L’ex parlamentare e coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini ha lasciato ieri gli arresti domiciliari nella sua villa di Pian dei Giullari, a Firenze, ed è tornato in carcere, presso la casa circondariale di Sollicciano, nel capoluogo toscano. Alla base della decisione, assunta dalla Procura generale di Firenze, c’è l’accusa di essere evaso più volte dalla detenzione per partecipare a delle cene. In mattinata, agenti della polizia hanno dato esecuzione dunque a un’ordinanza del Tribunale di sorveglianza del capoluogo toscano hanno condotto Verdini in carcere. Quest’ultimo, 72enne, deve scontare un cumulo di pene per una serie di condanne per bancarotta: dal gennaio del 2021 sta scontando una condanna definitiva a sei anni per la bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino, di cui è stato presidente. Inoltre, l’ex senatore è stato condannato, sempre in via definitiva, a cinque anni e mezzo per il fallimento della Società Toscana Edizioni. Quando, nel novembre del 2020, una sentenza della Corte di Cassazione trasformò in definitiva la condanna per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino, Verdini fu associato al carcere romano di Rebibbia ma, allo scoppiare della pandemia, gli furono concessi gli domiciliari.
Quanto alle evasioni che gli vengono contestate, si tratta di tre partecipazioni a delle cene avvenute nella Capitale con politici e dirigenti dell’Anas. Verdini, in realtà, aveva richiesto e ottenuto dei permessi dal Tribunale di sorveglianza per delle cure mediche ma, una volta a Roma, non aveva rispettato i paletti messi dai magistrati alla sua trasferta. Alle cene in questione, alle quali non avrebbe potuto partecipare, Verdini è stato notato da alcuni investigatori della Guardia di finanza che stavano conducendo un’inchiesta per corruzione su di lui e il figlio Tommaso, su indicazione di Piazzale Clodio. Dopo l’arresto di quest’ultimo, nel dicembre scorso, il Tribunale di sorveglianza aveva aperto un procedimento e il 22 febbraio si è celebrata l’udienza, nel corso della quale la Procura generale aveva chiesto la revoca dei domiciliari per l’ex parlamentare. Di fronte alle richieste dell’accusa, Verdini si è difeso, attraverso il proprio legale Marco Rocchi, affermando di ritenere di poter partecipare alle cene in questione, essendo autorizzato a pernottare a Roma.
Lo scorso dicembre i pm romani, nell’ambito di un’inchiesta su consulenze e appalti Anas, hanno chiesto gli arresti domiciliari per Tommaso Verdini e per altre quattro persone. Tra gli indagati, come detto, anche lo stesso Denis Verdini. In questo procedimento gli inquirenti ipotizzano per Verdini jr i reati di turbativa d’asta e corruzione. Tommaso Verdini è infatti responsabile della società «Inver», che si occupa di consulenze ad aziende che partecipano a gare d’appalto per lavori pubblici. L’indagine è partita a maggio dell’anno scorso e a luglio le Fiamme gialle avevano effettuato alcune perquisizioni nell’abitazione dell’indagato che negli uffici della società in questione.
Nel periodo relativo alle indagini si collocano i tre episodi che hanno portato alla revoca dei domiciliari per Verdini senior: il 26 ottobre 2021 e il 30 novembre 2021 presso il ristorante di proprietà del figlio Pastation e, infine, l’11 gennaio 2022 in occasione di una cena a casa di Tommaso Verdini con delle persone che l’ex parlamentare non era autorizzato a incontrare.
Secondo il Tribunale di sorveglianza fiorentino, infatti, Verdini era autorizzato, una volta a Roma, ad uscire dalle 10 alle 14 e a rientrare dopo le cure a casa del figlio, dove avrebbe però potuto avere contatti solo con familiari stretti.



