- L’inquilino dell’Eliseo interviene con una lettera dopo i risultati del ballottaggio e rinvia la decisione sull’esecutivo, invocando una maggioranza «plurale». Bardella: «Sta posizionando gli estremisti di sinistra alle porte del potere». Mélenchon in pressing.
- La comunità ebraica romana in ansia per la Francia. Dati allarmanti anche nel nostro Paese.
Lo speciale contiene due articoli.
«Chiedo a tutte le forze politiche che si riconoscono nelle istituzioni repubblicane, lo stato di diritto, il parlamentarismo, un orientamento europeo e la difesa dell’indipendenza francese, di avviare un dialogo sincero e leale per costruire una maggioranza solida, necessariamente plurale, per il Paese». È la prima volta che il presidente francese Emmanuel Macron parla dopo i risultati del secondo turno delle elezioni per l’Assemblea nazionale. Il capo dell’Eliseo fa il punto sui risultati delle elezioni legislative anticipate: «Divise al primo turno, unite da reciproci ritiri al secondo, elette grazie ai voti degli elettori dei loro ex avversari, solo le forze repubblicane rappresentano la maggioranza assoluta». E aggiunge: «La natura di queste elezioni è segnata da una richiesta di cambiamento e di condivisione del potere, li costringe a costruire un grande rassemblement». È un modo, insomma, per prendere tempo sulla nomina del primo ministro e un tentativo di eliminare entrambi gli estremismi: la sinistra arrivata prima e la destra che contro tutte i pronostici è arrivata invece solo terza.
«Questa unione dovrà essere costruita attorno a qualche grande principio per il Paese, a valori repubblicani chiari e condivisi, a un progetto pragmatico e leggibile e che tenga conto delle preoccupazioni che voi avete espresso al momento delle elezioni. Dovrà garantire la più grande stabilità istituzionale possibile. Riunirà donne e uomini che, nella tradizione della Quinta Repubblica, pongono il loro Paese al di sopra del loro partito, la nazione al di sopra della loro ambizione. Quello che i francesi hanno scelto nelle urne – cioè il fronte repubblicano – le forze politiche devono concretizzarlo con le loro azioni». Poi diventa chiaro sull’attesa, quando scrive: «Questo presuppone di lasciare un po’ di tempo alle forze politiche per costruire questi compromessi con serenità e rispetto di ognuno. Fino a quel momento, il governo attuale continuerà ad esercitare le sue responsabilità, poi resterà in carica per gli affari correnti, così come vuole la tradizione repubblicana». Spiegato così anche il rifiuto delle dimissioni dell’attuale primo ministro Gabriel Attal.
Insomma è chiaro che per Macron adesso non c’è fretta. La Francia il governo ce l’ha e con la scusa di garantire la stabilità del Paese può durare quanto basta. Inoltre la lettera può sembrare una risposta indiretta al leader de La France Insoumise (Lfi), Jean-Luc Mélenchon, che ieri mattina durante un punto stampa al Parlamento europeo ha detto: «In Europa, nelle democrazie parlamentari, il voto ha una certa importanza e il presidente della Repubblica dovrebbe tenere conto del risultato del voto: il Nuovo fronte popolare è la prima coalizione e dovrebbe essere consultata». Mélenchon rispondeva a una domanda sulla nomina del prossimo commissario Ue francese. «In alcuni Paesi avremmo l’audacia di pensare che il primo gruppo di un’Assemblea sia il più idoneo a nominare i commissari. Ma la monarchia presidenziale è unica e ha inventato le proprie regole», ha attaccato.
Quando si parla di nomi non si mostra però aggressivo: «A un certo punto, su iniziativa dello stesso Olivier Faure, abbiamo stabilito una regola secondo la quale il primo dei gruppi all’interno della coalizione proponeva il premier», ha spiegato Mélenchon. «Quindi è chiaramente meglio accordarsi sul nome ed è quello che cercheremo di fare».
Olivier Faure, segretario del partito socialista, infatti, nelle ultime ore sembra il favorito nel totopremier. «Sono pronto», ha detto e non sarebbe quindi visto come un nemico da Mélenchon, che però continua a fare il nome di Clémence Guetté, giovane coordinatrice del programma del movimento di Lfi.
Anche perché Macron non ha alcuna intenzione di nominare un premier, e frena su un esecutivo del Fronte popolare. L’idea è quella di formare un gabinetto di larghe intese senza la France Insoumise. Quest’ultimo, che sembrava il gruppo con il maggior numero di deputati, sta perdendo pezzi con i dissidenti guidati da François Ruffin che hanno deciso di formare un nuovo gruppo parlamentare con ecologisti e comunisti. Non stanno a guardare da Rassemblement National, che ieri sono tornati a Palais Bourbon, sede della Camera bassa del Parlamento francese, freschi del risultato deludente seguito dal boom delle europee. Il presidente Jordan Bardella ha commentato duramente la lettera del presidente francese, accusandolo di «organizzare la paralisi del Paese posizionando l’estrema sinistra alle porte del potere, dopo accordi indegni. E il suo messaggio d’ora in poi è: siete soli. Irresponsabile». Già la leader di Rn Marine Le Pen, ancora prima che venisse pubblicata la lettera di Macron definiva «spaventoso» lo spettacolo di «tutti questi politici che si spingono fra di loro per farsi nominare premier». Poi ha chiosato: «L’unico partito degno è quello che è giustamente arrivato in testa al secondo turno delle legislative, con il 37% e dieci milioni di voti».
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