Il dolore pulsa nell’avambraccio di Maria come un martello pneumatico che non conosce sosta. È il 10 dicembre 2025 e siamo in fila davanti allo sportello del Cup di Avellino, circondati da quell’odore stantio di disinfettante e rassegnazione che impregna le sale d’attesa della sanità pubblica. Maria ha 82 anni e una frattura scomposta rimediata giocando con i nipoti, un incidente banale che, però, ha urgente bisogno di cure. Quando il display chiama il suo numero, l’operatrice le comunica che la prima data disponibile per una radiografia è il 7 febbraio 2026. Maria è sconsolata. Ci facciamo stampare la prenotazione, quel foglietto di carta che si rivela essere il corpo del reato.
In basso c’è scritta la frase che segna l’inchiesta: «Il paziente ha rinunciato a una prima disponibilità in data 10/12/2025». Maria sgrana gli occhi, incredula: legge che lei avrebbe rifiutato una visita per quello stesso pomeriggio che nessuno, però, le ha mai proposto. «Scusate, ma io non ho rinunciato a un bel niente, che è sta storia?», sbotta l’anziana, mentre l’impiegata dall’altra parte del vetro ammutolisce, colta in flagrante. Non è un errore del sistema, non è una svista informatica. È una truffa ai danni dei pazienti della Regione Campania. Un trucchetto che accade ogni giorno ma che viene ignorato finché non si decide di grattare via la vernice della propaganda sanitaria. Quello che è successo a Maria non è un caso isolato, ma il tassello di un mosaico ben più inquietante che ho iniziato a ricostruire nella mia inchiesta per Fuori dal Coro partendo da una segnalazione arrivata a fine novembre. La lettera da Ariano Irpino che portava la firma di Mario, un uomo di 46 anni la cui vita è appesa a un filo sottilissimo per una funzione polmonare ridotta al 20% e gravi problemi cardiaci. Il suo medico gli prescrive una visita cardiologica urgente da effettuare entro 30 giorni ma la risposta del Sistema sanitario nazionale è una sentenza di condanna: appuntamento al 22 settembre 2027. Un anno e mezzo di attesa per un uomo che potrebbe non avere tutto quel tempo a disposizione per vivere.
Ma anche in questo caso il dettaglio diabolico emerge con prepotenza. Infatti sulla sua prenotazione, in quella riga in calce che nessuno legge mai, c’è scritto che lui stesso ha rinunciato a una prima visita offerta per il 2 dicembre 2025. È così dappertutto, dalla provincia al centro città, fino alle isole. Infatti a Ischia ho incontrato la mamma di Riccardo, 19 anni, che mi ha raccontato il calvario che suo figlio sta vivendo. Il ragazzo rischia un trapianto della cornea per un grave danneggiamento all’occhio e per lui non ci sono visite oculistiche prima del 7 gennaio 2027. Un anno è un tempo infinitamente lungo per una situazione così fragile. Un ragazzo giovane che sogna di entrare nell’esercito e che rischia di infrangere i suoi sogni per colpa di chi dovrebbe solamente aiutare a guarire.
E come negli altri casi anche lui, secondo il sistema sanitario campano, ha consapevolmente rinunciato a una visita il 26 marzo 2026. Ma quello che non riusciamo a capire è perché un malato grave, che rischia la vita ogni giorno, dovrebbe rifiutare una visita immediata per accettarne una tra un anno? È illogico, è assurdo, è falso. È approfittarsi di pazienti fragili che non possono e non sanno come difendersi da questo sistema.
Decido di andare in fondo a questa vicenda e concordo con il direttore di partire subito per la Campania. Così, rispolverando l’ultimo report ufficiale della Regione, presentato nel maggio 2025, leggo pagine di grafici colorati e autocelebrazioni fino a che non arrivo a pagina dodici. Ed ecco la chiave di volta che spiega il meccanismo della truffa. Infatti il report spiega che «il Servizio sanitario deve offrire la prima disponibilità compatibile con la richiesta del medico», ma aggiunge una clausola micidiale: «Nel caso sia il paziente a rinunciare alla prestazione, allora quella stessa attesa non rientra più nei monitoraggi ufficiali». Basta un «no» messo a verbale e il ritardo sparisce. Non pesa più sulle statistiche, non conta più nelle liste d’attesa.
È così che i numeri tornano a posto: l’attesa diventa una scelta del paziente, non un fallimento del sistema. Un trucco che fa comodo a tutti, tranne ai malati.



