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Rinunciano all’esame a loro insaputa. Così gli ospedali raggirano i pazienti
iStock
Un ragazzo con un problema all’occhio, un uomo con i polmoni compromessi, un’anziana fratturata: al Cup si cerca di fregare chiunque. C’è bisogno di un «no» a verbale per truccare le statistiche sulle liste di attesa.

Il dolore pulsa nell’avambraccio di Maria come un martello pneumatico che non conosce sosta. È il 10 dicembre 2025 e siamo in fila davanti allo sportello del Cup di Avellino, circondati da quell’odore stantio di disinfettante e rassegnazione che impregna le sale d’attesa della sanità pubblica. Maria ha 82 anni e una frattura scomposta rimediata giocando con i nipoti, un incidente banale che, però, ha urgente bisogno di cure. Quando il display chiama il suo numero, l’operatrice le comunica che la prima data disponibile per una radiografia è il 7 febbraio 2026. Maria è sconsolata. Ci facciamo stampare la prenotazione, quel foglietto di carta che si rivela essere il corpo del reato.

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