Sanremo 2026, la scaletta della finale: l’ordine di uscita dei 30 Big e gli ospiti dell’ultima serata
All’Ariston l’atto conclusivo della 76ª edizione del Festival di Sanremo: tutti i Campioni tornano in gara prima del verdetto finale. Ospiti Andrea Bocelli, i Pooh al Suzuki Stage e collegamento con Max Pezzali dalla nave Costa Toscana.
Stasera si chiude il sipario sulla 76ª edizione del Festival. L’ultima serata, quella che consegna il Leone d’oro e il biglietto per l’Europa, si apre alle 20.40 su Raiuno con la sigla dell’Eurovisione e con i padroni di casa: Carlo Conti e Laura Pausini, affiancati per la finalissima da Giorgia Cardinaletti e Nino Frassica.
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Finale Sanremo 2026 - La scaletta.pdf
La formula è quella ormai nota: tutti e trenta i Campioni tornano a esibirsi e il voto viene ripartito tra televoto (34%), sala stampa, tv e web (33%) e giuria delle radio (33%). Al termine delle esibizioni verrà stilata una classifica complessiva che terrà conto anche delle serate precedenti. I primi cinque, annunciati senza ordine di piazzamento, si sfideranno un’ultima volta davanti alle tre giurie. Solo allora si conoscerà il vincitore, chiamato a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026 in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio.
La gara prende il via alle 20.45 con Francesco Renga e Il meglio di me. Subito dopo è il turno di Chiello con Ti penso sempre e di Raf con Ora e per sempre. La prima parte della serata prosegue con le Bambole di pezza (Resta con me), Leo Gassmann (Naturale), Malika Ayane (Animali notturni) e Tommaso Paradiso (I romantici). Spazio poi a J-Ax con Italia starter pack, al duo formato da LDA e Aka 7even con Poesie clandestine e a Serena Brancale con Qui con me. La scaletta continua con Patty Pravo (Opera), Sal Da Vinci (Per sempre sì), Elettra Lamborghini (Voilà) ed Ermal Meta (Stella stellina).
Nella seconda parte della maratona si alternano Ditonellapiaga (Che fastidio!), Nayt (Prima che), Arisa (Magica favola) e Sayf (Tu mi piaci tanto). Dalla nave Costa Toscana è previsto il collegamento con Max Pezzali, mentre sul palco dell’Ariston arrivano Levante con Sei tu e il duo Fedez e Marco Masini con Male necessario.
Dopo la mezzanotte si entra nell’ultima parte della competizione con Samurai Jay (Ossessione), Michele Bravi (Prima o poi), Fulminacci (Stupida fortuna) e Luchè (Labirinto). Nel finale si esibiscono Tredici Pietro (Uomo che cade), Mara Sattei (Le cose che non sai di me), Dargen D'Amico (AI AI), Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare), il duo Maria Antonietta e Colombre con La felicità e basta e, a chiudere la gara, Eddie Brock con Avvoltoi.
La finale non è solo competizione. All’Ariston è atteso Andrea Bocelli, che propone Il mare calmo della sera e Con te partirò, in un passaggio che richiama anche la figura di Pippo Baudo, tra i primi a credere nel tenore toscano. In piazza Colombo, al Suzuki Stage, i Pooh celebrano sessant’anni di carriera con Uomini soli. È previsto anche un momento di raccoglimento con l’intervento di Gino Cecchettin, che porterà un messaggio contro il femminicidio.
Quando il televoto verrà chiuso, inizierà la lettura della classifica dal trentesimo al sesto posto. Poi l’annuncio dei cinque finalisti, il nuovo voto e la consegna dei premi collaterali, dal Mia Martini al riconoscimento per il miglior testo e per la miglior composizione musicale, fino al Premio Tim. Infine resteranno in due. A quel punto il nome del vincitore della 76ª edizione sarà pronunciato e l’Ariston ascolterà ancora una volta la canzone che ha conquistato il Festival, prima dei saluti finali e dei titoli di coda, ben oltre la mezzanotte.
Il deserto giordano patrimonio Unesco inizia a liberarsi dalla plastica grazie a Plastic Free Onlus. Il progetto punta a proteggere l’ecosistema, creare 100 posti di lavoro e coinvolgere le comunità locali, con particolare attenzione alle donne.
Il Wadi Rum, una delle aree desertiche più iconiche al mondo e patrimonio dell’Unesco, punta a diventare progressivamente plastic free. Al centro del progetto ci sono la tutela di un ecosistema fragile e la creazione di almeno 100 nuovi posti di lavoro, con un’attenzione particolare all’inclusione femminile. L’iniziativa si svolge nel Sud della Giordania, tra Aqaba e l’area protetta del Wadi Rum, e vede l’Italia protagonista con il contributo di Plastic Free Onlus.
Il percorso è nato dal dialogo con Sua Eccellenza Thabet Al-Nabulsi, Commissario al Turismo e agli Affari del Sud del governo giordano, con l’obiettivo di definire una strategia concreta per ridurre la plastica nelle aree protette del Paese. La strategia si inserisce nella più ampia politica ambientale giordana, guidata dalla Casa Reale, che punta a trasformare la Giordania in uno dei Paesi più green del Medio Oriente.
Plastic Free Onlus, attiva dal 2019 nella lotta contro l’inquinamento da plastica, accompagna il progetto con la sua esperienza sul campo. Dal 2024, le missioni dell’associazione nel Wadi Rum hanno già portato alla rimozione di oltre tre tonnellate di rifiuti, tra plastica, lattine, copertoni e mozziconi di sigaretta, anche nelle zone più remote del deserto. Le operazioni sono state realizzate in collaborazione con i beduini locali e i ranger della riserva naturale.

«L’incontro con Sua Eccellenza Al-Nabulsi rappresenta un passaggio strategico fondamentale per costruire un modello sostenibile che unisca tutela ambientale e sviluppo sociale – spiega Silvia Pettinicchio, Global strategy director di Plastic Free Onlus –. L’azione concreta sul campo è la base di ogni strategia credibile: abbiamo rimosso tonnellate di rifiuti e costruito relazioni solide con la comunità locale. Rendere plastic free il Wadi Rum significa proteggere uno degli ecosistemi più preziosi della regione e generare nuove opportunità economiche per le persone del territorio. Non c’è vera sostenibilità senza inclusione sociale, e per questo il coinvolgimento delle donne è centrale nel progetto».
Nei prossimi giorni sono previste nuove spedizioni di pulizia congiunte tra Plastic Free e i ranger del Wadi Rum. Saranno il primo passo concreto verso una trasformazione strutturale che punta a coniugare ambiente, sviluppo economico e cooperazione internazionale.
Al Senato si è tornato a parlare di luce, ma non solo in senso figurato. Al centro del confronto, questa volta, c’è l’illuminazione pubblica e il suo possibile ruolo nella transizione energetica e digitale del Paese. Nella Sala Caduti di Nassirya si è tenuta la conferenza stampa dedicata allo «smart lighting», promossa dalla senatrice Clotilde Minasi, partendo dai dati di uno studio di Assil, l’associazione dei produttori di illuminazione, realizzato con il Politecnico di Milano.
Il tema è tutt’altro che tecnico per addetti ai lavori. In Italia ci sono circa 10 milioni di punti luce pubblici e, anche se il 65% è già passato al LED, restano ancora circa 3,5 milioni di impianti da aggiornare. Ed è proprio su questo fronte che si gioca una partita importante, sia in termini di risparmio energetico sia di modernizzazione delle città.
In questo contesto si inserisce il Disegno di legge n. 1700, depositato in Senato, che punta a dare un quadro di riferimento per rendere più efficienti l’illuminazione pubblica e quella degli edifici pubblici attraverso sistemi digitalizzati di ultima generazione. L’obiettivo è chiaro: ridurre consumi ed emissioni, ma anche migliorare la gestione degli impianti, la sicurezza e la qualità del servizio.
La proposta guarda a soluzioni basate su Led, sensori di luminosità e piattaforme di gestione da remoto, capaci di integrare funzioni di monitoraggio, automazione e manutenzione predittiva. In pratica, un’illuminazione che non si limita ad accendersi e spegnersi, ma che può essere controllata in modo intelligente e centralizzato, con benefici anche sui costi di gestione per le amministrazioni.
Lo studio di Assil e Politecnico di Milano disegna tre possibili scenari. Il più prudente prevede la semplice sostituzione degli impianti obsoleti con corpi illuminanti a Led. Quello più avanzato, invece, immagina una vera evoluzione tecnologica, con una diffusione capillare di sistemi intelligenti in linea con l’idea di smart city e con gli obiettivi della direttiva europea Epbd.
I numeri danno la misura dell’impatto. Nello scenario base, il risparmio energetico stimato è di 1,7 GWh, pari a circa 11.950 alberi «equivalenti» piantati ogni anno e a una riduzione di 424 tonnellate di CO2. Nello scenario più avanzato si arriverebbe a 2,4 GWh, con l’equivalente di 17.435 alberi e 619 tonnellate di CO2 in meno.
E non si parla solo di lampioni. L’illuminazione pubblica esterna è un esempio di un approccio che potrebbe estendersi anche alla gestione del patrimonio pubblico. Secondo i dati, l’introduzione di sistemi di smart lighting può portare a risparmi energetici fino al 70-80% rispetto agli impianti tradizionali, a seconda dei contesti.
Il disegno di legge viene presentato come a costo zero per le finanze pubbliche e inserito nel percorso di transizione digitale ed ecologica delle infrastrutture urbane. L’idea è costruire una rete nazionale di illuminazione «intelligente», in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, che punta a una forte riduzione delle emissioni entro il 2030. Se il testo verrà approvato, entro sei mesi la Conferenza Stato-Regioni dovrà adottare le linee guida nazionali, che saranno poi aggiornate ogni tre anni per restare al passo con l’evoluzione tecnologica e le pratiche europee.
Per il settore, si tratta di un passaggio considerato decisivo. «La presentazione di questo Disegno di Legge rappresenta un punto importante per la diffusione delle tecnologie di illuminazione di qualità», ha detto Carlo Comandini, presidente di Assil, sottolineando come il provvedimento possa trasformare l’illuminazione pubblica da semplice voce di spesa a leva strategica per la transizione digitale ed ecologica del Paese.





