Con i protocolli Dogane-associazioni mascherine smistate in sole 24 ore
  • Viaggio a Cargo City, diventato il punto d’ingresso principale del materiale sanitario per contrastare la diffusione dei contagi da coronavirus in Italia.
  • All’arrivo della merce, il controllo dei documenti si divide in due percorsi: da una parte le donazioni per le quali è sufficiente un A22, una carta che consente un’uscita molto più veloce dei colli, dall’altra gli acquisti che richiedono la più classica bolletta doganale e quindi un percorso più lungo.
  • Dal primo aprile anche la Croce rossa è presente in pianta stabile nei magazzini dello scalo milanese per occuparsi della conformità dei dispositivi medici e destinarli alle regioni.
  • L’emergenza ora è rappresentata dalla difficoltà a reperire i guanti: «Finché non si sblocca la situazione a Taiwan sarà complicato farli arrivare» racconta un operatore in dogana.

Lo speciale contiene quattro articoli e tre video.

«È in arrivo un Aeroflot da Mosca. A che ora atterra? 10:28, piazzola 714». Tiziana Robustelli, responsabile dell’ufficio antifrode della dogana di Malpensa, mette giù il telefono e ci accompagna sulla pista di Cargo City, lo scalo dedicato esclusivamente all’import e all’export delle merci che si trova a una manciata di chilometri dai più conosciuti Terminal 1 e 2, quelli popolati da milioni di passeggeri. Almeno fino a quando il contagio da coronavirus non è diventato una vera e propria pandemia – il Terminal 1 è attualmente ancora chiuso, il 2 è utilizzato per quei pochi voli già consentiti. Al Cargo City hanno dovuto invece moltiplicare gli sforzi per gestire l’arrivo continuo di materiale sanitario proveniente perlopiù dalla Cina.

La priorità, al crescere dell’emergenza, è stata velocizzare e sburocratizzare la procedura di sdoganamento delle merci – soprattutto mascherine generiche, chirurgiche e dei Dispositivi di protezione individuale conosciuti ormai come Dpi – ricevute in donazione e destinate agli enti pubblici, dalle regioni ai comuni passando per le onlus. Obiettivo raggiunto grazie alla sottoscrizione di protocolli di intesa con alcune associazioni di categoria come Anci, Confetra, Confartigianato e Confesercenti, che hanno consentito a un unico soggetto, l’associazione stessa, il ritiro e la distribuzione del materiale a tutti gli associati. Vuol dire una sola dichiarazione d’importazione valida per tutti e un unico svincolo diretto della merce.

In mezza giornata sono atterrati sulla pista dello scalo sei aeromobili (il primo un Air China atterrato alle 6:30, poi un aereo militare irlandese, l’Aeroflot delle 10:28, un volo della El Al, la compagnia di bandiera israeliana, un CargoLux e il Neos delle 14:45), tutti carichi di mascherine, camici e visiere. Solamente dal Neos proveniente da Shenzhen sono state scaricate 3.378.000 mascherine Kn95. Ogni giorno escono via truck dai 5 ai 6 milioni di pezzi. Fa un certo effetto scorgere dai finestrini gli scatoloni posizionati proprio come se fossero passeggeri. Mentre per le donazioni l’iter è stato accelerato, per la merce oggetto di acquisto è invece necessaria la bolletta doganale e un conseguente implemento del controllo documentale, illustratoci dalla responsabile Manuela Barone: «A un certo punto dell’emergenza abbiamo dovuto elevare i controlli richiedendo le certificazioni, in particolare quelle Ce. La busta contenente i documenti dall’aereo viene trasferita negli uffici di Alha dove si fa uno smistamento delle carte e si avvisano i singoli destinatari. Gli spedizionieri le ritirano e procedono con noi allo sdoganamento».

Durante la nostra visita allo scalo ci è stato raccontato come il lavoro del personale dell’Adm è dovuto andare oltre quelle che sono le competenze affinché si sbloccasse una filiera logistica andata in tilt. «Dal 14 marzo, giorno in cui non si è capito più nulla, abbiamo ricevuto centinaia di telefonate al giorno di aziende che reclamavano la merce e ci chiedevano perché la tenevamo ferma in dogana» spiega Tiziana Robustelli. «Reclamavano spedizioni che si trovavano ancora in Cina, se mai esistevano visto che qualcuno le aveva vendute prima ancora di produrle» aggiunge il collega Davide Tanzarella.

In tal senso è risultato molto importante il protocollo firmato da Adm e Consip per il contrasto delle frodi nelle procedure di acquisizione di apparecchiature e dispositivi connessi all’emergenza sanitaria. L’Agenzia verifica la qualità e la professionalità dei partecipanti alle gare e valuta i profili di rischio per evitare che si verifichino casi come quello dell’imprenditore arrestato per turbativa di una gara Consip da circa 16 milioni di euro: in quel caso proprio Adm ha potuto accertare l’inesistenza del carico dichiarato, con un’ispezione presso l’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun. «Noi siamo un organo di controllo, ma abbiamo fatto un lavoro che non avevamo mai fatto prima: rintracciare la merce, capire dove si fosse fermata e farla ripartire» – sottolinea Tanzarella – «abbiamo rincorso gli spedizionieri che non si presentavano a ritirare i documenti nei magazzini».

Una volta arrivato l’aereo gli agenti doganali, insieme alla Guardia di finanza e agli agenti di rampa, procedono alle operazioni di sottobordo. Si effettua un primo controllo dei documenti e dei colli e la merce viene scaricata e trasportata in magazzino dove si fa un primo riscontro della merce a campione prima ancora che sia emessa la bolletta doganale. Nel frattempo passiamo nell’area truck dove si agganciano i camion per essere caricati della merce appena sdoganata. Alle 12 ne sono già partiti sei diretti verso le regioni italiane: Nord, Centro, Sud e isole (soltanto per andare in Sicilia è necessario un altro volo che parte dall’aeroporto bresciano di Montichiari).

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