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Brad Pitt, Pro Vita e Famiglia: «Orgoglioso di Shiloh figlia gender variant? Poveri noi»

Brad Pitt, Pro Vita e Famiglia: «Orgoglioso di Shiloh figlia gender variant? Poveri noi»
Brad Pitt (Ansa)

«La figlia Shiloh si fa chiamare John e Brad Pitt dice di essere un padre 'orgoglioso di quello che ha scelto di essere'. All'attore vorremmo dire che gender variant si diventa non per natura, ma perché si rifiuta la natura. Brad Pitt provi a pensare di essere intensamente una donna, non perderà mai gli attributi. La natura, che piaccia o no, è chiara. Sono le nostri menti ad entrare in contrasto con lei" hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus rispetto alle ultime dichiarazioni dell'ex marito di Angelina Jolie sulla loro figlia Shiloh, gender variant.

«La coppia, attivista pro Lgbt, non ha chiaro forse che una vita in opposizione al sesso di nascita, sarà una lotta e una sofferenza e che educare significa proprio sottrarre i figli alla dittatura degli istinti anche attraverso la verità della loro storia» hanno continuato Brandi e Coghe.

«Chissà se qui in Italia, qualora dovesse entrare in vigore il Ddl anti omotransfobia Zan, potremo mai più dire 'poveri noi e povera Shiloh' che è sempre una bambina e sarà poi una donna ma che, essendo frutto di un esperimento diseducativo, non potrà godere della sua natura e delle sue qualità genetiche innate» hanno concluso Bandi e Coghe.

Lo ha detto all’Ansa Shervin Haravi, avvocata e attivista iraniana, parlando anche delle giocatrici della nazionale femminile di calcio dell’Iran che si sono rifiutate di cantare l’inno della Repubblica islamica.

«Questo rifiuto e questa presa di posizione dimostrano una delle più importanti forme di disobbedienza civile portate avanti dalle donne iraniane che vivono delle preoccupazioni continue e sono tristi per tutto quello che sta accadendo nel loro Paese, perché non è possibile pensare che qualcuno sia felice della guerra.Nessuno è felice della guerra, anche se una parte degli iraniani sta accettando anche l’intervento militare, ma perché ha quel minimo di speranza che il regime possa cadere. Si deve cercare di porre fine a questo conflitto il prima possibile e procedere con una via che porti alla fine di questo regime e l’inizio di un processo di democratizzazione dell’Iran. Il coraggio è la forma di disobbedienza più forte delle iraniane».

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