La Verità - Repliche
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L'organismo di vigilanza di Nolostand: «Stigmatizziamo la diffusione di documenti»

Con preghiera di pubblicazione integrale in calce all'articolo medesimo, come previsto dalla normativa di riferimento.

"In relazione all'articolo apparso su "La Verità" il 2 maggio c.a. dal titolo "Il sistema Montante arriva fino alla Fiera di Milano" a firma del dott. Alessandro da Rold, l'Organismo di Vigilanza di Nolostand S.p.A. – nelle persone di tutti i suoi membri - stigmatizza con forza l'indebita diffusione del contenuto di un documento a firma dell'Organismo stesso e avente carattere del tutto riservato, il quale, peraltro, non risulta idoneo, da solo, a rappresentare l'integrale lavoro svolto dall'Organismo di Vigilanza.

Salva ogni ulteriore iniziativa legale, l'Organismo di Vigilanza diffida, altresì, dal reiterare condotte analoghe ed evidenzia la grave offensività che tale diffusione al pubblico ha recato all'Organismo di Nolostand S.p.A., attesa l'indiscutibile titolarità del documento pubblicato in capo all'OdV e soprattutto la riservatezza del medesimo".

Avv. Francesco Rubino

Avv. Giada Bocellari

Dott. Marco Brevi

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«Sull'azienda di Totò Navarra solo falsi pregiudizi»

Il sottoscritto avv. Francesco Sbisa, in nome e per conto di Totò Navarra e della società Pfe S.p.A., scrive in riferimento all'articolo dal titolo «Il sistema Montante arriva fino alla Fiera di Milano» , a firma di tale Dott. Alessandro Da Rold, pubblicato in data odierna, 2 maggio 2019, nell'edizione online del Vostro Quotidiano.

Il predetto testo, a partire dal titolo, che conferisce a tutto l'articolo un significato fuorviante e offre una visione distorta della realtà, contiene numerosi elementi privi di fondamento e offre una ricostruzione unitaria di vicende distinte. Per tali ragioni l'articolo è fortemente diffamatorio e reca grave e irreparabile pregiudizio tanto alla persona del Sig. Toto Navarra, quanto alla società Pfe S.p.A., di cui sono lese l'immagine, la reputazione e la professionalità. Le infondate e pretestuose associazioni tra la figura imprenditoriale di Totò Navarra (e, per esso, della Pfe S.p.A.) e le asserite vicende processuali di tale Piacenti, con riferimenti alla Camorra, alla Sacra Corona Unita e alla Mafia, oltre a costituire un palese espediente giornalistico volto a suggestionare il lettore, sono anch'esse gravemente e ulteriormente lesive dei diritti di Pfe S.p.A. e Totò Navarra, aggravando i danni subiti da questi ultimi.


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Enit, Massimo Ostillio si è mosso per far emergere il malaffare di Promuovi Italia

Il dottor Massimo Ostillio è stato consigliere di amministrazione della società pubblica Promuovi Italia tra il 2012 ed il 2014, contribuendo in modo determinante all'emersione di illeciti penali ed amministrativi di cui hanno avuto responsabilità dipendenti interni e funzionari ministeriali.

Tali illeciti furono prontamente denunciati - dal cda e dal presidente Costanzo Jannotti Pecci - alla Procura della repubblica di Roma ed alla procura regionale della Corte dei conti, che hanno aperto appositi fascicoli e svolto in questi anni apposite attività di indagine. Nei giorni scorsi è stato reso noto un primo rinvio a giudizio dell'ex direttore generale Francesco Montera, imputato di gravi reati di natura informatica ai danni della società.

Anche sulla scorta degli accertamenti avviati dal cda di Promuovi Italia, il Ministero vigilante (Mibact) istituì nel 2014 una Commissione d'inchiesta, che concluse i suoi lavori nell'aprile 2015 accertando numerose criticità nel funzionamento della Direzione generale Turismo ed irregolarità addebitabili a propri funzionari.

Riguardo all'utilizzo di fondi comunitari, né il cda e tanto meno il dottor Ostillio hanno mai avuto responsabilità gestionali nella società, le quali risultavano tutte in capo al direttore generale Montera. Lo stesso direttore, nell'ambito dei suoi poteri e competenze, sottoscriveva ed inviava ai Ministeri competenti le rendicontazioni dei progetti finanziati con risorse europee, senza passare attraverso il Consiglio di Amministrazione ovvero in assenza di alcuna informazione preventiva data agli Organi sociali.

Per questo e per molti altri abusi, l'ex direttore generale ed altri dipendenti di Promuovitalia sono stati licenziati e denunciati alle Autorità competenti, sempre a seguito dei controlli svolti dal cda.

La Curatela fallimentare, che per inciso ha escluso responsabilità del dottor Ostillio nel dissesto della società, ha potuto verificare fenomeni plurimi di dissipazione e sottrazione di risorse aziendali ed ha in corso le opportune iniziative per tutelare gli interessi pubblici.

Dunque, a differenza di quanto vuol far credere l'autore dell'articolo con accostamenti indebiti e ricostruzioni inveritiere, Il dott. Ostillio non è coinvolto affatto nelle vicende raccontate da "La Verità" ed anzi - al contrario - ha operato per far emergere il malaffare e punire i responsabili degli illeciti perpetrati ai danni della società e delle casse pubbliche.

La nostra replica 

Ringrazio l'avvocato per l'attenzione, ma mi preme sottolineare come dal testo, così come dalle intenzioni di chi l'ha redatto, non emerga alcun profilo diffamatorio nei confronti del dottor Jannotti Pecci e del dottor Massimo Ostillo. Appartiene invece alla storia il fatto che Promuovi Italia sia entrata in cortocircuito proprio durante il mandato di Pecci e di Ostillo. Sarà naturalmente la giustizia a fare il suo corso e forse a chiarire che cosa ha scatenato la guerra interna a Promuovi Italia quando Pecci era presidente e Ostillo suo vice nel consiglio di amministrazione. Una guerra, come abbiamo potuto constatare dalla documentazione di cui siamo entrati in possesso, di cui il ministro Dario Franceschini dovette prendere atto, decidendo di mettere in liquidazione la società.

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Costanzo Jannotti Pecci denunciò le irregolarità in Promuovi Italia

Con riferimento all'articolo di Alessandro Da Rold «Incarichi all'Enit, in pista ex assessore di Vendola» di cui all'oggetto, in nome e per conto del Dott. Costanzo Jannotti Pecci, corre obbligo precisare quanto segue.

Il dottor Costanzo Jannotti Pecci, designato su indicazione del Ministro del Turismo Gnudi, ha presieduto tra il 2012 ed il 2014 la società pubblica Promuovi Italia. In tale periodo, constatato il preesistente andamento negativo aziendale, dispose che fosse effettuata un'ampia attività di verifica sulla gestione, anche a seguito dell'introduzione delle norme sulla spending review.

Dai controlli emersero numerosi illeciti di natura penale, amministrativa e contabile, che portarono il cda a decidere severe misure di carattere organizzativo e disciplinare, con il licenziamento del Direttore Generale, dei 2 vice Direttori Generali, del responsabile del personale e di altre figure minori. Tutti i provvedimenti adottati hanno trovato conferma in sede giuslavoristica, con con- danna alle spese per gli ex dipendenti soccombenti.

In qualità di legale rappresentante dell'azienda, il dottor Jannotti Pecci ha provveduto a denunziare formalmente (a partire dal 2013) gli illeciti scoperti, senza alcun indugio, in sede di Procura della Repubblica e Corte dei Conti.

Le denunce depositate hanno riguardato sia funzionari interni che funzionari pubblici e delle circostanze furono informati tempestivamente l'azionista Enit e 1'Amministrazione vigilante Mibact.

A seguito delle segnalazioni effettuate, seppure con gravissimo ritardo, il Ministero vigilante istituì nel 2014 una apposita Commissione d'inchiesta che - a conclusione dei propri lavori nell'aprile 2015 - accertò un quadro devastante di abusi e irregolarità, addebitabili principalmente alle strutture burocratiche ed a funzionari pubblici, in particolare riferite all'esercizio delle funzioni di indirizzo e vigilanza su Enit e sulla società Promuovi Italia.

In questo momento, sulle vicende sopra indicate risultano aperti ben quattro fascicoli alla Procura regionale della Corte dei conti e numerose inchieste penali (riguardanti tra l'altro: sottrazione di fondi aziendali, truffa, falso, abusi d'ufficio, diffamazione ecc.). Nei giorni scorsi è stato reso noto un primo rinvio a giudizio dell'ex Direttore generale Francesco Montera, imputato di gravi reati di natura informatica ai danni della società, ed il dottor Jannotti Pecci sta predisponendola sua costituzione di parte civile.

Dunque, è del tutto fuorviante ed inveritiero alludere - come purtroppo risulta palesemente dall'articolo in questione - ad alcuna responsabilità del dottor Jannotti Pecci e dei componenti del cda di Promuovi Italia, che invece hanno operato scrupolosamente per la salvaguardia degli interessi pubblici e della società, proponendo ed avviando la sua messa in liquidazione, nonché deliberando le necessarie azioni di responsabilità nei confronti dei funzionari che avevano commesso gli illeciti.

In tal senso, si precisa che tutti i poteri e competenze gestionali erano nelle mani del direttore generale Montera, che poteva agire in completa autonomia e senza la possibilità di operare alcun controllo da parte del consiglio di amministrazione

Pertanto, è falso che vi siano state seppur minime responsabilità del Presidente e degli amministratori nell'utilizzo di fondi comunitari: tutti gli atti relativi, le rendicontazioni e la documentazione afferente risultano predisposti e sottoscritti dall'ex direttore licenziato e da lui inviati ai Ministeri committenti senza passare attraverso il cda ovvero in assenza di alcuna informazione preventiva data agli Organi sociali.

Le affermazioni infondate del dottor Da Rold, in conclusione, sono ancor più gravi se si considera la circostanza che esse sono sostanzialmente uguali a quelle fatte da un suo collega (oggi stretto collaboratore del Ministro competente in materia di Turismo) e che, proprio per tali ragioni, il dottor Jannotti Pecci e il dottor Ostillio si sono visti costretti nei mesi scorsi a denunciare la diffamazione realizzata ai loro danni, intendendo così interrompere una campagna di disinformazione che prosegue ormai da tempo con l'evidente intento di danneggiare la loro reputazione.

AI dottor Da Rold sarebbe bastato un accertamento su i fatti, effettuato prima di scrivere il suo pezzo, oppure la semplice lettura del Corriere della Sera o del Messaggero di giovedì scorso (che riportano il rinvio a giudizio dell'ex direttore di Promuovi Italia) per rendersi conto di una verità incontrovertibile e ben di- versa dalla sua.

A norma delle disposizioni vigenti in materia, richiedo la pubblicazione integrale e tempestiva di quanto sopra indicato, riservandomi comunque le più ampie forme di tutela dell'immagine e reputazione del dottor Jannotti Pecci in sede giudiziaria, civile e penale.

Distinti saluti.

Avv. Guido Giardino


La nostra replica alla rettifica


Ringrazio l'avvocato per l'attenzione, ma mi preme sottolineare come dal testo, così come dalle intenzioni di chi l'ha redatto, non emerga alcun profilo diffamatorio nei confronti del dottor Jannotti Pecci e del dottor Massimo Ostillo. Appartiene invece alla storia il fatto che Promuovi Italia sia entrata in cortocircuito proprio durante il mandato di Pecci e di Ostillo. Sarà naturalmente la giustizia a fare il suo corso e forse a chiarire che cosa ha scatenato la guerra interna a Promuovi Italia quando Pecci era presidente e Ostillo suo vice nel consiglio di amministrazione. Una guerra, come abbiamo potuto constatare dalla documentazione di cui siamo entrati in possesso, di cui il ministro Dario Franceschini dovette prendere atto, decidendo di mettere in liquidazione la società.

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Niente armi, c’è il pc. Scommesse online in mano alla mafia 2.0

ANSA

Blitz tra Puglia, Calabria e Sicilia. Arrestate 68 persone, sequestrati beni per 1 miliardo di euro in Italia e all'estero. «Il settore delle scommesse», ha dichiarato Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, «presenta da tempo forti criticità, perché favorisce ingenti investimenti e il riciclaggio».
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L’assistente di Zingaretti urla, però non dà botte

ANSA

A nome e per conto di Albino Ruperti, capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, rappresento quanto segue. Negli articoli pubblicati sul vostro giornale il 18 ottobre 2018 intitolati «Il braccio destro di Zingaretti picchia chi contesta il suo capo» e «Il factotum di Zingaretti mena chi lo contesta», entrambi a firma della signora Anna Maria Fiore, sono riportate notizie non veritiere e gravemente lesive dell'immagine, dell'onore e della reputazione del mio assistito. Mi riferisco in particolare alle affermazioni ivi contenute secondo cui il signor Ruberti avrebbe «picchiato gli animalisti» e che avrebbe fatto ciò in quanto contestatori dell'onorevole Zingaretti. Il mio assistito, al contrario di quanto infondatamente riportato nella notizia ora citata, non solo non ha picchiato o menato nessuno ma, come facilmente ricavabile dalle immagini video, non ha avuto alcun contatto fisico con quello tra i manifestanti che sarebbe stato asseritamente picchiato. A conferma di ciò valga il tenore letterale dell'intero articolo, nel quale, contrariamente a quanto indicato in maniera fuorviante e subdola nel titolo, si chiarisce come l'attività contestata al Ruberti sarebbe in realtà consistita solamente nell'aver strappato alcuni volantini e nell'aver gridato ad uno dei manifestanti: e si tratta, all'evidenza, di condotte ben diverse dal picchiare qualcuno. Nel contestare il contenuto dell'articolo, si intende qui evidenziare come nella vicenda siano stati in realtà proprio gli stessi manifestanti ad aver assunto un comportamento violento, illegittimo e non giustificato laddove questi ultimi, che peraltro stavano manifestando senza alcuna autorizzazione, hanno voluto provocatoriamente interrompere il comizio in atto iniziando, dapprima, a insultare il presidente e tutto il suo staff e cercando, poi, addirittura di salire sul palco con forza: condotta, questa, che ha pertanto determinato il legittimo e doveroso intervento del personale addetto alla sicurezza. In tale contesto il mio assistito, nel tentativo di contenere le modalità eccessivamente irruente con cui si stava svolgendo la manifestazione animalista, ha cercato solo di evitare che accedessero al palco persone non autorizzate, per evidenti ragioni di sicurezza: persone che, oltretutto, miravano all'evidenza soltanto a boicottare il comizio in corso, attraverso la strumentale esposizione sul palco di materiale propagandistico oltraggioso, e non certamente a portare avanti, in maniera pacifica e dunque corretta, una protesta che, se avesse rivestito tali caratteri, avrebbe ricevuto un altrettanto pacifico e corretto riscontro da parte del mio assistito, che ha sempre avuto attenzione e rispetto per i temi ambientali.

Avvocato Francesco Paoletti

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«Il compenso per la mia partecipazione al programma "Che tempo che fa" viene pagato dalla società di produzione all'università Cattolica di Milano che lo utilizza per finanziare giovani laureati»

ANSA

Caro direttore, le scrivo in relazione all'articolo pubblicato il 12 ottobre dal titolo "Cottarelli pagato per sparare sul Governo". A parte contestare l'intenzione che mi viene attribuita di sparare sul governo (nella scorsa puntata ho anche indicato che non mi sembra che la legge di bilancio, pur aumentando i rischi, sia tale da provocare una crisi in assenza di shock esterni e che lo spread si stabilizzerà), vorrei chiarire ancora una volta che il compenso per la mia partecipazione al programma Che Tempo Che Fa viene pagato dalla società di produzione all'Università Cattolica di Milano che lo utilizza per finanziare assegni di ricerca per giovani laureati. Sottolineo che il pagamento è fatto dalla società di produzione, una società privata, e non dalla Rai, che acquista il programma dalla società di produzione a un prezzo prefissato. Quindi se tale pagamento non venisse effettuato il risultato sarebbe un profitto più alto per la società di produzione (e non un risparmio per la Rai) e meno occupati come assegnisti universitari.

Carlo Cottarelli


È esattamente quello che abbiamo scritto. I soldi vanno all'Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, di cui lei è direttore. E a pagare è la società di produzione di Fabio Fazio, che poi si fa pagare dalla Rai, che si fa pagare dagli italiani. Quindi la sostanza, indiscutibile, è questa: gli italiani pagano e ogni sua apparizione costa 6.500 euro. Ognuno, poi, giudichi come vuole.

Mario Giordano

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Giuseppe Cruciani non è al soldo della Juventus

Caro direttore, in nome e per conto del dottor Giuseppe Cruciani, in relazione all'articolo "Ultras, CR7 e il sigillo di John Elkann, ecco perché Agnelli fa saltare Marotta" apparso a firma di Gigi Moncalvo, preciso che non è vero che il mio cliente sarebbe presente nelle trasmissioni sportive di Mediaset perché imposto dalla dirigenza della Juventus. Il dottor Cruciani non è al soldo di nessuno, né tanto meno della Juventus, e né è stato imposto dalla stessa; egli, quando viene invitato in dette trasmissioni - essendo un giornalista libero - parla per sé e non per conto della società bianconera e non è portavoce di nessuno.

Avvocato Giampaolo Cicconi

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«Filippini imbarcati? Tutto falso». Ma la fonte è il governo

Il nome di Marine Partners è stato riportato in un articolo su presunte pratiche di reclutamento illegale per il quale desideriamo esprimere il nostro sdegno e difendere il nostro buon nome. I manager di Marine Partners operano in collaborazione con società di manning nelle Filippine da 30 anni, con una flotta di oltre 100 navi nella gestione. Il nostro gruppo offre soluzioni di reclutamento qualificate a più di 2.500 membri equipaggio e assistenza per le loro famiglie, con piani di espansione coerenti, operando sempre secondo gli standard più elevati e procedure certificate. Marine Partners, agendo in qualità di principal, non è mai stato coinvolto in alcun reclutamento diretto nelle Filippine, e ha accordi di manning esistenti con agenti di prima classe, regolarmente registrati al governo.

Non possiamo riconoscerci in tali accuse infondate, in particolare riguardo alle richieste non giustificate di ingenti somme di denaro da parte un ex subappaltatore, Eagle Clarc, con il quale abbiamo intrattenuto rapporti commerciali solo per pochi mesi in passato, e sul quale avevamo fatto convergere una porzione molto piccola della nostra attività, prima di trasferirla a Oceanus Maritime Inc. il cui personale era composto da tutti funzionari regolarmente registrati presso il Poea, l'agenzia governativa di controllo.

Abbiamo deciso di chiudere l'accordo di fornitura equipaggio a causa delle pessime prestazioni di Eagle Clarc, dell'organizzazione disordinata, delle priorità operative incerte e della mancanza di valori professionali e morali.

Marine Partners non ha mai avuto alcun accordo di fornitura equipaggio in essere con Tasc, che è la società chiamata in causa nelle filippine dall'Arcilla. Come da documentazione depositata alla Nbi, Tasc è stata soltanto incorporata, non ha reclutato né contratto alcun marittimo per conto di Marine Partners, né per nessun altro principal. Possiamo confermare che l'accusa è falsa e che Tasc non era in possesso di una licenza per il reclutamento di equipaggi del Poea. Dagli atti risulta che la Tasc stava affittando un ufficio a Manila nello stesso edificio dove operava la Oceanus Maritime in virtù di una Sra emessa da Poea su autorizzazione del Labor Office. Da tutte queste accuse illegittime, lo staff coinvolto ha già spiegato la stessa cosa nel loro affidavit nell'Nbi.

Successivamente Arcilla, proprietario di Eagle Clarc, non pago, ha presentato un altro caso di presunta falsificazione di documenti pubblici annoverando i cinque direttori di Tasc, per aver messo in dubbio la autenticità della firma di un direttore, l'italiano Maurizio Caselli, sull'atto costitutivo al Sec. Nonostante quest'ultimo abbia presentato la prova della firma e della lettera di accompagnamento postale, il documento è stato firmato all'estero. Stato dei fatti: gli avvocati difensori hanno già presentato tutte le dichiarazioni sostitutive già lo scorso aprile 2018 e stanno aspettando la risoluzione positiva da parte degli organi del tribunale civile. Eagle Clarc è semplicemente malevolo perché Marine Partners in qualità di principal, e tutelando gli interessi dei suoi clienti armatori, ha trasferito - con regolare autorizzazione governativa - la propria attività ad un altro agente. L'indagine in corso presso l'Nbi è partita in base ad un reclamo basato su fatti non veritieri, e stiamo collaborando con le autorità filippine per accertare i fatti, dopodiché la nostra azienda presenterà una denuncia per diffamazione e minacce.

Marine Partners



Prendiamo atto delle precisazioni, ma la notizia alla quale si fa riferimento non è frutto di una generica rassegna stampa dei media filippini, bensì di un rapporto pubblicato sul sito web ufficiale del governo filippino, la Philippine news agency, che riporta fatti e inchieste ufficiali su indicazione del governo.

L'ufficialità delle news rilanciate dall'agenzia si può facilmente desumere dall'indirizzo web della stessa: www.pna.gov.ph.

Alessia Pedrielli