Dall’Ue 18 miliardi agli Ucraini in cambio di riforme. E loro vogliono vietare i culti
  • Il Parlamento europeo dà l’ok al prestito, a patto che Kiev rafforzi lo Stato di diritto. Propositi non proprio in linea col disegno di legge che intende bandire la Chiesa russa.
  • Giovedì il presidente del Consiglio europeo vola a Pechino. Ma in modo irrituale la leader della Commissione, con cui non corre buon sangue, non sarà presente.

Lo speciale contiene due articoli.

Mentre l’Unione europea eroga finanziamenti perché l’Ucraina possa tenersi a galla nel contesto della guerra ma possa anche modernizzarsi e adeguarsi al percorso di adesione all’Ue, Kiev presenta un disegno di legge che di moderno non ha proprio nulla.

L’Ucraina intende infatti bandire la Chiesa russa dal Paese. Il disegno di legge per proibire l’attività della Chiesa ortodossa russa sul territorio ucraino è stato presentato in Parlamento a Kiev, sostenuto dall’accusa, per la Chiesa russa nel suo complesso, di dare appoggio a Vladimir Putin e alla guerra. «Le sue attività non sono religiose ma di natura politica. La leadership e il clero della Chiesa russa sono usati per attività anti-ucraine che approvano l’aggressione militare di Mosca nel nostro Paese, benedicono i soldati russi che portano la morte alla pacifica popolazione dell’Ucraina», ha scritto il deputato che ha presentato il disegno di legge, Mykola Knyazhytskyi. Knyazhytskyi, ben consapevole che nell’Unione europea la libertà di culto è garantita, ha sottolineato che i legislatori non negano il diritto alla libertà di religione. «Ognuno può credere a cosa e come vuole, o non credere a niente. Ma qualsiasi organizzazione deve rispettare il diritto dello Stato di obbedire alle leggi e rispettare la legge e l’ordine», ha affermato.

Due giorni fa, però, le forze speciali ucraine hanno perquisito il famoso monastero delle Grotte di Kiev, il monastero della Santissima Trinità di Koretsky e i locali della diocesi Sarnensko-Polyska nella regione di Rivne, asserendo che venisse effettuata al loro interno attività anti-ucraina. Al momento non ci sono prove di tali affermazioni. Nel frattempo, come si diceva, il Parlamento europeo ha dato il via libera al prestito da 18 miliardi di euro all’Ucraina per il 2023. L’Eurocamera ha approvato il prestito a lungo termine condizionato ad una serie di riforme. Tali riforme, che dovranno «rafforzare le istituzioni del Paese e prepararlo sia alla ricostruzione che al percorso di adesione all’Ue», comprendono la lotta alla corruzione, la riforma giudiziaria, il rispetto dello Stato di diritto, e la modernizzazione delle istituzioni. Tutti concetti, dunque, con i quali la possibile proibizione di un culto stride enormemente. Lo stato di avanzamento delle misure di ammodernamento dovrà comunque essere esaminato dalla Commissione prima dell’erogazione di ciascuna rata (il prestito verrà erogato trimestralmente). Il denaro dovrà servire, ovviamente, anche a sostenere «i servizi pubblici essenziali, la fornitura di alloggi per i profughi, la stabilità macroeconomica e il ripristino delle infrastrutture critiche distrutte dalla Russia».

Il clima nei confronti di qualsiasi simbolo russo è talmente esacerbato che il consiglio comunale di Odessa ha deciso di demolire il monumento a Caterina II di Russia. Caterina, imperatrice di Russia e fondatrice della città, è ora vista come un simbolo dell’oppressione di Mosca.

Intanto, l’Ucraina fa i conti con la distruzione delle infrastrutture civili. Il sindaco di Kiev, Vitaliy Klitschko, ha affermato che dopo gli ultimi raid russi che hanno lasciato l’Ucraina al buio e al gelo, il 70% della capitale è ancora privo di energia. Resta in modalità blackout completo, dopo i bombardamenti, la centrale di Zaporizhzhia. Lo ha segnalato l’Energoatom, aggiungendo che «il livello di radiazione nel sito della centrale rimane normale». «Vedendo la neve penso ai nostri amici ucraini che, a causa dei barbarici attacchi terroristici di Putin contro le infrastrutture, devono affrontare questo inverno senza elettricità e acqua. A causa sua, bambini con i loro genitori e nonni stanno congelando nel buio. Condanno questi attacchi barbarici. Sono crimini di guerra», ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, in una conferenza stampa in Finlandia. La stessa Von der Leyen ha confermato che l’Ue sta preparando un nono pacchetto di sanzioni contro la Russia. Il rappresentante permanente russo presso le Nazioni Unite, Vasily Nebenzya, ha affermato da parte sua che Mosca sta colpendo le infrastrutture «in risposta all’invio di armi occidentali e agli sconsiderati appelli di Kiev per una vittoria militare sulla Russia». Il diplomatico ha affermato che l’«operazione speciale» proseguirà fino a quando Kiev non assumerà «una posizione realistica che consenta un negoziato». Il rappresentante di Mosca ha anche osservato che i danni agli edifici residenziali e le vittime civili «sono da imputare all’Ucraina» la cui difesa aerea non si trova nelle periferie, bensì al centro delle città. «Di conseguenza, frammenti di missili ucraini colpiscono oggetti a cui la Russia non mirava nemmeno», ha aggiunto Nebenzya. Nel frattempo, il tribunale di Lefortovo a Mosca ha convalidato l’arresto di tre ucraini – Yanina Akulova, Anton Nikolaevich Zhukovsky e Dmitry Sergeyevich Sergeyev – sospettati di aver tentato di compiere un attentato sul territorio russo.

Sul campo, si contano i morti. Sei decessi e trenta feriti si registrano nella città di Vyshgorod. I corpi di oltre 400 civili uccisi a Kherson durante l’occupazione russa sarebbero poi stati rivenuti, secondo il procuratore dello Stato, Andriy Kostin. Il ministero della Difesa in Russia ha intanto annunciato la liberazione di 50 prigionieri di guerra da parte dell’Ucraina nel quadro di uno scambio di prigionieri. Poco prima il leader filorusso della repubblica di Donetsk aveva reso noto che anche la Russia avrebbe rilasciato 50 soldati ucraini.


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