- La maggioranza congela le prospezioni per 18 mesi. Però lo sfruttamento del giacimento italogreco procederà sul lato di Atene. E a goderne sarà Parigi.
- La guerra tra Italia e Francia fa altre vittime: sono il gruppo di Collecchio e i nostri allevatori. Saremo invasi dal loro latte e avremo anche la beffa di aver pagato multe salatissime per le famose quote, dopo aver distrutto la zootecnia nazionale.
- La Bce non intende rialzare i tassi per tutto il 2019 e potrà anche ricorrere alle aste di lungo periodo. La crisi del manifatturiero tocca la Germania: paga il rallentamento cinese nell’auto.
Lo speciale contiene tre articoli.
Mai fino a ora il governo era stato così vicino a una crisi politica come quella di mercoledì sera. Secondo fonti governative di entrambi i partiti della maggioranza, a oltre sette mesi dal suo insediamento, l’esecutivo Conte ha seriamente traballato sul nodo delle trivelle. Un nodo che si è risolto durante un vertice notturno lasciando però dietro di sé uno strascico che si farà sentire durante le elezioni in vista: sia le Regionali che le Europee. Non a caso Matteo Salvini ha sintetizzato così: «Da oggi cominciamo a imporre dei sì, diremo no solo agli sbarchi».
Per il momento la pace politica è stata raggiunta depositando un emendamento radicalmente riformulato. La proposta di modifica al decreto legge Semplificazioni è stata presentata nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato alla riapertura dei lavori.
In pratica, fino all’adozione di un piano definitivo in tema di perforazioni ed estrazioni energetiche sono sospesi i procedimenti amministrativi «relativi al conferimento di nuovi permessi di prospezione e di ricerca». Sono fatti salvi i procedimenti «in corso o avviati successivamente alla data di entrata in vigore» del decreto legge semplificazioni, relativi alle istanze di:
1proroga di vigenza delle concessioni di coltivazioni di idrocarburi in essere;
2 rinuncia a titoli minerari vigenti o alle relative proroghe;
3sospensione temporale della produzione per le concessioni in essere;
4riduzione dell’area di variazione dei programmi lavori e delle quote di titolarità.
La sospensione «non si applica ai procedimenti relativi al conferimento di concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi pendenti alla data di entrata in vigore» del decreto legge.
Resta inteso che «nelle more dell’adozione del piano», si legge nella proposta di modifica, «non è consentita la presentazione di nuove istanze di conferimento di concessioni di coltivazioni».
Il ministro Sergio Costa, che dopo essersi rifiutato di firmare il testo originario ha fatto saltare il banco ieri ha celebrato l’emendamento: «Questi 18 mesi servono per togliere l’articolo 38 dello Sblocca Italia che considera la trivellazione come la priorità strategica del Paese Italia. Penso che non sia una priorità strategica. Bisogna mettere a frutto questi 18 mesi per costruire quello che chiamo un pensiero nobile ambientale ulteriore».
Se ancora non fosse chiaro, la direzione dettata dai 5 stelle porta a una politica che vede nelle perforazioni il nemico. Una politica che rischia di trascinare l’Italia in una direzione problematica. Non certo perché i canoni delle concessioni aumentano di 25 volte ma perché il decreto, che le associazioni di categoria del comparto energetico hanno soprannominato «Maduro», contiene due punti di instabilità industriale.
Nel testo, si legge nel comunicato diffuso dall’associazione di estrattori «Per l’Energia nazionale», «si dispone un blocco indiscriminato di tutte le procedure amministrative, anche di quelle regionali, in barba al titolo V della Costituzione. A valle di questo blocco, lo Stato dovrà approvare un piano regolatore degli idrocarburi sulla base di criteri vaghi tra i quali non figurano né criteri di natura scientifica, né criteri legati al fabbisogno».
Soprattutto, le future concessioni perderanno i titoli di pubblica utilità. Il che renderà la trattativa con i Comuni e con i privati, proprietari di lotti di terra interessati alle perforazioni, un terno al lotto. Chiunque potrà fare trattative individuali rendendo la possibilità di sviluppare infrastrutture energetiche un ideale remoto e molto difficile da raggiungere. Non a caso anche i sindacati del settore hanno lanciato l’allarme.
«Sbagliato e controproducente». La segretaria generale della Femca-Cisl, Nora Garofalo, bolla così l’accordo raggiunto dalla maggioranza. «Diciotto mesi di moratoria, che possono diventare addirittura 24, e canoni più alti di 25 volte», spiega Garofalo, «si tradurranno in una crisi del settore. Inoltre, ci preoccupa seriamente il futuro dei 15.000 addetti – tanti sono i lavoratori diretti e dell’indotto delle trivellazioni – e che coinvolgono regioni quali la Emilia Romagna, le Marche e giù fino alla Sicilia».
All’interno di tutta la polemica ambientalista, manca un dettaglio che è quello che rischia di rendere la vicenda paradossale. Nelle acque a Sudest di Santa Maria di Leuca c’è un giacimento di gas. Il suo nome in codice è «Fortuna prospect». Per metà è in territorio italiano e per metà in quello greco. Con la moratoria sul nostro versante tutto viene congelato. Il governo greco che già è più avanti rispetto a noi non ha alcun obbligo di far fermare i lavori. In questo modo le aziende che hanno in concessione il blocco greco non appena inizieranno a perforare potranno appropriarsi anche del gas italiano.
«In Grecia i titoli sono già stati assegnati», spiega alla Verità, l’avvocato David Turco che rappresenta la concessionaria italiana Global Med, «e i dati della sismica (il carotaggio prospettivo, ndr) sono già disponibili. Si stima che il Fortuna prospect possa avere una dimensione assimilabile a quello egiziano di Zohr. Una tale incertezza rischia di favorire altri player». E proprio qui sta il paradosso: il 50% della concessione greca è in mano ai francesi di Total. Da un lato i 5 stelle attaccano la Francia e denunciano il colonialismo praticato da Parigi. Sono in atto profonde tensioni attorno all’acquisizione dei cantieri di Saint Nazaire da parte di Fincantieri e il governo per assecondare una fetta di ambientalista rischia di tagliare il ramo (energetico) su cui sta seduto. Parigi cerca di bloccare l’espansione dei cantieri e noi forniamo loro le chiavi della cassaforte energetica del mare Ionio. Forse l’aggettivo paradossale è un po’ limitativo.
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