Di Putin in peggio
Il capo della Wagner Evgenij Prigozhin (Ansa)
Evgenij Prigozhin e la sua Wagner in marcia su Mosca: colpo di Stato. Poi Aleksander Lukashenko media e ferma i mercenari.

Buone notizie da Mosca. I ribelli della Wagner stanno marciando sulla capitale per fare piazza pulita del gruppo dirigente che ha portato la Russia in guerra.

E nel mirino ci sarebbe addirittura Putin che ieri, notizie incontrollate e poi smentite, davano in fuga. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non esulta, ma quasi: «La debolezza della Russia è evidente» ha detto. «Per molto tempo il Cremlino ha fatto ricorso alla propaganda per mascherare la debolezza e la stupidità del suo governo, ma ora c’è così tanto caos che nessuna bugia può nasconderlo». Anzi no, i ribelli della Wagner, dopo una mediazione di Lukashenko stanno ritornando indietro, rinunciando a dare l’assalto a Mosca. O per lo meno questa è la notizia delle ultime ore.

Il problema è che nessuno sa veramente quello che sta accadendo a Mosca e dintorni e non c’è analista che sia in grado di capire se le truppe guidate da Evgenij Prigozhin, il cosiddetto cuoco di Putin a capo di una milizia personale composta da mercenari ed ex detenuti, siano davvero in grado di tenere testa alle forze regolari o se si siano accordate alzando il prezzo per non marciare sul Cremlino. Qualcuno evoca il mancato golpe del 1991, quando alcuni funzionari sovietici arrestarono Michail Gorbachëv e cercarono di instaurare una giunta militare assaltando il parlamento. Finì con una rivolta di popolo, con Boris Eltsin che si arrampicò su un carro armato e da lì arringò la folla. Il putsch durò meno di una settimana e poi, quando fu chiaro che le forze armate solidarizzavano con chi protestava, i golpisti si arresero e vennero arrestati. Ma nessuna sa dire se sia così.

A parti rovesciate c’è chi pensa che la marcia su Mosca di Prigozhin possa dare la spallata al regime, spingendo i soldati a ribellarsi e schierarsi con il popolo e contro Putin. Quello del padrone della Wagner sarebbe in pratica un golpe buono, il contrario di quello tentato più di trent’anni fa per far fuori Gorbachëv e la sua perestroika. Ma dopo l’avanti e indietro delle sue truppe è difficile crederlo.

Infatti, siamo certi che chi verrà dopo Putin sarà meglio di lui? Il curriculum del cuoco personale dello zar non promette nulla di buono e ancor meno testimoniano le sue controverse dichiarazioni, che negli ultimi 16 mesi hanno accompagnato le alterne fasi della guerra in Ucraina.

Non so chi ci sia dietro Prigozhin, se agisca di testa propria sentendosi con le spalle al muro o se qualcuno lo abbia convinto a muovere su Mosca, magari con qualche promessa di immunità per sé o per la propria famiglia. Sta di fatto che di un tipo simile non c’è da fidarsi. E men che meno c’è da far conto sulla sua banda di galeotti e criminali, che in Ucraina hanno impugnato le armi e ucciso senza scrupoli dietro la promessa di tornare liberi. Prigozhin e i suoi oggi paiono schierati contro l’invasione dell’Ucraina e a favore della fine della guerra. Ma fino a ieri il cuoco di Putin criticava ministri e generali, definendoli corrotti e pusillanimi. Secondo lui bisognava fare sul serio, non risparmiare sulle munizioni. Dunque, qual è il vero obiettivo della Wagner? Concludere la guerra ritirandosi o scatenare qualche cosa di peggio?

Vi state chiedendo che cosa ci possa essere di peggio di ciò che abbiamo visto nell’ultimo anno e mezzo? Non so dare una risposta, tuttavia posso dire che guardando al quarto di secolo passato, troppe volte abbiamo sperato che un cambiamento, magari anche armato, ci avrebbe portato una situazione migliore delle precedenti. Invece, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Libia alla Tunisia, dall’Egitto alla Siria, le cose sono sempre andate peggio. Via i sovietici da Kabul, sono arrivati i talebani. Impiccato Saddam Hussein, abbiamo avuto al Baghdadi. Rovesciato e linciato Gheddafi, ci è toccata una guerra tra bande di predoni. Rovesciato Ben Ali, è arrivato Kais Saied, uno che ha sciolto il Parlamento e rifatto la Costituzione. Arrestato Mubarak è subentrato Al Sisi, quello che non ci ha ancora spiegato com’è morto Regeni. In Siria addirittura, nonostante l’Isis e una guerra civile che ha lasciato il Paese in macerie, è rimasto Assad. Insomma, a dispetto delle nostre speranze di esportare la democrazia e di una stagione di libertà con le primavere arabe, siamo andati di male in peggio. Oggi infatti, nonostante il nostro sostegno a favore di ogni rivolta e di ogni intervento per scacciare i satrapi, la situazione è peggiore di 25 anni fa.

Sono troppo pessimista e deludo le speranze di chi si augura che siano gli stessi russi a sbarazzarsi di un criminale come Putin? È vero, ma come si fa a essere ottimisti se si vuole sostituire un dittatore che tiene in mano il pulsante nucleare con una canaglia come Prigozhin. Sarebbe come chiedermi di avere fiducia nella cacciata di Hitler perché a guidare l’assalto al bunker in cui si nasconde il Führer è Himmler.

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