
Devo fare i complimenti alla categoria a cui appartengo per le elevate prestazioni offerte ieri, durante la conferenza stampa d’inizio anno del presidente del Consiglio. I colleghi, infatti, hanno avuto 15 giorni di tempo per pensare le domande da rivolgere a Giorgia Meloni e alla fine, invece di chiederle cose concrete, che interessano gli italiani, tipo che cosa intenda fare su fisco, industria ed energia, hanno sottoposto il premier a un fuoco di fila su questioni che definire ridicole è dir poco.
Io mi sarei aspettato che in tre ore e mezza di botta e risposta qualche cosa di utile, che riguardi la vita delle persone comuni e non quelle che vivono di politica in redazione, si potesse ascoltare. E invece no. I cronisti parlamentari hanno interrogato il capo del governo sulla sorella Arianna e sull’incarico affidatole in Fratelli d’Italia, sugli incontri che il ministro Salvini ha avuto con il capo di un’azienda privata, sul ruolo della donna e in riferimento a una senatrice che aveva parlato di aspirazione a fare figli e così via. Addirittura, un giornalista ha chiesto quante sono le periferie in Italia e che cosa l’esecutivo intenda fare.
Non so: già che c’era forse il plotone d’esecuzione della stampa poteva anche interpellare il premier sulle previsioni del tempo o sul prossimo Festival di Sanremo. Invece gli argomenti che hanno tenuto banco sono stati il caso dell’onorevole pistolero Emanuele Pozzolo, la possibile candidatura di Meloni alle prossime elezioni europee, quella eventuale del generale Vannacci, la partecipazione di Elon Musk ad Atreju. A un certo punto qualcuno le ha anche chiesto se fosse disposta a un confronto con Elly Schlein, una domanda talmente scontata da contenere già la risposta. Insomma, per tre ore e mezza abbiamo ascoltato domande da far tremare i polsi a qualsiasi politico. E, soprattutto, quesiti fondamentali, che quotidianamente le persone al bar o a casa, al momento della cena, si pongono. Come mai la Meloni ha nominato la sorella a capo del partito? Ma tra la figlia e il posto di capo del governo, la Meloni chi sceglierebbe?
Eh già, son domande. E dire che la categoria ha avuto settimane di tempo per pensarci, perché la malattia del presidente del Consiglio ha fatto slittare per ben due volte l’incontro con i giornalisti. E, infatti, qualcuno s’era pure spinto a far capire che Meloni sfuggisse alle domande, terrorizzata all’idea di incontrare i cronisti. I quali, curiosamente, invece di interpellare l’inquilina di Palazzo Chigi - chessò - sul Far west delle bollette oppure sulla sanità, hanno scelto di occuparsi del futuro di Mario Draghi o delle ipotetiche alleanze in Europa dopo le elezioni. Anche in questo caso si capisce: moglie e marito, appena svegli, la mattina discutono se sia meglio inviare a Bruxelles l’ex governatore della Bce al posto di Ursula von der Leyen o se sia meglio che la Meloni si allei con i tedeschi della Afd o con i socialisti. Sì, sono questioni che dividono e, soprattutto, che incombono. Probabilmente in redazione, non certo nelle case degli italiani.
Io credo che a tenere banco nelle discussioni domestiche sia la rata del mutuo e, dunque, il futuro dei tassi d’interesse che dipende da quella simpaticona di Christine Lagarde. Così come immagino che la principale preoccupazione che oggi riguarda milioni di persone sia il passaggio al mercato libero per gas ed energia elettrica. Probabilmente interessano anche le liste d’attesa nella sanità, così come l’occupazione. Volendo aggiungere questioni che in tutti i sondaggi stanno in cima alla lista dei problemi che angustiano le famiglie ci sono la sicurezza e l’immigrazione che, anche se la sinistra non lo vuole sentire, sono intimamente legate (non lo dico io, ma le statistiche).
Scendendo un po’ più in basso, cioè a cose che difficilmente conquistano la prima pagina ma che riguardano migliaia di persone, c’è il tema del futuro della Fiat, un tempo il più importante colosso industriale del Paese e oggi il gruppo più lesto a fare le valigie. Poi ci sono gli aiuti agli alluvionati dell’Emilia e, visto che siamo nei paraggi, anche se sia giusta la decisione di quella Regione di pagare i coltivatori affinché non facciano il loro mestiere, cioè coltivare la terra.
Sì, ci sarebbe stata un’infinità di domande da rivolgere al presidente del Consiglio in tre ore e mezza (la conferenza stampa più lunga della Repubblica, con 45 domande al posto delle dieci selezionate e contingentate dai precedenti premier) e da parte nostra, nell’edizione di ieri le avevamo anche indicate, sapendo che la nostra cronista non era tra le prescelte per interloquire con Giorgia Meloni.
Purtroppo, la categoria ha deciso di informare gli italiani sul futuro che attende Draghi e sul ruolo di Arianna. Su ciò che aspetta il Paese e i suoi cittadini bisognerà attendere la prossima conferenza stampa. Per ora le armi (dei cronisti e anche dell’onorevole Pozzolo) sono riposte.






