La nave di Banksy ferma 20 giorni. La Procura non esclude l’inchiesta
La nave Louise Michel a Lampedusa (Ansa)
  • La Louise Michel, l’imbarcazione finanziata dal graffitaro, colpita da un provvedimento amministrativo. I pm attendono l’informativa della Guardia costiera. Poi possono aprire un fascicolo per ostacolo dei soccorsi.
  • Non si blocca il flusso di migranti verso Roccella Jonica: 650 arrivi solo lunedì notte. Sono ripresi anche gli sbarchi in Sardegna. Va avanti l’alleggerimento di Lampedusa.

Lo speciale contiene due articoli.

Alla Louise Michel, ex imbarcazione della Marina francese finanziata dal graffitaro Banksy, è stato notificato il verbale di accertamento con il quale la Guardia costiera contesta alla Ong di aver violato le norme del Decreto immigrazione e di aver ostacolato il soccorso dei 180 passeggeri ritardando lo sbarco. Il fermo amministrativo, della durata di 20 giorni, si sviluppa su cinque pagine dattiloscritte, ed è scattato per tre precise ragioni: la nave ha effettuato salvataggi operati autonomamente in area Sar libica e maltese, non ha rispettato le indicazioni delle autorità italiane e ha caricato a bordo numero di persone eccessivo rispetto ai 60 posti per i quali è stata omologata. In particolare, la terza presunta violazione, fa riferimento all’ultima delle operazioni in mare, nella notte tra il 24 e il 25 marzo, durante la quale c’è stata una collaborazione tra la Guardia costiera italiana e l’equipaggio della nave Ong. Tra i naufraghi c’erano un adulto e un bambino in stato di incoscienza che «necessitavano di cure immediate per sindrome da annegamento». «Gli stessi», annota la Guardia costiera, «venivano trasbordati sulla motovedetta militare assieme al medico di bordo della Louise Michel e portati a Lampedusa». Inoltre, «mentre la nave procedeva verso nord, le stesse autorità italiane», è scritto nel verbale, avrebbero «chiesto alla Louise Michel di dirigersi rapidamente a Lampedusa a causa dei rischi dovuti al sovraffollamento a bordo». Con la sua condotta, quindi, la Louis Michel avrebbe «rallentato il raggiungimento di un porto di sbarco per i migranti salvati durante il primo intervento […] inducendo così a ridisegnare la decisione in modo da far convergere l’arrivo della Ong, per motivi di sicurezza e di urgenza, nel porto di Lampedusa».

La Banksy boat si trova quindi in stato di «fermo amministrativo», spiegano dalla Guardia costiera. «Abbiamo ricevuto un ordine di detenzione ufficiale domenica pomeriggio», spiegano gli attivisti della Ong, «e stiamo valutando i prossimi passi contro questo ordine». In Procura per ora si sono limitati a raccogliere una rassegna stampa, in attesa che dalla Guardia costiera depositino le informative in cui, in modo particolare, viene ricostruita la contestazione che riguarda l’ostacolo delle operazioni di soccorso. «Al momento», spiega a La Verità il capo della Procura di Agrigento, Salvatore Vella, «si tratta di un procedimento amministrativo. Aspettiamo la documentazione e, se dovessero emergere questioni di rilievo penale o ipotesi di reato, ce ne occuperemo». Mentre dalla Ong, sprezzanti del provvedimento di fermo, alzano il tiro: «Siamo a conoscenza di decine di imbarcazioni in difficoltà proprio davanti all’isola in questo momento, eppure ci viene impedito di prestare assistenza. È inaccettabile! Le autorità europee sono perfettamente consapevoli delle persone in difficoltà nella loro zona Sar, tuttavia impediscono alla Louise Michel di lasciare il porto e di prestare assistenza».

Non solo. Morana Milijanovic, capomissione della Louise Michel, fornisce una versione totalmente in contrasto con quella fornita dalla Guardia costiera: «Dopo il primo salvataggio non abbiamo ricevuto subito l’indicazione di un porto sicuro, che è arrivata solo dopo qualche ora. Nel frattempo siamo stati impegnati in una seconda operazione, quindi ci siamo diretti a Trapani, come ci era stato ordinato. Ma lungo la rotta abbiamo sentito il mayday lanciato da un aereo di Frontex e abbiamo risposto, come le leggi internazionali prevedono». Ma c’erano, come ricostruito dalla Guardia costiera, delle motovedette già in arrivo nel luogo segnalato. «Noi», replica Milijanovic, «non abbiamo visto nessuno, né le autorità italiane ce lo hanno comunicato. Invece abbiamo sentito chiaramente che ai pescatori tunisini che segnalavano barche in difficoltà veniva detto di aspettare, perché le motovedette erano tutte impegnate. C’erano molte imbarcazioni che chiedevano aiuto contemporaneamente e la Guardia costiera non era in condizioni di rispondere subito a tutti».

La timoniera della Louise Michel, Pia Klemp, una biologa marina tedesca trentacinquenne che era stata indagata nell’inchiesta sulla Iuventa (ha fatto parte anche dell’equipaggio della Sea Watch), ha dato subito forza ai motori. Ed è a lei, considerata responsabile della manovra, che è stato notificato il fermo amministrativo.

Anitta Hipper, portavoce della Commissione europea, nel frattempo ha fatto sapere di essere «in contatto con le autorità italiane. Ma», ha spiegato, «dobbiamo ancora vedere esattamente quali sono le condizioni specifiche sullo stato di fermo». I Radicali sono subito scesi in campo: «Offriamo un’alternativa concreta per contrastare quella che vuole essere l’orbanizzazione dell’Italia». Mentre dalla Ong Mediterranea di Luca Casarini mandano un messaggio al presidente Sergio Mattarella nel quale si chiede a Giorgia Meloni di «fermare la guerra alle Ong e di cooperare per salvare in mare più vite possibili, anche spingendo la latitante Unione europea a mettere in campo una missione coordinata di soccorso in vista di una estate che si preannuncia terribile». Con le Organizzazioni non governative che già si sfregano le mani.


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