La mozione inutile sulla Tav umilia i grillini al Senato e avvicina la fine del governo
  • I senatori bocciano il documento del M5s mentre il Carroccio vota quello a favore di Pd, Fi, Fdi ed Emma Bonino. I pentastellati gridano all’inciucio ma la Lega dà il via al redde rationem.
  • Il gruppo dem a trazione renziana (e anche Fi) non esce dall’Aula quando potrebbe. Tutto per sopravvivere.
  • L’escalation di Matteo Salvini dopo il silenzio totale del pomeriggio: incontro con il premier e poi il comizio notturno.

Lo speciale contiene tre articoli.

I due vicepremier che non si salutano, il gelo tra Matteo Salvini e Danilo Toninelli, il senatore Alberto Airola che sbaglia i chilometri della Tav e la collega che tenta di correggerlo si mette le mani sulla faccia, il M5s che grida all’inciucio, la Lega che annuncia conseguenze politiche e il Pd che vuole Giuseppe Conte al Quirinale. Sono i momenti di una giornata di «ordinaria follia» a Palazzo Madama sulla Tav che ha di fatto aperto la prima vera crisi del governo gialloblù. La mozione grillina che impegnava il Parlamento a stoppare l’opera, non certo il governo, quindi con zero conseguenze sull’esecutivo, pur bocciata è diventata l’innesco dell’incendio nella maggioranza.

Il Senato ha respinto il testo del M5s contro la realizzazione dell’opera nonostante il via libera arrivato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: la mozione pentastellata ha incassato 181 voti contrari e 110 a favore, peraltro 3 voti in più dei 107 senatori grillini (uno di essi il Pd Tommaso Cerno). Bocciata quella del M5s (che ha assorbito anche quella contraria di Leu) sono state approvate invece tutte quelle favorevoli alla Tav, votate dalle opposizioni e dalla Lega: il documento del Pd con 180 sì, 109 contrari e un astenuto; la mozione Bonino con 181 sì, 107 no e un astenuto; quella di Fdi è passata con 181 sì, 109 no e un astenuto; infine quella di Fi ha preso un voto in più ottenendo 182 voti favorevoli, 109 no e 2 astenuti.

La partita alla fine si è chiusa sul 4 a 1 con una maggioranza che aveva plasticamente mostrato le sue due facce quando la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, aveva dato la parola al governo e sono intervenuti il viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia che ha invitato «a votare a favore di tutte le mozioni che dicono sì alla Tav, e contro chi blocca il Paese» e contemporaneamente si è alzato Vincenzo Sant’Angelo, sottosegretario grillino ai rapporti con il Parlamento, per annunciare che «l’esecutivo si rimette al parere del Parlamento». Tanto che poi Garavaglia, allargando le braccia ha ammesso: «Siamo il governo del cambiamento».

Del resto i rappresentanti del governo fondato su un «contratto» ieri erano materialmente divisi, più del solito: da una parte dei banchi i leghisti, dall’altra i grillini. Tra i primi Giulia Bongiorno, Matteo Salvini, Gian Marco Centinaio e Erika Stefani. Tre sedie vuote, compresa quella del premier, li dividevano dai grillini Riccardo Fraccaro e Danilo Toninelli, avversario della Tav e sfiduciato platealmente dal leader della Lega. E proprio lui, il ministro delle Infrastrutture che ieri in un’intervista al Corriere della Sera aveva cui ha definito il leader leghista come «un nano sulle spalle di giganti che lavorano» aveva appena ricevuto il tweet di risposta di Salvini: «Gli insulti di Renzi, della Boschi e del Pd mi divertono, gli attacchi quotidiani dei 5 stelle mi dispiacciono. Come si fa a lavorare così?». Poi è arrivato Luigi Di Maio, che è andato a sedersi tra i banchi del governo senza salutare il collega vicepremier.

Il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo nel suo intervento ha lanciato un avvertimento: «Diremo sì a tutte le mozioni pro Tav, anche quella del Pd. La mozione M5s impegna il Parlamento e non il governo, ma la questione politica resta. Se fate parte del governo dovete essere a favore della Tav. Se votate no ci saranno conseguenze».

Il M5s fin dall’inizio della seduta ha gridato all’inciucio: «La cosa più ridicola è che la Lega li sostiene dopo che il Pd ha presentato una mozione di sfiducia su Salvini. L’inciucio è servito! Aprite gli occhi!». Poco prima dell’apertura della seduta, infatti, il Pd aveva deciso di ridurre il testo della sua mozione a sole tre righe per impegnare il governo «ad adottare tutte le iniziative necessarie per consentire la rapida realizzazione della nuova linea ferroviaria Tav Torino-Lione», eliminando la premessa dove il Pd criticava l’atteggiamento del governo e le indecisioni all’interno della maggioranza sulla realizzazione della nuova infrastruttura. La mozione «innocua» ha consentito un voto trasversale, dal centrosinistra al centrodestra, compresa la Lega. E infatti, Romeo aveva detto: «Sono due righe, la votiamo certamente, votiamo sì».

Inciucio o no, dopo il voto anche il capogruppo grillino Stefano Patuanelli ha provato a ridimensionare la spaccatura: «La cosa surreale è dimenticarsi che questa è una repubblica parlamentare, non un premierato». Come a sottolineare che la mozione ha impegnato le Camere, quindi non c’è alcuna conseguenza per il governo. Non ha pensato alle conseguenze il ministro Toninelli che ha ribadito: «Ho votato no, vado avanti sereno».

Dopo la votazione il leader del Pd Nicola Zingaretti è stato tranchant: «Il governo non ha più una maggioranza. Il presidente Conte si rechi immediatamente al Quirinale dal presidente Mattarella per riferire della situazione di crisi che si è creata» mentre non è mancato il commento del senatore Matteo Renzi: «Ogni giorno i 5 stelle mangiano cucchiaini di merda. La partita SalviniDi Maio? 6-0, 6-1». Ma poi attacca Salvini: «Non ha le palle, non è una persona coraggiosa. Se il governo non cade ora andrà avanti oltre maggio 2020, quando ci saranno nuove nomine».

Alla fine della mattinata la Tav è salva e la presidente del Senato, Alberti Casellati, ha augurato buone vacanze a tutti. Non sapendo, però, che di lì a poche ora la situazione sarebbe precipitata, trascinando l’esecutivo sull’orlo dell’abisso.


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