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2026-05-18
Nathan Trevallion: «Ora siamo pronti a cambiare casa. Ma siano rispettati i nostri diritti»
Nathan Trevallion (Ansa)
Il padre dei tre bambini del bosco: «Continuano a chiedere quando potranno tornare con noi, sentono la mancanza anche dei loro animali. Mia moglie e io siamo più uniti di prima: vogliamo collaborare con le istituzioni».
Dalla fine dello scorso novembre Nathan Trevallion è separato dai suoi tre figli. Prima, per decisione del Tribunale, i bambini sono stati condotti in una casa protetta a Vasto, assieme a mamma Catherine. Poi, il 6 marzo, Catherine è stata allontanata dalla struttura, con una decisione che ancora adesso lascia molte perplessità.
I due genitori, in tutto questo tempo, hanno cercato di collaborare con le autorità, si sono resi disponibili a cambiare alcuni rilevanti aspetti del loro stile di vita. Ma ancora non è bastato. La perizia disposta dal tribunale a cui si sono sottoposti li descrive come inadatti, troppo rigidi e legati alle loro convinzioni. Ora Nathan e Catherine hanno deciso di cambiare avvocato per l’ennesima volta, rivolgendosi a Simone Pillon. Il quale ha iniziato a muoversi con molta cautela.
Pillon ribadisce la sua volontà (e quella di Nathan e Catherine) di offrire massima collaborazione. Ma, ribadisce, nel rispetto delle scelte di vita dei suoi assistiti. Spiega alla Verità che i «genitori si attengono scrupolosamente alle indicazioni ricevute, ma non possono non notare come i loro figli chiedano in ogni occasione quando potranno tornare a casa. Per questi bambini», continua l’avvocato, «l’esperienza della casa famiglia è molto più travolgente di quanto lo sarebbe per altri bambini. Questi bimbi sono abituati a vivere all’aperto, circondati dai loro animali, all’aria aperta. Vivere chiusi dentro per loro è ancora più traumatico, in più senza mamma e papà con cui erano abituati a stare tutto il giorno, anche se avevano contatti anche con altri bambini e altre persone».
Anche Nathan non può non soffrire notevolmente per quanto accaduto. «Sono profondamente addolorato e infelice nel vedere i bambini in quella situazione», dice alla Verità. «Sto vivendo questo periodo giorno per giorno. È il momento più difficile della mia vita. Non abbiamo i nostri figli a casa. Da quando ci sono stati portati via, la mia vita è diventata un susseguirsi di ansia, stress, paura e la nostra pace è svanita. Faremo il necessario, io e Catherine, per collaborare con le istituzioni ma chiediamo anche che siano rispettati i nostri diritti di genitori».
Qualcuno nelle settimane passate ha scritto e detto che c’erano tensioni fra te e tua moglie, è vero?
«No, non è vero. Grazie a questa esperienza siamo diventati più forti e uniti. Il nostro amore è così profondo che non ci separeremo mai. Le notizie riportate dai giornali, secondo cui litigavamo e vivevamo in case separate, sono completamente false. Non ci siamo mai separati e ci sosteniamo a vicenda in questo momento difficilissimo. Entrambi siamo molto preoccupati per i nostri figli e li pensiamo giorno e notte».
Che cosa vi sta dando la forza per affrontare questo momento così difficile?
«I bambini. L’amore che proviamo per loro ci ha dato tutta la forza di cui avevamo bisogno. L’amore per la nostra vita insieme, il modo in cui viviamo, la nostra casa, i nostri animali, i nostri amici, la famiglia, i vicini e l’ambiente che ci circonda ci ha aiutato enormemente. Andarcene sarebbe un ulteriore stress in una situazione già insopportabile. Aver dovuto affrontare la paura più grande che un genitore possa mai provare, ovvero perdere i propri figli, ci ha resi solo più determinati, più forti e più uniti».
Quando e come riuscite a comunicare con i bambini in questo periodo? E soprattutto: come stanno i vostri figli nella casa protetta?
«Li vedo sei giorni alla settimana per un’ora e mezza ogni mattina e il mercoledì pranzo con loro. Mia moglie fa due videochiamate a settimana di mezz’ora ciascuna e un incontro a settimana. È un primo passo poterci finalmente riunire tutti insieme come famiglia ogni settimana, ma ai bambini manca la loro casa, la loro mamma e il loro papà, i loro animali, Lee, Gallipoli, Uriel, la loro gallina preferita che amano disegnare, e i loro gatti che coccolavano tanto. Sentono anche la mancanza dei nostri amici. A volte sono tristi, arrabbiati, ansiosi e continuano a chiedere quando potranno tornare a casa».
A proposito di tornare a casa. Da parecchio tempo si parla di una nuova abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli in cui voi dovreste trasferirvi. Allora le chiedo: avete finalmente deciso di cambiare casa e di andare ad abitare lì? E che altri cambiamenti siete disposti a fare sulla base di quanto vi viene richiesto dalle autorità?
«Sì, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo deciso di andare a stare nella nuova casa, così quando i bambini usciranno saremo pronti ad accoglierli. Dovremo alzarci presto per governare gli animali, che purtroppo non possono venire con noi, ma ne vale la pena, pur di riavere i nostri figli a casa il prima possibile. Con Catherine abbiamo anche deciso di seguire un percorso di sostegno alla genitorialità, così da poter aiutare ancor meglio i bambini già da ora».
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Un passaggio del servizio andato in onda ieri a Fuori dal coro su Rete 4
Rivelazione di «Fuori dal Coro»: a Sesto San Giovanni per avere una falsa assunzione basta pagare 12.500 euro a Davide Ghebrial, di origini egiziane. Non è un caso isolato.
Rabbia per l’illegalità, rabbia per la freddezza burocratica con cui si pratica l’illegalità, rabbia per essere considerati «italiani non inclusivi» o, peggio ancora, «razzisti», e scoprire che i razzisti sono gli stessi immigrati capaci di lucrare sulla pelle dei loro connazionali infischiandosene delle leggi del Paese in cui vivono, l’Italia.
Il servizio andato in onda ieri sera nella trasmissione di Mario Giordano, Fuori dal Coro, ci ha mostrato un caso che non è l’unico ma forse è una prassi messa in atto in molte zone del nostro Paese. A raccontare uno spaccato inquietante sul tema immigrazione, a telecamere nascoste, è stato Davide Ghebrial, responsabile di un Caf a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, che pubblicizza anche sui social la sua florida attività perché vero intenditore dei documenti e dell’iter per un permesso di soggiorno.
L’uomo, di origini egiziane, è infatti un esperto di «pratiche» per portare in Italia immigrati clandestini con l’aiuto di pseudo imprenditori compiacenti che dietro laute mazzette garantiscono una «falsa assunzione». In sostanza l’elegante Ghebrial, con tanto di ufficio su due piani e segretaria all’ingresso, è un boss dei permessi per far venire in Italia chiunque alla modica, si fa per dire, cifra di 12.500 euro totali ovvero, 10.000 al falso imprenditore e 2.500 li intasca lui. Il losco giro d’affari sarebbe adottato non soltanto nel Centro di assistenza fiscale del servizio andato in onda su Rete 4, ma anche in altri della zona milanese e non solo.
Sui social Ghebrial si autopromuove parlando del «successone nel 2025 perché ci sono stati più di 130 nulla osta per immigrati richiesti dal nostro ufficio». Al giornalista Francesco Leone di Fuori dal Coro, a telecamera nascosta, con tono amichevole e sincero, Ghebrial parla della pesante tangente per far arrivare illegalmente un immigrato in Italia spiegando: «Ci sono datori di lavoro che lo fanno ma per meno di 10.000 euro non lo fa nessuno». Bastano 2.000 euro di acconto e parte la pratica, poi quando arriva il permesso di soggiorno al Caf si paga il saldo. Oltre a rimanere ignoti, gli imprenditori di cui Ghebrial si fida ciecamente, non sono neanche tanto imprenditori visto che nel caso televisivo si tratta di una famiglia con un bambino di 6 anni e allora «si fa la richiesta per baby sitter o lavoro domestico». Un iter che serve solo per il permesso, poi, ovviamente, l’immigrato non avrà affatto un lavoro ma dovrà cercarselo.
Tutto chiaro dunque come funziona il sistema di permessi illegali messi in piedi dai Caf e da Davide Ghebrial che a telecamere palesi è letteralmente scappato per raggiungere la sua auto e sparire. Dopo la scampata strage di sabato nel centro storico di Modena a causa del gesto criminale di Salim El Koudri, trentunenne marocchino di seconda generazione, che ha lanciato la sua auto a folle velocità contro la folla, subito si è detto che l’uomo avrebbe problemi psichici anche se veniva descritto come «un ragazzo normale». Quindi nessuna radicalizzazione, niente terrorismo, soltanto rabbia e disagio per una integrazione promessa mancata nella rossa Emilia-Romagna. E allora forse il fallimento dell’accoglienza indiscriminata, caldamente sostenuta dalla sinistra, che ha sempre preferito chiudere gli occhi davanti l’illegalità a vari livelli, compresa quella degli immigrati verso gli immigrati con la mazzetta sui permessi di soggiorno ben denunciata ieri sera in tv da Giordano.
Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ci ha tenuto a sottolineare che a fermare El Koudri, che sceso dall’auto ha tentato la fuga, «c’erano anche egiziani e quindi non bisogna generalizzare, bisogna riconoscere il pericolo attentatori ma ci sono molti avvoltoi che invece di unire la comunità alimentano odio e rancore. No alla deriva di sciacallaggio».
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Milano, la parata per lo scudetto dell'Inter (Ansa)
In 300.000 a Milano per i nerazzurri. La «Signora» cade in casa con la Fiorentina: ora la Champions pare un miraggio. Vincono Roma, Como e Allegri (che torna a respirare).
Tragedia in bianco e nero per la Signora. Lo racconta la penultima giornata di campionato, mutuando i colori sociali della più blasonata squadra sabauda, protagonista di una prestazione incolore in casa contro la Fiorentina: ha perso 2-0. Sesti in classifica, i ragazzi di Spalletti vedono l’obiettivo Champions lontanissimo. Sorride il Napoli di Conte: il 3-0 sul Pisa lo consegna aritmeticamente alla massima competizione europea. Il derby capitolino elegge Mancini eroe di giornata e celebra i giallorossi vittoriosi per 2-0. Con 70 punti, la Roma è appaiata al quarto posto assieme al Milan, terzo. Gli uomini di Allegri espugnano lo stadio Marassi, 2-1 sul Genoa, e come i romanisti accarezzano il traguardo Champions. Ma il miracolo è del Como, vincente in casa con il Parma e positivo contraltare della Juventus: come gli juventini, i lariani sono già in Europa League, ma per loro è un traguardo storico, e all’ultima giornata possono ancora puntare alla gloria continentale più alta. Ma si diceva della Juve. Il disastro comincia al minuto 34, quando Di Gregorio si fa infilare dal viola Ndour, bravo a capitalizzare l’imbeccata di Solomon. Al settantesimo Dusan Vlahovic segna, ma è in fuorigioco. Fino a quando Mandragora non compie un capolavoro balistico, piazza la sfera all’incrocio e raddoppia. Le speranze al lumicino di Spalletti di andare in Champions sono appese al derby col Torino e ai risultati delle concorrenti. Intanto su Napoli il cielo si rasserena. Il Pisa era già retrocesso, la pratica non era difficile. Già nel primo tempo, un destro preciso di McTominay e un gol di Rahnani decretano un doppio vantaggio. C’è tempo per il terzo gol allo scadere: lo realizza Hojlund. I partenopei centrano la Champions per la quarta volta nelle ultime cinque stagioni. Nel derby romano, i lupacchiotti di Gasperini celebrano un Gianluca Mancini in stato di grazia, realizzatore nei minuti 40 e 66. Nel primo tempo, la Lazio si mangia le mani. Un gol di Dia è annullato per fuorigioco e Gila con una sortita mette paura a Svilar. È la cinquantesima partita del portiere romanista senza subire reti. La Roma vince e, se si impone in settimana col Verona, torna a disputare l’ex Coppa Campioni. Stesso traguardo alla portata del Milan in versione «Ghostbuster», cacciatore dei fantasmi che infestano Milanello da troppo tempo e vincitore in casa del Genoa di Daniele De Rossi, romanista purosangue impegnato indirettamente a dare una mano al club in cui è cresciuto, ma senza successo. Il Diavolo segna al cinquantunesimo grazie a un retropassaggio tragicomico di Baldanzi. Nkunku è appostato, Bijlow lo abbatte e dal dischetto realizza lo stesso francese. Al minuto 81 raddoppia Athekame, e però c’è ancora tempo per il gol della bandiera di Vasquez. Quel ramo del lago di Como opposto alla sponda lecchese può sognare in grande. La compagine di Fabregas, dopo i pali colpiti da Baturina e Douvikas, sblocca la sfida col Parma al minuto 58, sfruttando un sinistro di Alberto Moreno. Gli emiliani pareggiano con Pellegrino, ma la posizione è irregolare. Già qualificati in Europa League, la trasferta contro la Cremonese stabilirà quale livello europeo competerà ai comaschi. Nel pomeriggio di ieri, il pareggio per 1-1 tra Inter e Hellas Verona ha scandito la festa del ventunesimo scudetto dei nerazzurri. Apre le marcature l’autorete di Edmundsson, chiude i conti lo scozzese Bowie, un cognome glamour che non stona nella musicalità dei festeggiamenti di San Siro. In classifica, l’Inter è prima con 86 punti, segue il Napoli con 73, Milan e Roma appaiate a 70, Como e Juventus a 68, Atalanta a 58. La Dea è qualificata per la Conference League. Nell’ultima disfida della stagione, toccherà a Milan, Roma, Como e Juve lo sprint finale per capire come collocarsi in Italia e in Europa.
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Annata storica per la città catalana, con la Sagrada Familia ultimata, la messa del Papa e la partenza della Grande Boucle.
Barcellona si prepara a vivere un 2026 di quelli che segnano il passo della storia, un anno in cui il destino architettonico della città e il grande spettacolo dello sport internazionale si fondono in un’unica, vibrante celebrazione.
La capitale catalana si appresta infatti a indossare l’abito delle grandi occasioni per un doppio appuntamento che la vedrà protagonista assoluta sulla scena mondiale: il centenario della morte di Antoni Gaudí e la storica partenza del Tour de France. Il 2026 non sarà solo una ricorrenza sul calendario, ma il momento in cui la profezia di pietra (la Sagrada Familia) di Gaudí troverà il suo compimento più alto. Designata dall’UNESCO come Capitale Mondiale dell’Architettura, Barcellona celebrerà l'architetto che ne ha forgiato l'identità con l'ultimazione della Torre di Gesù Cristo. Con i suoi 172,5 metri, questa guglia renderà finalmente la Sagrada Família l’edificio religioso più alto d’Europa, chiudendo un cerchio aperto oltre un secolo fa. Per l’occasione sarà Papa Leone XIV a celebrare, il 10 giugno, la messa e l’evento. La città diventerà così un museo a cielo aperto dove il Modernismo catalano non verrà solo commemorato, ma vissuto attraverso itinerari inediti e mostre che metteranno in dialogo le forme organiche del genio catalano con le più moderne sfide della sostenibilità urbana.
Tra le celebri opere del Maestro, lungo il Passeig de Gràcia, l’architettura si fa fiaba con Casa Batlló, la cui facciata evoca il leggendario drago di San Giorgio, e Casa Milà (La Pedrera), famosa per le sue curve sinuose che ricordano il movimento del mare. Oltre ai capolavori di Gaudí, il panorama culturale invita a scoprire istituzioni che raccontano l'anima poliedrica della città. Da un lato il Palau de la Música Catalana, capolavoro di Lluís Domènech i Montaner, dove la musica si fonde con il vetro e il ferro battuto in un trionfo di luce; dall'altro il MOCO Museum, che proietta Barcellona nel futuro dell'arte contemporanea ospitando le icone della pop art e della street art, da Warhol a Banksy, da Basquiat a Kusama.
Mentre gli occhi del mondo saranno rivolti verso le guglie della basilica e le sale dei musei, le strade vibreranno per un altro evento senza precedenti: il «Grand Départ» del Tour de France. Per la prima volta nella storia, la carovana gialla inizierà la sua corsa proprio tra i viali della metropoli catalana il 4 luglio. La «Grande Boucl» porterà con sé un’adrenalina che trasformerà il tessuto urbano in un palcoscenico globale, portando l'immagine di una città dinamica nelle case di milioni di telespettatori.
In questo fermento, l’esperienza del visitatore trova nei rooftop degli hotel della città il punto di osservazione privilegiato. Strutture iconich, come il raffinato Claris Hotel & Spa, celebre anche per la collezione d'arte al suo interno e la splendida terrazza con piscina e ristorante nel cuore dell'Eixample e il lussuoso Grand Hotel Central, nel cuore del Barrio Gótico (entrambi fanno parte della Small Luxury Hotels of The World), offrono terrazze spettacolari che sono ormai diventate vere oasi di lifestyle. Da questi tetti sarà possibile sorseggiare un cocktail ammirando gli ultimi ritocchi alla foresta di pietra della Sagrada Família o il serpentone colorato dei ciclisti che taglia le arterie cittadine. La cucina catalana è il filo rosso che lega queste esperienze. Dalla semplicità del pan con tomate (pane al pomodoro) alla complessità di una fideuà cucinata sulla spiaggia della Barceloneta, il cibo è un rito sociale imprescindibile. Molti degli hotel citati integrano questa tradizione con l’innovazione, portando i sapori della terra e del mare sui loro tetti. Gustare un bicchiere di cava (spumante) locale o un cocktail d’autore creato da mixology esperti mentre la brezza marina rinfresca la serata è l’essenza stessa del lifestyle barcellonese.
La Barcellona del 2026 si delinea quindi come il manifesto di un nuovo modo di intendere il turismo: un mix di altissimo profilo dove la memoria architettonica e l'impatto dei grandi eventi sportivi convivono armoniosamente sotto il cielo del Mediterraneo.
Per raggiungere la città catalana la compagnia aerea Vueling (www.vueling.com) offre decine di collegamenti al giorno da molti aeroporti italiani.
Info: www.spain.info; www.calunyexperience.it; per gli hotel www.slh.com.
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