Lui si percepisce Gesù e tutti gli altri San Pietro dopo che il gallo ha cantato tre volte. Fra traditori e traditi, l’Olimpiade della Rai finisce poco evangelicamente a pani e pesci in faccia. Poiché degli scioperi delle firme non si accorge mai un cane (neppure quello che correva sulla pista di fondo a Tesero), ecco che a riaccendere il caso arrivano le dimissioni di Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport, costretto alla resa dal pressing dell’ad Giampaolo Rossi e dalla minaccia di tre giorni di sciopero (questi veri) alla fine dei Giochi da parte del corpaccione giornalistico grondante indignazione da tutti i pori.
Dopo 13 giorni in trincea nel suo ufficio di viale Mazzini, assediato dai comunicati dell’Usigrai e frustrato da un gelo paragonabile a quello di Sofia Goggia davanti agli exploit di Federica Brignone, ieri Petrecca si è arreso. Ha rimesso il mandato nelle mani dell’ad ma nel farlo ha voluto esagerare, postando su Instagram l’immagine di un affresco che rappresenta l’apostolo Matteo corredata dalla citazione di Cristo nell’Ultima cena: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Il paragone è un tantino impegnativo ma le coordinate allegate «Mt 26, 20-29» dimostrano che questa volta non ha preso cantonate.
L’interim della direzione di Raisport va al vice Marco Lollobrigida, giornalista sportivo di comprovato valore, impegnato a cantare le gesta dei pattinatori azzurri dall’Ice skating Arena di Assago. Comprese quelle della lontana cugina Francesca Lollobrigida, doppio oro con il piccolo Tommaso in braccio. Per proprietà transitiva è pure parente dell’attrice Gina detta la Bersagliera e del ministro meloniano Francesco Lollobrigida, dettaglio che per riflesso pavloviano potrebbe rimandare sulle barricate Usigrai, comitati di redazione e pattuglie di pasdaran di redazione legati a doppio filo a Pd e Movimento 5stelle.
Petrecca paga le gaffe della cerimonia d’apertura che ha dovuto commentare dopo il siluramento voluto dal Quirinale di Auro Bulbarelli, reo di avere rivelato in anticipo il giretto in tram del presidente Sergio Mattarella. Petrecca sconta banalità assortite («gli atleti spagnoli sono calienti, i brasiliani hanno la musica nel sangue») e l’aver scambiato la presidente del Cio per la figlia del capo dello Stato. Insomma era il capro espiatorio ideale per lenire la gastrite della sinistra tutta nei confronti di un’Olimpiade stupenda e osteggiata in ogni modo. Da qui il voto di sfiducia e l’accusa di «avere provocato la peggior figura di sempre alla Rai e alle redazioni. Un danno per i lavoratori e per gli spettatori che pagano il canone».
Mentre l’autonominato San Paolo si dirige verso il Golgota, è interessante notare come «dei lavoratori e dei paganti il canone» importasse meno di zero ad Usigrai, dirigenti e affini tre anni fa quando, sul palco del festival di Sanremo e davanti a 12 milioni di italiani, Fedez e Rosa Chemical mimarono un amplesso gay con lingue guizzanti mentre Chiara Ferragni faceva pubblicità occulta a Instagram danneggiando l’azienda. O quando, all’inizio della guerra in Ucraina (febbraio 2022), la Rai mandò in onda i videogiochi ArmA3 e War Thunder scambiandoli «per la contraerea di Kiev che cerca di abbattere un aereo da combattimento di Putin». O ancora quando Rainews24 fece credere che una vecchia esplosione a Tianjin in Cina fosse «un bombardamento russo sulle città ucraine». Con la comica postilla: «Lo abbiamo trovato in rete. Questa è una guerra tradizionale ma anche una narrazione social».
Erano fake news da nascondersi per un decennio, altro che le amenità di Petrecca. Ma allora nessuno fiatò, evidentemente i telespettatori (che si scompisciavano dal ridere) e i lavoratori della più grande azienda culturale del paese potevano essere gabbati senza un plissè. Nessun comunicato, nessuno sciopero, nessuna fiducia revocata. Il motivo era nobile: come stigmatizzare l’operato di direttori che trascorrevano i giorni di corta sul palco delle feste de L’Unità a intervistare in ginocchio Enrico Letta e Massimo D’Alema? E se Lucia Annunziata definiva gli ucraini «cameriere, camerieri, badanti, amanti» cosa vuoi che sia? Bastavano due righe di scusa.
Dos pesos y dos misuras, come da contratto. È simpatico notare l’indignazione irredimibile «per l’autorevolezza perduta» da parte degli stessi giornalisti che, subito dopo l’insediamento del governo di centrodestra, scrivevano sui loro profili che «se queste sono le Camere non oso immaginare il cesso». Con varianti letterarie del tipo: «Una Camera ai fasci e l’altra ai talebani, a posto». Servizio pubblico, chiamatela pure TeleMeloni. Il sindacato era in ferie anche quando, durante i mondiali di nuoto di Fukuoka, su RaiPlay si ascoltarono idiozie del tipo «Le olandesi sono grosse ma tanto a letto sono tutte alte uguali» e «Questa si chiama Harper, una suonatrice d’arpa. Non la si tocca, la si pizzica». Sessismo, bodyshaming? Ma va, vuoi mettere con i brasiliani che hanno la musica nel sangue?
Acqua passata, Petrecca all’ultima cena dopo i presunti sprechi. Ora il problema di Rossi e dei rossi è la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona. Probabile il ripristino di Bulbarelli, al quale andrebbe pure il premio Usigrai per il reporter dell’anno. Lo stramerita come risarcimento. In fondo quello di Mattarella sul tram è stato l’unico scoop Rai da medaglia d’oro.



