Tifano per i macellai di bimbi
Vittime israeliane nel kibbutz di Kfar Aza (Getty Images)

Scoperti 40 piccoli corpi martoriati, molti decapitati. Eppure in tutta Italia ieri si sono tenute manifestazioni a sostegno dei sicari di Hamas. Centri sociali, ma non solo: a Brescia il sindaco rifiuta di illuminare il Palazzo della Loggia con i colori dello Stato ebraico.

Lo speciale contiene due articoli

Il conflitto tra Israele e Hamas ha raggiunto vette di violenza e ferocia con pochi precedenti. Lo testimonia, tra le altre cose, quanto accaduto nel kibbutz di Kfar Aza, che si trova a poche centinaia di metri dalla Striscia di Gaza. Ieri, per la prima volta, le forze armate di Tel Aviv hanno permesso ai media di visitare l’insediamento. Dove, come riporta i24News, che parla di «orrore inimmaginabile», sono stati giustiziati anche una quarantina tra neonati e bambini in tenerissima età. Alcuni di loro, è stato riferito dai militari, sono stati addirittura decapitati.

Stando alla ricostruzione dei soldati, intere famiglie sono state strappate ai loro letti e trucidate: «Non è una guerra, non è un campo di battaglia: vedi i bambini, la madre, il padre, nelle loro camere da letto, e come i terroristi li hanno uccisi», ha dichiarato il general maggiore dell’esercito israeliano Itai Veruv. «È un massacro, un atto di terrorismo, qualcosa che non ho mai visto nella mia vita, che hanno visto i nostri nonni nei pogrom, ma non nella storia più recente».

La tragica sorte del kibbutz di Kfar Aza, benché sia quella dai contorni più raccapriccianti, è stata purtroppo condivisa anche da altre centinaia di persone, che sono morte tra bombardamenti, attentati e agguati. Come quello avvenuto al rave party che si è tenuto sabato nel deserto del Negev, nei pressi del kibbutz Re’im, che ha registrato circa 260 vittime. Tra di loro, come si è appreso solo ieri, c’era anche l’ex calciatore israeliano Lior Asulin, che al Nova Festival stava festeggiando il suo quarantatreesimo compleanno.

Allo stato attuale, le stime delle vittime totali della guerra non possono che essere approssimative. Per quanto riguarda la parte israeliana, le forze armate di Tel Aviv hanno comunicato la morte di oltre 900 persone, a cui si aggiungono circa 2.400 feriti. Per quanto concerne invece la parte palestinese, si parla di almeno 830 morti e 4.250 feriti. È questo il bilancio fornito dal ministero della Salute palestinese. L’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (Ocha), inoltre, ha reso noto che sono più di 187.500 gli sfollati nella Striscia di Gaza. La scelta di Tel Aviv di isolare completamente l’area, incluso il divieto di farvi giungere gli aiuti umanitari, potrebbe presto peggiorare la già critica situazione, come lamentato da Volker Türk, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Ancora più complicato è appurare il numero esatto dei prigionieri e degli ostaggi in mano ad Hamas. I miliziani palestinesi hanno fatto sapere di averne in custodia circa un centinaio, inclusi alti ufficiali dell’esercito israeliano, mentre il New York Times ha ipotizzato che possano essere anche 150. Tra questi, secondo l’ambasciatore israeliano all’Onu, vi sarebbero anche donne e bambini. La loro sorte rimane appesa a un filo. Abu Obaida, il portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio militare di Hamas, ha infatti annunciato che ogni attacco israeliano contro i civili palestinesi verrà punito «con l’esecuzione di uno dei civili nemici che teniamo in ostaggio». Inoltre, come ha riferito ieri Haaretz, il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha assicurato che non è loro intenzione intavolare «discussioni sui prigionieri e sugli ostaggi in mano alle forze della resistenza» finché la campagna militare non sarà terminata. Da parte loro, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno ribadito che uccidere ostaggi avrà gravi conseguenze: «Se fanno del male a una di queste nonne o a uno di questi neonati o a uno di questi bambini, le cose non miglioreranno e loro lo sanno», ha detto il portavoce dell’Idf, il tenente colonnello Richard Hecht.

Tra i morti, i dispersi e i possibili ostaggi in mano ai miliziani di Hamas non ci sono solo israeliani, ma anche diversi cittadini occidentali. Il Consiglio per la sicurezza americano, per esempio, ha confermato la morte in Terra Santa di nove cittadini statunitensi, mentre il ministro degli Esteri francese, Catherine Colonna, ha parlato ieri di almeno otto morti e 20 dispersi transalpini. Anche il Regno Unito ha confermato la morte o la scomparsa di dieci suoi cittadini, laddove la Germania ha lamentato il sequestro della connazionale Shani Nicole Luke, che ha anche passaporto israeliano, avvenuto durante il Nova Festival.

Non si hanno invece aggiornamenti sulla coppia italo-israeliana probabilmente in ostaggio: «Non abbiamo ancora novità», ha dichiarato Giorgia Meloni. Sempre ieri, ha parlato anche il figlio della coppia, Nadav Kipnis: «Mio padre è disabile. Se i miei genitori sono stati rapiti, come crediamo, speriamo papà possa avere i farmaci di cui ha bisogno».

Nel frattempo, a Pratica di Mare, due aerei militari italiani hanno riportato a casa 180 nostri connazionali che si trovavano in Israele. Nel complesso, sono rientrati in patria 400 cittadini italiani. E oggi altri 500 dovrebbero atterrare, come annunciato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Che in serata però aggiunge una brutta notizia: «Tra i dieci concittadini bloccati nella Striscia di Gaza c’è anche una bimba di un anno».


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