(...) di immigrati in arrivo dall'Africa, Ousseynou Sy non si sarebbe innervosito e non avrebbe deciso di sequestrare 51 bambini minacciandoli con un coltello. La follia criminale (eh sì, perché altri, tipo Luca Traini, sono capaci di intendere e di volere, il senegalese invece è già stato classificato come un caso di follia) dell'autista del bus è «l'esito» del comportamento degli italiani che non si rassegnano all'accoglienza indiscriminata. Colpa nostra dunque se un tizio rapisce 51 bambini e li vuole bruciare, perché con il nostro comportamento ostile nei confronti dell'immigrazione lo abbiamo fatto arrabbiare.
Ma se Gad non delude mai (pure nel nascondere le origini del sequestratore), anche altri ieri si sono dati da fare. Sulla prima pagina di Repubblica, per esempio, è comparso un mirabile editoriale di Francesco Merlo, in cui si ricalcavano le medesime tesi di Lerner. Secondo l'editorialista del quotidiano debenedettiano, «tutto torna, anche nella logica, che - come ci ha insegnato Amleto - sempre c'è nella follia». Insomma, il senegalese è pazzo, ma un pazzo che agisce per reazione. Ma a che cosa? Leggere per credere: «I disperati e i matti come il nostro Ousseynou Sy non sono Crociati che liberano i sepolcri, ma sono appunto matti che, facendo esplodere la loro vita guasta, acchiappano tuttavia per la coda gli odi di un'epoca: quello dei governi contro gli immigrati neri, dei sovranisti contro i globalisti, degli estremisti ebrei e cristiani contro i musulmani, delle grandi città contro le periferie». In pratica Merlo sostiene che l'autista ha dirottato il bus, sequestrando 51 studenti di scuola media, perché è folle, ma la sua follia si è scatenata di fronte all'odio dei sovranisti e dei governi contro i neri. Siamo sempre lì: se uno minaccia di fare una strage, la colpa è di chi ha creato un clima d'odio. Se non ci fossero stati Matteo Salvini a parlare male degli immigrati, e a rivendicare la sovranità del popolo, e quegli estremisti cristiani ed ebrei contro i musulmani, Ousseynou Sy se ne sarebbe stato buono a casa sua. Non avrebbe avuto motivo di prendere il coltello e le taniche di benzina, legare i ragazzini e spaventarli dicendo che da quella corriera nessuno sarebbe uscito vivo. Nell'articolo di Merlo, ovviamente, non sfugge l'uso dei riferimenti storici. Il giornalista di Repubblica, a proposito dell'autista sequestratore, non parla di un feroce Saladino o di qualche sultano ottomano, ma di crociati. E così, mentre cita i crociati ribaltando la prospettiva, Merlo racconta anche che gli odi di un'epoca arrivano solo dai sovranisti, dagli estremisti cristiani ed ebrei. E le vittime chi sono? Ovvio, no? Gli immigrati e i musulmani. Sì, gli odi provengono esclusivamente da lì. A Repubblica evidentemente non devono essere giunti gli echi delle stragi commesse in nome di Allah. In redazione non conoscono che cosa sia accaduto nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, né che cosa sia capitato dentro il teatro Bataclan di Parigi. Di certo non sanno nulla della strage del mercatino di Natale a Berlino o di quella sul lungomare di Nizza nel giorno dell'anniversario della presa della Bastiglia. C'è da escludere che quelli del quotidiano debenedettiano siano stati informati degli attentati compiuti sulle ramblas di Barcellona o all'aeroporto di Bruxelles, così come della gimcana fra i passanti sul ponte di Westminster a Londra.
I poveri repubblichini alla Merlo non sanno che tutte quelle stragi non le hanno commesse i sovranisti o gli estremisti ebrei o cristiani. Quegli attentati sono frutto di terroristi islamici, molti dei quali accolti a braccia aperte in Occidente. Non c'era nessun odio da acchiappare per la coda. Così come non c'è per l'autista che voleva bruciare 51 bambini. L'odio era dentro di lui e di quelli come lui. E se una colpa si può attribuire all'Occidente è solo il giustificazionismo con cui sui suoi giornali accoglie ogni strage o tentata strage.





