Alla Milano Design Week 2026 l'operatore sperimenta il 5G Standalone per gestire accessi e accrediti. La rete, indipendente dal 4G, consente tempi di risposta più rapidi e maggiore capacità, mantenendo i check-in fluidi anche con migliaia di dispositivi connessi.
Il Fuorisalone diventa banco di prova per il 5G di nuova generazione. In occasione dell’edizione 2026 della Milano Design Week, Iliad sceglie di portare sul campo il 5G Standalone, la versione più avanzata della tecnologia mobile, applicandola a uno degli aspetti più critici degli eventi ad alta affluenza: la gestione degli accessi.
L’operatore, presente come partner tecnico della manifestazione, mette a disposizione la propria infrastruttura per supportare le procedure di check-in e accredito in alcuni eventi selezionati del circuito. Un utilizzo concreto, pensato per dimostrare come la rete possa reggere l’impatto di migliaia di utenti connessi contemporaneamente, tra ingressi, consultazione di informazioni e condivisione di contenuti.
Il sistema ruota attorno al Fuorisalone Passport, il passaporto digitale promosso da Fuorisalone.it: una registrazione unica che consente ai visitatori di ottenere un QR Code personale e accedere agli eventi della Brera Design Week. L’obiettivo è semplificare l’esperienza, evitando code e rallentamenti soprattutto nei momenti di maggiore affluenza.
Ed è proprio su questo punto che entra in gioco il 5G Standalone. A differenza delle reti 5G tradizionali, ancora appoggiate all’infrastruttura 4G, la versione «standalone» funziona in modo autonomo: lo smartphone comunica direttamente con l’antenna 5G. Un passaggio che si traduce in tempi di risposta più rapidi e maggiore capacità di gestione dei dispositivi connessi.
Nel contesto del Fuorisalone, questo significa check-in quasi istantanei e sistemi di accredito che restano stabili anche sotto pressione, quando migliaia di persone accedono contemporaneamente agli eventi.
Per Iliad si tratta di un ulteriore passo nel percorso avviato nel 2018, anno di ingresso nel mercato italiano, accompagnato da investimenti superiori ai 4 miliardi di euro per costruire una rete mobile nazionale. Dopo il lancio del Wi-Fi 7 nel 2025, l’operatore introduce ora anche il 5G Standalone, posizionandosi tra i primi in Italia a farlo.
Al di là del caso specifico, la tecnologia promette applicazioni più ampie: dalla realtà aumentata al cloud gaming, fino alle videochiamate in altissima definizione, con connessioni più stabili anche in ambienti affollati. Tra le funzionalità chiave c’è il cosiddetto network slicing, che permette di «ritagliare» porzioni di rete dedicate a servizi specifici, ottimizzando prestazioni e affidabilità senza incidere sul traffico generale.
Un test su scala reale, dunque, che punta a trasformare un evento complesso come il Fuorisalone in un laboratorio a cielo aperto per le reti del futuro.
Nel cuore della Lombardia, tra il verde del Parco dell’Adda e un sistema economico sempre più attento alla leva sportiva, il golf torna protagonista. Da domani all’11 aprile il Villa Paradiso Alps Open inaugura la stagione italiana dell’Alps Tour, portando sul campo del Golf Club Villa Paradiso oltre 130 professionisti provenienti da diversi Paesi.
L’appuntamento, aperto al pubblico, si inserisce in una strategia più ampia che vede Assolombarda puntare sul golf non solo come disciplina sportiva, ma come strumento di promozione territoriale e occasione di sviluppo economico. Il torneo rientra infatti nel progetto Open Horizons: Lombardia, Capitale del Golf, pensato per rafforzare il posizionamento della regione come punto di riferimento nazionale e internazionale del settore. I numeri raccontano un comparto tutt’altro che marginale. Secondo lo studio L’indotto del golf in Lombardia, il valore complessivo generato oscilla tra i 165 e i 185 milioni di euro. Una cifra che tiene insieme più livelli: dai ricavi diretti dei circoli, stimati tra 59 e 62 milioni, fino all’impatto turistico, che rappresenta la quota più consistente con un range tra 103 e 118 milioni. Più contenuto, ma comunque significativo, il contributo legato alla vendita di attrezzature e abbigliamento, mentre i grandi eventi continuano a incidere, con l’Open d’Italia che in regione vale tra 8 e 9 milioni a edizione.
La Lombardia, del resto, è già oggi il principale polo golfistico italiano. Con 65 circoli affiliati alla Federazione Italiana Golf — pari al 18% del totale nazionale — e oltre 26 mila tesserati, quasi un terzo dei golfisti italiani, la regione si colloca davanti a realtà consolidate come Piemonte, Veneto e Lazio.
In questo contesto, il progetto Open Horizons mira a costruire una rete stabile tra istituzioni, club e imprese. L’obiettivo è quello di trasformare il golf in un sistema integrato capace di generare valore lungo tutta la filiera: dallo sport al turismo, fino alle relazioni economiche. Un’impostazione che punta a superare la dimensione puramente sportiva, per diventare leva strategica di attrattività. Accanto al circuito professionistico, si muove anche il calendario dedicato al mondo imprenditoriale. Nei giorni scorsi è partita infatti l’edizione 2026 del Assolombarda Golf Tour, un percorso in cinque tappe che toccherà alcuni dei principali circoli lombardi e farà nuovamente tappa proprio al Villa Paradiso l’8 maggio. Un’iniziativa che ha recentemente ottenuto un riconoscimento agli Italian Golf Awards, premiata per il suo rilievo nazionale tra i circuiti a brand golfistico.
Il filo conduttore resta lo stesso: utilizzare il golf come piattaforma di connessione, capace di mettere in relazione sport, territorio e impresa. Un modello che, almeno in Lombardia, sta provando a trasformare una disciplina di nicchia in un asset economico sempre più strutturato.
Nel mondo dello sport, dove il linguaggio è spesso quello della competizione, arriva un messaggio che va oltre il risultato. Dal 7 al 12 aprile il Centro Sportivo Italiano di Milano chiama a raccolta società, atleti e appassionati per una mobilitazione contro la violenza di genere. Il nome scelto è diretto: Fuori Rosa: la violenza di genere non si convoca.
L’iniziativa si sviluppa soprattutto sui social, ma coinvolge concretamente i campi e le palestre di tutta la provincia. Oltre 650 società sportive affiliate al comitato milanese sono invitate a partecipare con un gesto simbolico: esporre un cartellino rosa prima delle partite o durante gli allenamenti, condividendo immagini e contenuti per ribadire un concetto semplice — la violenza non ha spazio, nemmeno nello sport. A dare visibilità alla campagna è anche un video che riunisce volti noti di discipline diverse. Dal calcio femminile con Lavinia Tornaghi e Haley Bugeja, al basket con Giampaolo Ricci, fino al volley con Damiano Catania e Tommaso Ichino. Sport diversi, un’unica presa di posizione: rompere il silenzio.
Dietro la mobilitazione c’è un tema che resta urgente. Secondo i dati più recenti dell’Istat, in Italia oltre 6 milioni di donne hanno subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale. Un fenomeno che riguarda anche da vicino il territorio lombardo e che chiama in causa non solo le istituzioni, ma l’intera società.
Per il Csi Milano, lo sport ha un ruolo che va oltre l’attività agonistica. Ogni giorno, nei campi e negli oratori, passa un’idea di educazione che coinvolge migliaia di giovani. È su questo terreno che si inserisce Fuori Rosa, con l’obiettivo di trasformare una settimana di sensibilizzazione in un percorso più ampio e continuo. La campagna rientra infatti nelle Giornate a Tema, un progetto con cui alcune giornate di campionato vengono dedicate a questioni sociali ritenute centrali. In questo caso, il focus è sulla prevenzione e sul riconoscimento della violenza di genere, anche attraverso strumenti concreti messi a disposizione delle società sportive. A supporto dell’iniziativa, il comitato milanese ha attivato una collaborazione con la Rete Antiviolenza Milano e con la Rete Artemide, che hanno contribuito con materiali informativi e di supporto. L’obiettivo è rendere le comunità sportive più consapevoli e preparate ad affrontare situazioni di violenza, dentro e fuori dai contesti agonistici.
Il messaggio, alla fine, è lineare: lo sport non può restare neutrale. In una realtà che coinvolge oltre 100 mila atleti e centinaia di società solo nell’area milanese, la scelta è quella di utilizzare il campo come spazio educativo, capace di trasmettere valori che vanno oltre il gioco.





