True
2018-05-11
La soluzione esiste: fate premier la Meloni
ANSA
Il badante del Colle e della Costituzione, Sergio Mattarella, approfittando dell'impasse ha cercato di imporre qualcuno della sua cerchia, rispolverando una serie di nomi altisonanti pescati fra un mazzo di professori e funzionari dello Stato.
Secondo le indiscrezioni della rosa da sfogliare farebbero parte Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat ed ex ministro del lavoro nel governo Letta, Salvatore Rossi, attuale direttore di Banca d'Italia e presidente dell'istituto che vigila sulle assicurazioni. Ma tra i petali offerti a Salvini e Di Maio, in ossequio alle scelte politicamente corrette, spunterebbero a sorpresa anche quote rosa tipo Elisabetta Belloni (segretario generale del ministero degli Esteri), Anna Maria Tarantola (ex presidente della Rai ed ex Banca d'Italia) e Lucrezia Reichlin (docente alla London business school)
Tuttavia, con questa gente alla guida, più che il governo Lega-5 stelle sembrerebbe il governo Monti, perché di politico non avrebbe niente e di tecnico tutto. Quindi sia Di Maio che Salvini hanno respinto l'offerta del presidente, preferendo cercare qualcuno che non riproduca l'immagine dell'ex rettore della Bocconi senza il loden. La soluzione ad un certo punto sembrava indirizzarsi verso un uomo del Carroccio, ossia Giancarlo Giorgetti, vicesegretario lumbard ma soprattutto ex presidente della commissione bilancio della Camera. L'idea di un leghista a Palazzo Chigi è però stata impallinata dai pentastellati, i quali considerano l'onorevole padano troppo berlusconiano per fare il premier. Così, dato che finora il terzo uomo non è saltato fuori, i due leader sono stati costretti a rivolgersi al capo dello Stato supplicandolo di avere un po' di pazienza. Risultato, la soluzione del giallo che ci tiene sulle spine da oltre due mesi è rinviata a lunedì. Insomma, un tranquillo weekend di passione, perché per Salvini e Di Maio non sarà facile trovare nella cerchia dei due partiti un tizio che abbia i requisiti richiesti, cioè che sia terzo ma non sia fesso. In particolare, è difficile reperire qualcuno che vada bene a entrambi ma passi l'esame anche del Colle e dell'Europa, l'uno e l'altra intenzionati a mettere becco nella faccenda. È possibile che il weekend porti consiglio, ma è legittimo nutrire dubbi, in particolare dopo essere stati spettatori dei numerosi tentennamenti che hanno accompagnato le ultime settimane. È per questo che ci permettiamo una modesta proposta. Visto che Di Maio e Salvini non riescono a decidersi su chi debba occupare la poltrona più importante di Palazzo Chigi e sono disposti a cedere il passo a qualche politico che non faccia parte né dei 5 stelle né della Lega, ma non a un tecnico, perché non offrono il posto a Giorgia Meloni? La capetta di Fratelli d'Italia fa parte della coalizione di centrodestra e, a differenza di Silvio Berlusconi, non ha scelto se stare dentro o fuori dal governo: deciderà, dice, in base al nome del premier. Imbarcarla avrebbe il vantaggio di far crescere i numeri del governo, mettendolo in sicurezza. Salvini vedrebbe salire il suo peso, bilanciando una maggioranza un po' sbilanciata. Di Maio invece potrebbe accontentarsi del fatto che se non c'è un premier grillino non ce n'è neppure uno leghista. Cioè, pari e patta. Non è tutto: proponendo la Meloni si soddisferebbe anche il desiderio di Mattarella, il quale non riuscendo a dare un'impronta al suo settennato vorrebbe che almeno passasse alla storia come quello in cui l'Italia ha avuto il primo premier donna. Oh, certo, qualcuno obietterebbe che con lei il fascismo è andato al governo, ma saranno i soliti quattro gatti e poi la signora della destra è nata 32 anni dopo la caduta del fascismo.
Fossimo in Di Maio e Salvini ci penseremmo. Dateci retta: fate la Meloni, ma soprattutto fatela finita, perché il gioco del tira e molla alla lunga stanca.
Continua a leggereRiduci
Il governo non è ancora nato ma già si sente poco bene, al punto che Matteo Salvini ieri è stato costretto ad agitare un'altra volta le elezioni anticipate, unico argomento in grado di mettere d'accordo gli onorevoli di ogni schieramento, inducendoli a trovare la soluzione anche ai problemi più complessi. Dopo settimane di discussione e di passi in avanti, ma soprattutto indietro, Lega e 5 stelle si sono infatti impantanati sul nome del presidente del Consiglio. Visto che a capo dell'esecutivo non possono stare, per ovvi motivi, né Matteo Salvini né Luigi Di Maio, pena l'oscuramento di uno dei due, serve un terzo uomo. Sì, ma nessuno sa chi possa essere un premier terzo che vada bene a tutti, per questo il governo è tornato in alto mare.Il badante del Colle e della Costituzione, Sergio Mattarella, approfittando dell'impasse ha cercato di imporre qualcuno della sua cerchia, rispolverando una serie di nomi altisonanti pescati fra un mazzo di professori e funzionari dello Stato.Secondo le indiscrezioni della rosa da sfogliare farebbero parte Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat ed ex ministro del lavoro nel governo Letta, Salvatore Rossi, attuale direttore di Banca d'Italia e presidente dell'istituto che vigila sulle assicurazioni. Ma tra i petali offerti a Salvini e Di Maio, in ossequio alle scelte politicamente corrette, spunterebbero a sorpresa anche quote rosa tipo Elisabetta Belloni (segretario generale del ministero degli Esteri), Anna Maria Tarantola (ex presidente della Rai ed ex Banca d'Italia) e Lucrezia Reichlin (docente alla London business school)Tuttavia, con questa gente alla guida, più che il governo Lega-5 stelle sembrerebbe il governo Monti, perché di politico non avrebbe niente e di tecnico tutto. Quindi sia Di Maio che Salvini hanno respinto l'offerta del presidente, preferendo cercare qualcuno che non riproduca l'immagine dell'ex rettore della Bocconi senza il loden. La soluzione ad un certo punto sembrava indirizzarsi verso un uomo del Carroccio, ossia Giancarlo Giorgetti, vicesegretario lumbard ma soprattutto ex presidente della commissione bilancio della Camera. L'idea di un leghista a Palazzo Chigi è però stata impallinata dai pentastellati, i quali considerano l'onorevole padano troppo berlusconiano per fare il premier. Così, dato che finora il terzo uomo non è saltato fuori, i due leader sono stati costretti a rivolgersi al capo dello Stato supplicandolo di avere un po' di pazienza. Risultato, la soluzione del giallo che ci tiene sulle spine da oltre due mesi è rinviata a lunedì. Insomma, un tranquillo weekend di passione, perché per Salvini e Di Maio non sarà facile trovare nella cerchia dei due partiti un tizio che abbia i requisiti richiesti, cioè che sia terzo ma non sia fesso. In particolare, è difficile reperire qualcuno che vada bene a entrambi ma passi l'esame anche del Colle e dell'Europa, l'uno e l'altra intenzionati a mettere becco nella faccenda. È possibile che il weekend porti consiglio, ma è legittimo nutrire dubbi, in particolare dopo essere stati spettatori dei numerosi tentennamenti che hanno accompagnato le ultime settimane. È per questo che ci permettiamo una modesta proposta. Visto che Di Maio e Salvini non riescono a decidersi su chi debba occupare la poltrona più importante di Palazzo Chigi e sono disposti a cedere il passo a qualche politico che non faccia parte né dei 5 stelle né della Lega, ma non a un tecnico, perché non offrono il posto a Giorgia Meloni? La capetta di Fratelli d'Italia fa parte della coalizione di centrodestra e, a differenza di Silvio Berlusconi, non ha scelto se stare dentro o fuori dal governo: deciderà, dice, in base al nome del premier. Imbarcarla avrebbe il vantaggio di far crescere i numeri del governo, mettendolo in sicurezza. Salvini vedrebbe salire il suo peso, bilanciando una maggioranza un po' sbilanciata. Di Maio invece potrebbe accontentarsi del fatto che se non c'è un premier grillino non ce n'è neppure uno leghista. Cioè, pari e patta. Non è tutto: proponendo la Meloni si soddisferebbe anche il desiderio di Mattarella, il quale non riuscendo a dare un'impronta al suo settennato vorrebbe che almeno passasse alla storia come quello in cui l'Italia ha avuto il primo premier donna. Oh, certo, qualcuno obietterebbe che con lei il fascismo è andato al governo, ma saranno i soliti quattro gatti e poi la signora della destra è nata 32 anni dopo la caduta del fascismo. Fossimo in Di Maio e Salvini ci penseremmo. Dateci retta: fate la Meloni, ma soprattutto fatela finita, perché il gioco del tira e molla alla lunga stanca.
Keir Starmer (Ansa)
Un rapporto del Parlamento britannico avverte che il Regno Unito entra in un'epoca di «radicale incertezza». Nel mirino Russia, Cina, guerre ibride e terrorismo. Cresce anche il timore di un futuro ridimensionamento del sostegno americano alla Nato.
Il Regno Unito si sta preparando a un cambiamento profondo del contesto internazionale. È questa la conclusione principale contenuta nel rapporto della Commissione mista per la Strategia di Sicurezza Nazionale del Parlamento britannico, che analizza la National Security Strategy 2025 e avverte che il Paese si trova di fronte a un'epoca caratterizzata da «radicale incertezza». Secondo il documento, i tradizionali presupposti che hanno garantito la sicurezza britannica negli ultimi decenni sono ormai in discussione. La crescente competizione tra grandi potenze, l'aumento delle guerre ibride, l'impiego di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il progressivo deterioramento delle relazioni internazionali stanno creando un ambiente strategico molto più pericoloso rispetto al passato. La commissione parlamentare riconosce che il governo ha individuato correttamente le minacce principali, ma sottolinea l'esistenza di un divario significativo tra le ambizioni dichiarate e i meccanismi concreti necessari per realizzarle. In particolare, i parlamentari lamentano l'assenza di un piano dettagliato per sviluppare le cosiddette «capacità sovrane» e denunciano una scarsa chiarezza sulle responsabilità dei diversi ministeri chiamati ad attuare la strategia.
La National Security Strategy si fonda su tre pilastri
Il primo riguarda la sicurezza interna, il secondo il rafforzamento della posizione internazionale del Regno Unito e il terzo lo sviluppo di capacità industriali, tecnologiche e militari autonome. L'obiettivo dichiarato è ridurre le vulnerabilità britanniche in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra le minacce individuate emerge con forza la Russia. Mosca viene descritta come la principale fonte di rischio per la sicurezza britannica, non solo per la guerra in Ucraina ma anche per le attività di sabotaggio, interferenza e aggressione ibrida che stanno colpendo numerosi Paesi europei. Il rapporto invita il governo a mantenere alta la pressione sulla Federazione Russa e a continuare a imporre costi economici e politici crescenti finché proseguiranno le operazioni militari contro Kiev e le attività ostili nei confronti dell'Occidente. Grande attenzione viene dedicata anche alla Cina. Pur riconoscendo l'importanza dei rapporti economici con Pechino, la commissione afferma che il governo dovrebbe essere molto più trasparente nel valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle relazioni con il gigante asiatico. I parlamentari arrivano a chiedere che ogni nuovo accordo economico con la Cina sia accompagnato da una valutazione pubblica dell'impatto sulla sicurezza nazionale britannica. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la crescente dipendenza da fornitori esteri per materie prime strategiche, tecnologie avanzate e componenti essenziali per la difesa. Secondo il rapporto, Londra dovrà ridurre progressivamente la propria esposizione sia nei confronti della Cina per quanto riguarda i minerali critici sia nei confronti degli Stati Uniti per alcuni aspetti della sicurezza e della condivisione delle informazioni di intelligence.
Il terrorismo resta una minaccia
Accanto alle minacce rappresentate dagli Stati ostili, il documento dedica attenzione anche al terrorismo, che continua a essere considerato un rischio concreto per la sicurezza nazionale britannica. Tuttavia, rispetto al passato, il fenomeno viene interpretato in modo diverso. Non sono più soltanto le organizzazioni strutturate come Al-Qaeda o lo Stato Islamico a preoccupare Londra, ma soprattutto gli individui radicalizzati online, spesso privi di collegamenti diretti con gruppi terroristici ma capaci di passare rapidamente all'azione. La strategia mette in guardia contro soggetti «ossessionati dalla violenza», influenzati da contenuti estremisti diffusi attraverso social network, piattaforme criptate e forum digitali. Secondo la commissione, il terrorismo moderno non può più essere analizzato separatamente dalle altre minacce. Criminalità organizzata, cybercrime, propaganda online e interferenze ostili da parte di Stati stranieri tendono sempre più a sovrapporsi. L'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti potrebbero inoltre amplificare le capacità di reclutamento, radicalizzazione e diffusione della propaganda estremista, rendendo più complesso il lavoro delle agenzie di sicurezza.
Per questo motivo il rapporto sostiene che la risposta al terrorismo non debba limitarsi all'azione delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La prevenzione deve coinvolgere l'intera società, dalle scuole alle università, dagli enti locali alle aziende che gestiscono infrastrutture strategiche. Il concetto di resilienza nazionale diventa così centrale nella nuova visione britannica della sicurezza. Un altro timore riguarda la possibilità che gruppi terroristici o estremisti prendano di mira le infrastrutture nazionali critiche. Sistemi energetici, reti digitali, trasporti, ospedali e cavi sottomarini vengono considerati obiettivi vulnerabili che potrebbero essere colpiti sia con attacchi fisici sia attraverso operazioni informatiche. La crescente digitalizzazione della società rende infatti possibile una combinazione di attacchi tradizionali e cyberattacchi con effetti potenzialmente devastanti.
I timori per l’indebolimento della Nato
La commissione invita inoltre il governo a prepararsi a uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: una crisi internazionale nella quale l'Europa non possa più contare pienamente sul sostegno militare statunitense. Per questo motivo viene chiesto di rafforzare la leadership europea all'interno della NATO e di sviluppare nuove forme di cooperazione strategica con gli alleati del continente. Sul fronte interno, una delle priorità è rappresentata dalla protezione delle infrastrutture nazionali critiche. Oleodotti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, trasporti, infrastrutture digitali e cavi sottomarini sono considerati bersagli privilegiati delle moderne operazioni ibride. I parlamentari chiedono quindi maggiori investimenti nella resilienza e nella sicurezza informatica, oltre a una migliore preparazione della popolazione civile in caso di crisi. Particolarmente interessante è il riferimento alla necessità di sviluppare un approccio che coinvolga «l'intera società». Secondo la commissione, la sicurezza nazionale non può più essere considerata esclusivamente una questione militare o governativa. Aziende private, amministrazioni locali, infrastrutture strategiche e cittadini dovranno essere maggiormente coinvolti nella preparazione alle emergenze e nella costruzione della resilienza nazionale.Il rapporto dedica inoltre ampio spazio al tema del soft power. I parlamentari esprimono preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti destinati agli aiuti internazionali e avvertono che il ridimensionamento degli strumenti di influenza britannica potrebbe creare un vuoto destinato a essere colmato da Russia e Cina, soprattutto in Africa e nel cosiddetto Sud globale. Organizzazioni come il BBC World Service e il British Council vengono considerate asset strategici per la sicurezza nazionale al pari di molte capacità militari tradizionali. Tra le novità più rilevanti figura l'impegno assunto dal governo britannico nell'ambito degli accordi NATO a destinare entro il 2035 il 5% del PIL complessivo alla difesa e alla sicurezza. Di questa cifra, l'1,5% dovrebbe essere destinato specificamente alla sicurezza e alla resilienza nazionale. Tuttavia, la commissione osserva che non è ancora chiaro quali progetti e quali capacità verranno concretamente finanziati attraverso questo nuovo obiettivo di spesa. Nel complesso, il documento parlamentare fotografa un Regno Unito che percepisce il proprio ambiente strategico come sempre più ostile e imprevedibile. Russia, Cina, terrorismo, guerre ibride, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e riduzione delle dipendenze strategiche rappresentano le priorità di una strategia che punta a preparare il Paese a un mondo nel quale la sicurezza non può più essere data per scontata. La sfida, secondo la commissione, sarà trasformare queste ambizioni in politiche concrete, dotate di risorse adeguate, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di affrontare le minacce del prossimo decennio.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 3 giugno 2026. La nostra Mirella Molinaro ci rivela i dettagli delle indagini sulla strage dei braccianti di Amendolara.
content.jwplatform.com
«Purtroppo il caporalato non è un fenomeno di questi giorni e i dati numerici ci dicono che come fenomeno non si sia aggravato, ma di fronte a queste situazioni continueremo ad inasprire le sanzioni e aumentare i controlli. I lavoratori vanno rispettati tutti, italiani e immigrati».
Il ministro ha aggiunto: «È stata l’illegalità diffusa che ha permesso, anche rispetto all’immigrazione clandestina, di trovare sacche delle quali hanno approfittato gli sfruttatori. Con i decreti flussi si prevede invece l’applicazione della civiltà».
Continua a leggereRiduci