Dopo l'assalto all'arma bianca contro il popolo pro famiglia di Verona, le brigate arcobaleno in seno al Movimento 5 stelle ora se la prendono con il decreto Pillon, con l'evidente scopo di sacrificare sull'altare della ripicca politica le necessità dei padri separati. «Il provvedimento Pillon è chiuso, quel testo non arriverà mai in aula, è archiviato», gongola il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vincenzo Spadafora. L'uomo dovrebbe occuparsi di «pari opportunità», ma appare molto felice di negare un trattamento equo ai genitori maschi.
Del resto, questa è la linea del fronte progressista a cui appartiene, oltre al Pd e derivati, anche una bella fetta del M5s: difendono tutti i diritti tranne quelli che sono davvero violati. Facciamo qualche esempio concreto. I politici e gli attivisti che hanno attaccato il Congresso di Verona si sono riempiti la bocca con i «diritti delle donne». Laura Boldrini, per l'occasione, si è esibita in una sfrenata tarantella e su Twitter ha scritto: «Eravamo a Verona per difendere i diritti civili dai talebani».
Già, la signora non ha paura di insultare i difensori della famiglia. Però non l'abbiamo mai vista danzare al cospetto dei talebani veri, cioè i musulmani che davvero vorrebbero sottomettere le donne. Anzi, fu proprio lei, qualche anno fa, a invitare a Montecitorio il grande imam della moschea di Al Azhar, Ahmed Al Tayeb, noto per aver spiegato che le mogli si possono spintonare o prendere a sberle. Speriamo proprio che Laura possa esibirsi prossimamente anche a Milano, quando al convegno di Islamic Relief sbarcherà un predicatore che discute allegramente di come percuotere le femmine a fini rieducativi.
Nel frattempo, tuttavia, dobbiamo constatare che la Boldrini, come la maggioranza delle femministe italiane, evita accuratamente di occuparsi dei diritti femminili negati da uomini di fede islamica o, più in generale, da migranti. Se ne interessa solo quando il nemico è l'Uomo Bianco oppure il sovranista di turno. Ma se il bastonatore o lo stupratore appartiene a una «cultura altra», niente da dichiarare.
l'utero in affitto
Di diritti delle donne, poi, la sinistra e i 5 stelle non fanno parola quando si tratta di registrare i figli di «due padri». In quel caso, i diritti delle madri surrogate (americane o dell'Est Europa) passano decisamente in secondo piano, anzi non esistono proprio. Quelle donne si possono sottomettere in serenità.
Lo stesso discorso vale per i diritti dei gay, quelli che stanno tanto a cuore a Spadafora. I pentastellati, proprio come i democratici, sono in prima fila quando si tratta di organizzare corsi su tematiche Lgbt o quando c'è da sponsorizzare campagne ideologiche.
Giusto ieri il ministro della Difesa in quota grillina, Elisabetta Trenta, si è fatta notare per aver inviato gli auguri al maresciallo Rosa Maria e al tenente di vascello Lorella. Le due signore, che fanno parte della Marina militare italiana, si sono unite civilmente alla Spezia. Una bella coppia Lgbt, insomma, che secondo la Trenta è «l'esempio di una importante evoluzione culturale, nelle Forze armate e nel nostro Paese». Tanti auguri alle due marinaie, evviva. Non risulta che il ministro si scomodi quando a sposarsi sono gli etero. Con le sposine arcobaleno, però, il messaggio di congratulazioni è arrivato con la velocità di un fulmine. Dopo tutto, che c'è di meglio di un po' di pubblicità gratuita ottenuta atteggiandosi a paladini della causa gay?
Nel caso delle due militari non costava nulla avvolgersi nella bandiera del Gay pride. In altre circostanze, invece, l'arcobaleno passa in secondo piano: sindaci, parlamentari e ministri a 5 stelle non si fanno scrupoli a mercanteggiare con Paesi arabi, tipo gli Emirati, dove gli omosessuali sono trattati come appestati. Chiara Appendino, prontissima a forzare le leggi italiane sull'utero in affitto, non ha avuto problemi ad aprire la sua città ai potenti emiri.
modelle velate
Sempre a Torino, tanto per non trascurare nulla, l'anno scorso è andata in scena una bella serie di sfilate di «modest fashion», ovvero la moda islamica rivolta alle donne «morigerate», cioè quelle che si coprono il capo e non alzano troppo la cresta. Analoghe passerelle si sono viste pure a Milano. In quei casi non c'è stata mezza contestazione, nessuna bellicosa attivista si è precipitata in piazza a danzare, nessun rappresentante del Gay pride si è indignato. Curioso vero?
La regola è sempre quella: i diritti si difendono solo quando non sono in pericolo. Le istanze dei padri separati, infatti, vengono tranquillamente ignorate. Per i «due papà» arcobaleno tutti strepitano e si espongono. Ma per i poveracci che, dopo un divorzio, vengono ridotti sul lastrico e non riescono nemmeno a vedere i figli la compassione non esiste. Il decreto Pillon serve proprio a questo, cioè a tutelare i genitori di sesso maschile. L'affido condiviso, per altro, è una misura adottata con successo in vari Paesi occidentali. Eppure, sinistra e 5 stelle alzano le barricate.
Dei diritti delle donne (quelli reali) non si occupano, dei diritti degli uomini nemmeno. E i diritti dei bambini? Neppure quelli contano qualcosa. Da ben prima del Congresso veronese i progressisti italiani lamentano la mancata applicazione della legge 194. Sostengono che in Italia abortire sia troppo difficile. In realtà nel nostro Paese - come dimostra il report del ministero della Salute diffuso poco tempo fa - il rapporto fra strutture in cui si nasce e quelle in cui si può abortire è di 1:1. I casi di aborto farmacologico sono in aumento, in alcune regioni (in Lombardia, per esempio) la pillola abortiva viene somministrata in day hospital. Insomma, i diritti di chi vuole abortire sono più che tutelati. Ma quelli dei bimbi non nati, chi li difende? Ah già: il diritto alla vita non è di moda. Roba da sfigati, giustappunto.



