{{ subpage.title }}

La polizia del pensiero multiculturale perseguita chi racconta la verità

La Francia non ha mai avuto bisogno dell'Nkvd o della Stasi: ha i suoi intellettuali di sinistra, tra i quali bisogna includere i «liberali», che hanno paura di sembrare di destra. Di tutti i Paesi europei nei quali regna il politicamente corretto che, venuto dagli Stati Uniti, ha incontrato le vecchie strutture comuniste, e soprattutto trotzkiste, la Francia è il solo in cui la polizia del pensiero possa bandire uno scrittore senza che il popolo se ne preoccupi. È del resto vero che questo popolo, grazie alla rinuncia della Pubblica istruzione a insegnare qualsiasi cosa, è divenuto quasi incolto, quando esso non è mescolato a una così grande proporzione di stranieri - generalmente musulmani - che è difficile chiamarlo ancora popolo francese. Ciò che sto dicendo basterebbe, se già non è stato fatto, a consegnarmi all'obbrobrio e alla devianza - quella che noi chiamiamo «dissidenza», noialtri veri Europei – ovvero a essere eliminato dal sistema mediatico-culturale che detiene il potere simbolico, in Francia, dato che il potere economico dipende da Bruxelles e dalle imprese transnazionali. Come funzioni tale potere, che agisce spesso sotto copertura, come il Culturale abbia sostituito la cultura e come, in nome del Bene, esso abbia evacuato il Reale a profitto di una realtà ideologicamente conforme al sogno mondialista, che è in verità un incubo, il potere non vuole che lo si dica alla luce del sole, soprattutto quando si mostra che tutto ciò serve, in verità, i soli interessi dell'ipercapitalismo.

Il quale pretende di risolvere con il multiculturalismo i conflitti nati da un'immigrazione di massa, selvaggia o ufficiale, e sempre meno disposta a farsi assimilare al vecchio «modello francese».

Mostrare che il multiculturalismo è l'argomento totalitario con il quale il potere post-istorico tenta di far stare insieme popoli incompatibili, distrugge il sapere classico, scristianizza la Chiesa, fa accedere - grazie al «genere» e all'antirazzismo - delle minoranze pretesamente oppresse a uno statuto culturale dominante – ecco che ciò basta a suscitare due forme di castigo.

Lo scrittore può, per prima cosa, essere privato delle sue tribune: Le Point, l'ultima rivista che mi ha chiesto degli articoli, ha finito per ritenermi infrequentabile in seguito a un articolo pubblicato sul mio blog, nel quale tentavo di pensare ciò che ha di simbolico, dal punto di vista storico e sociale, il fatto che una legge sul lavoro, che suscita contro di sé le forze del goscismo culturale alleato al neo-stalinismo sindacale, porti il nome di un ministro marocchino: El Khomry.

Facevo anche notare che il ministro dell'educazione nazionale, la signora Belkacem, è anch'essa marocchina e che e che questi due nomi non erano privi di significato nel contesto della guerra civile: questa sottolineatura è stata giudicata sacrilega.

La mannaia si è abbattuta; e poiché non c'è, in Francia, un vero giornale di opposizione, lo scrittore è spesso ridotto al silenzio. Il politicamente corretto francese consiste principalmente nel non comprendere ciò che è «urlante di verità», come dice magnificamente un'espressione francese. Lo scrittore che fa eco all'urlo di verità vedrà dunque i suoi libri, ormai pubblicati da piccoli editori, passati sotto silenzio nella stampa ufficiale. Egli potrà essere infine trascinato in tribunale da quegli apparati ideologici di Stato che sono le leghe antirazziste, che hanno fatto condannare lo scrittore Renaud Camus per «incitazione all'odio razziale» e il giornalista Eric Zemmour per aver dichiarato che le prigioni francesi sono in maggioranza popolare di Arabi e di Neri. Houellebecq, dal canto suo, ha ottenuto l'archiviazione 15 anni fa, dopo aver dichiarato che l'islam è la religione «più stupida».

Non possiamo essere sicuri che oggi, invece, non sarebbe condannato, visti i progressi dell'islamizzazione nazionale, in virtù dei quali evocare i numerosi stupri commessi su delle donne italiane da soldati musulmani, durante la liberazione dell'Italia, sarebbe per esempio impossibile.

E sto parlando solo di persone celebri, non degli attivisti che si ritrovano davanti alla celebre 17esima camera correzionale del tribunale di Parigi come davanti ai tribunali moscoviti dell'era staliniana, dato che la Francia è il solo Paese sovietico che abbia avuto successo, come dicono nelle cancellerie. E c'è pure di peggio: «patria dei diritti dell'uomo, della libertà, della democrazia», la Francia è il Paese in cui il pensiero, quando non è divenuto «unico», è non solamente sorvegliato, ma anche terrorizzato dai commissari politici, che vanno dal più piccolo giornalista di provincia al ministro della Cultura, dai grandi editori ai consiglieri del capo di Stato, passando per gli innumerevoli domestici del goscismo culturale quali sono gli scrittori che accettano di auto-censurarsi e di scrivere in una lingua deculturata.

È per aver denunciato le relazioni causa/effetto della mediocrità intellettuale della Francia e del multiculturalismo al quale essa si è convertita che io sono stato bandito dal cuore del sistema editoriale, dopo ciò che si è soliti chiamare un «caso». Ovvero uno scandalo mediatico al quale il nome del dissidente resterà per sempre attaccato e che può, lo ripeto, uccidere simbolicamente. Ricordiamo il caso Gouguenheim, con il quale, nel 2008, i lacché del nuovo ordine morale avevano tentato di screditare uno storico che aveva osato, nel suo libro Aristotele a Mont Saint-Michel, mettere in discussione l'apporto degli Arabi nella trasmissione dell'eredità classica.

La violenza di questi casi è al livello della menzogna istituzionale alla quale collabora la quasi totalità dell'intellighenzia e della nomenklatura mediatica. Ciononostante, il goscismo culturale è un mostro capace di produrre i suoi ribelli istituzionali per screditare quelli veri con il nome di «reazionari» o «fascisti»; esso può anche recuperarne uno autentico e servirsene come alibi nel corso di un «dibattito di idee» in cui si dibatte di tutto tranne che dell'essenziale.

In tutto ciò, le icone del goscismo culturale continuano a stare al calduccio e, come Badiou, a fare l'elogio delle Guardie Rosse della Rivoluzione culturale che ha causato la morte di centinaia di migliaia di persone, sotto l'occhio languido di intellettuali sempre al potere. Non perdiamo di vista la parola «culturale»: in questa post-istoria in cui gli attori hanno un sorriso tanto deforme che infelice, la Cultura è divenuta la moneta principale di un'altra morte: quella della civiltà europea, che è cominciata quarant'anni fa nel Vicino Oriente, dove lo scrittore giordano Nahed Hattar è stato appena assassinato vicino a un tribunale davanti al quale doveva comparire per «incitamento al dissenso religioso».

Di tutti i migranti valutati dai medici solo un terzo è finito nei Cpr
Getty images
Continua l’inchiesta sul presunto ostruzionismo verso i rimpatri dei dottori di Ravenna. E gli indagati adesso salgono a otto.

Tra settembre 2024 e gennaio 2026, su 64 persone in attesa di espulsione ben 34 sarebbero state valutate non idonee al trasferimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), 10 avrebbero rifiutato la visita venendo quindi liberate, solo 20 sarebbero entrate nei centri. E diventano otto, sugli undici del reparto Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, i medici indagati per aver dato parere negativo circa l’idoneità di stranieri irregolari al trasferimento nelle strutture.

Continua a leggereRiduci
Gli italiani di Crans: «Uscite sbarrate, zero aiuti. Jessica Moretti è fuggita»
Ansa
Le prime testimonianze choc dei giovani sopravvissuti rese alla Procura di Roma: «Gli estintori non sono stati azionati, materiale ignifugo assente. Ci chiedevano 270 euro per una bottiglia, ai minori vendevano alcolici».

Confermano tutto i nostri ragazzi scampati all’incendio de Le Constellation. Dai letti di ospedale dove ancora lottano contro la sofferenza del corpo e dell’anima, sono stati ascoltati dagli investigatori incaricati dalla Procura di Roma per l’inchiesta italiana e hanno raccontato, tutti, la stessa agghiacciante verità: le uscite di sicurezza del locale erano sbarrate, nessuno nel momento del bisogno li ha indirizzati verso l’uscita, gli estintori non sono mai stati azionati. E Jessica Maric, proprietaria del locale insieme al marito Jacques Moretti, la prima che aveva il dovere di intervenire per salvare quelle giovani vite, mentre le fiamme divoravano i pannelli di spugna sul soffitto, è scappata e ha lasciato il locale, perfettamente illesa.

Continua a leggereRiduci
Il Viminale dovrà pagare 21 milioni per l’occupazione cara a Vip e prelati
Konrad Krajewski (Ansa)
Contribuenti beffati: il ministero dell’Interno è stato condannato a risarcire il danno per il mancato sgombero dello Spin Time, il palazzo in mano all’estrema sinistra a cui don Bolletta riattivò il contatore.

Mentre sindacati, associazioni, comunisti col Rolex e personaggi del mondo dello spettacolo moltiplicano gli appelli per chiedere di non sgomberare Spin Time, la maxi occupazione abitativa all’Esquilino sostenuta anche da don Bolletta, l’elemosiniere di papa Francesco, cardinale Konrad Krajewski, che nel 2019 riattaccò personalmente i contatori che erano stati sigillati dal fornitore (lasciando il suo biglietto da visita per firmare il gesto), i giudici della Seconda sezione civile del tribunale di Roma condannano il ministero dell’Interno al pagamento di oltre 21 milioni di euro per «l’illegittima occupazione del fabbricato a far data dal 12 ottobre 2013» e per «la mancata esecuzione di un provvedimento giudiziario di sequestro preventivo e di quelli amministrativi di sgombero». È il cortocircuito perfetto tra piazza e giustizia.

Continua a leggereRiduci

Il soprano Lidia Fridman (Lady Macbeth) e il baritono Luca Micheletti (Macbeth) scavano nei personaggi del capolavoro di Giuseppe Verdi alla vigilia della Prima al Teatro Regio di Torino. Dirige il Maestro Riccardo Muti, regia di Chiara Muti.

Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy