Crescono Pil e lavoro. L’Italia fa un passetto oltre la recessione
  • Il primo trimestre 2019 segna un +0,2%. Risale l’occupazione, anche giovanile. Dati migliori di quelli previsti da Fmi e agenzie.
  • Luigi Di Maio: «La chiave è il decreto dignità». Ironia Mara Carfagna: «Esultate per 2 euro trovati nel piumino».

Lo speciale contiene due articoli.

Stappare bottiglie di champagne sarebbe ovviamente eccessivo e fuori luogo: serve sano realismo. Però i dati Istat su Pil e occupazione rappresentano un piccolo ma consistente motivo di ottimismo, in controtendenza non solo rispetto alle (consuete) profezie di sventura delle «prefiche» nazionali, ma pure dei principali osservatori internazionali.

Cominciamo dal Pil. Il dato congiunturale del primo trimestre è un +0,2%. La prima notizia è – dunque – che si esce dalla recessione tecnica e si torna in territorio positivo, dopo il -0,1% e il -0,2% del terzo e del quarto trimestre 2018.

La seconda buona notizia è che questo dato è relativo a un arco temporale che si è concluso a fine marzo, e cioè prima della partenza del sussidio offerto dal reddito di cittadinanza come contrasto alla povertà: quest’ultima misura può piacere o no, ma certo darà a sua volta un’inevitabile spinta (più o meno consistente, lo vedremo) ai consumi. Il fatto che la crescita si sia rimessa in movimento già prima fa pensare con positività al possibile dato del secondo trimestre.

La terza buona notizia è che (in un solo trimestre) l’Italia ha realizzato la stessa crescita (0,2%) o il doppio di quanto ipotizzato da una serie di organismi, che erano stati assai severi nei loro outlook sul nostro paese. L’Fmi ci aveva attribuito una prospettiva di crescita dello 0,1% nel 2019, l’Ue aveva fotografato per tutto l’anno uno 0,2%, l’agenzia di rating Standard & Poor’s aveva a sua volta pronosticato uno 0,1%, mentre l’Ocse ci aveva addirittura sbattuto in territorio negativo (-0,2%). Comprensibilmente, l’Istat è ancora cauta: mostra che il valore concatenato del Pil del primo trimestre 2019 (404,077 miliardi di euro) segna una sorta di ritorno al livello del secondo trimestre 2018 (404,028 miliardi) e una vicinanza ai valori dello stesso periodo di un anno fa (403,808 miliardi), e per questo parla di «sostanziale ristagno del Pil». E però passare dal negativo al positivo, e farlo in controtendenza rispetto a tutte le previsioni, è certamente un buon segno.

Ad avviso personale di chi scrive, una parte consistente di questo risultato si deve forse a una precisa (e positiva) scelta del governo, e cioè lo sblocco degli avanzi di bilancio dei Comuni, misura che ha determinato una ripresa delle spese per investimento degli enti locali.

In ogni caso, a raddoppiare la positività della giornata di ieri, sono giunti risultati importanti anche sul terreno dell’occupazione. Cominciamo dai numeri relativi a marzo: occupati in crescita rispetto al mese precedente (+0,3%, pari a +60.000 unità); e su pure il tasso complessivo di occupazione, giunto al 58,9% (+0,2%).

Come si compone questo dato? Crescono i numeri sia per gli uomini sia per le donne, mentre è particolarmente interessante la rilevazione sulle classi di età: l’incremento maggiore è sui più giovani (+69.000 tra i minori di 34 anni); è di fatto confermata la situazione dei 35-49enni; mentre calano gli ultracinquantenni (-14.000). Si registra una crescita dei dipendenti permanenti (+44.000) e degli indipendenti (+14.000), mentre risultano stabili i dipendenti a termine. È dunque evidente che le misure volte alla stabilizzazione dei contratti abbiano avuto un primo riscontro positivo.

Le persone in cerca di occupazione sono calate del 3,5% (ovvero -96.000). La diminuzione riguarda entrambi i generi e tutte le classi d’età. Il tasso di disoccupazione scende al 10,2% con un calo dello 0,4%. L’Istat fa anche notare che la stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a marzo è sostanzialmente stabile come sintesi di una diminuzione tra i minori di 34 anni e un aumento tra gli over 35.

Passiamo dal mese singolo (marzo) al trimestre (gennaio-marzo). In quest’arco temporale, l’occupazione ha fatto segnare un dato positivo (+0,2%, +46.000 unità) sia fra gli uomini che fra le donne. E si conferma la tendenza alla stabilizzazione: diminuiscono i dipendenti a termine (-1,0%, -31.000), mentre aumentano sia i dipendenti permanenti (+0,4%, +64.000) sia gli indipendenti (+0,3%, +14.000). Sempre considerando il trimestre, calano le persone in cerca di occupazione (-1,8%, -50.000) e quelle inattive tra i 15 e i 64 anni (-0,1%, -18.000).

L’ultimo blocco di dati riguarda l’intero anno. Su base annua, l’occupazione cresce dello 0,5% (+114.000). Anche qui, dati positivi spalmati in tutte le direzioni: uomini e donne, i 15-24enni (+63.000) e gli ultracinquantenni (+210.000). In un anno crescono soprattutto i dipendenti a termine (+65.000) e si registrano segnali positivi anche per gli indipendenti (+51.000), mentre risultano stabili i dipendenti permanenti. Così, conclude l’Istituto, nei dodici mesi la crescita degli occupati si accompagna al calo dei disoccupati (-7,3%, -208.000) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, -35.000).

Insomma, meno disoccupati, meno disoccupazione giovanile, più posti di lavoro stabili. Su questo, i gialloblù hanno buone ragioni per essere soddisfatti.


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