Il governo non è ancora nato ma già si sente poco bene, al punto che Matteo Salvini ieri è stato costretto ad agitare un’altra volta le elezioni anticipate, unico argomento in grado di mettere d’accordo gli onorevoli di ogni schieramento, inducendoli a trovare la soluzione anche ai problemi più complessi. Dopo settimane di discussione e di passi in avanti, ma soprattutto indietro, Lega e 5 stelle si sono infatti impantanati sul nome del presidente del Consiglio. Visto che a capo dell’esecutivo non possono stare, per ovvi motivi, né Matteo SalviniLuigi Di Maio, pena l’oscuramento di uno dei due, serve un terzo uomo. Sì, ma nessuno sa chi possa essere un premier terzo che vada bene a tutti, per questo il governo è tornato in alto mare.
Il badante del Colle e della Costituzione, Sergio Mattarella, approfittando dell’impasse ha cercato di imporre qualcuno della sua cerchia, rispolverando una serie di nomi altisonanti pescati fra un mazzo di professori e funzionari dello Stato.

Secondo le indiscrezioni della rosa da sfogliare farebbero parte Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat ed ex ministro del lavoro nel governo Letta, Salvatore Rossi, attuale direttore di Banca d’Italia e presidente dell’istituto che vigila sulle assicurazioni. Ma tra i petali offerti a Salvini e Di Maio, in ossequio alle scelte politicamente corrette, spunterebbero a sorpresa anche quote rosa tipo Elisabetta Belloni (segretario generale del ministero degli Esteri), Anna Maria Tarantola (ex presidente della Rai ed ex Banca d’Italia) e Lucrezia Reichlin (docente alla London business school)

Tuttavia, con questa gente alla guida, più che il governo Lega-5 stelle sembrerebbe il governo Monti, perché di politico non avrebbe niente e di tecnico tutto. Quindi sia Di Maio che Salvini hanno respinto l’offerta del presidente, preferendo cercare qualcuno che non riproduca l’immagine dell’ex rettore della Bocconi senza il loden. La soluzione ad un certo punto sembrava indirizzarsi verso un uomo del Carroccio, ossia Giancarlo Giorgetti, vicesegretario lumbard ma soprattutto ex presidente della commissione bilancio della Camera. L’idea di un leghista a Palazzo Chigi è però stata impallinata dai pentastellati, i quali considerano l’onorevole padano troppo berlusconiano per fare il premier. Così, dato che finora il terzo uomo non è saltato fuori, i due leader sono stati costretti a rivolgersi al capo dello Stato supplicandolo di avere un po’ di pazienza. Risultato, la soluzione del giallo che ci tiene sulle spine da oltre due mesi è rinviata a lunedì. Insomma, un tranquillo weekend di passione, perché per Salvini e Di Maio non sarà facile trovare nella cerchia dei due partiti un tizio che abbia i requisiti richiesti, cioè che sia terzo ma non sia fesso. In particolare, è difficile reperire qualcuno che vada bene a entrambi ma passi l’esame anche del Colle e dell’Europa, l’uno e l’altra intenzionati a mettere becco nella faccenda. È possibile che il weekend porti consiglio, ma è legittimo nutrire dubbi, in particolare dopo essere stati spettatori dei numerosi tentennamenti che hanno accompagnato le ultime settimane. È per questo che ci permettiamo una modesta proposta. Visto che Di Maio e Salvini non riescono a decidersi su chi debba occupare la poltrona più importante di Palazzo Chigi e sono disposti a cedere il passo a qualche politico che non faccia parte né dei 5 stelle né della Lega, ma non a un tecnico, perché non offrono il posto a Giorgia Meloni? La capetta di Fratelli d’Italia fa parte della coalizione di centrodestra e, a differenza di Silvio Berlusconi, non ha scelto se stare dentro o fuori dal governo: deciderà, dice, in base al nome del premier. Imbarcarla avrebbe il vantaggio di far crescere i numeri del governo, mettendolo in sicurezza. Salvini vedrebbe salire il suo peso, bilanciando una maggioranza un po’ sbilanciata. Di Maio invece potrebbe accontentarsi del fatto che se non c’è un premier grillino non ce n’è neppure uno leghista. Cioè, pari e patta. Non è tutto: proponendo la Meloni si soddisferebbe anche il desiderio di Mattarella, il quale non riuscendo a dare un’impronta al suo settennato vorrebbe che almeno passasse alla storia come quello in cui l’Italia ha avuto il primo premier donna. Oh, certo, qualcuno obietterebbe che con lei il fascismo è andato al governo, ma saranno i soliti quattro gatti e poi la signora della destra è nata 32 anni dopo la caduta del fascismo.

Fossimo in Di Maio e Salvini ci penseremmo. Dateci retta: fate la Meloni, ma soprattutto fatela finita, perché il gioco del tira e molla alla lunga stanca.

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