritti dei bambini e degli adolescenti è stato ricordato anche dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che ha espresso il proprio cordoglio sottolineando che «con Maria Rita Parsi perdiamo una figura che ha dedicato tutta la sua vita alla tutela dell’infanzia e alla promozione di un’educazione fondata sulla responsabilità degli adulti». Valditara ha aggiunto che «il suo contributo al dibattito culturale e educativo del Paese resterà un patrimonio prezioso, soprattutto in una fase storica in cui il ruolo della scuola e della famiglia è messo a dura prova».



