Nel caos ci sono andati di mezzo anche i giornalisti. Due feriti: un inviato di Rainews24 colpito da un sasso e un operatore di Local team che ha riportato una ferita sotto un occhio. A fine serata 15 persone (nove uomini e sei donne) sono state portate in Questura. Per tutti è scattato il foglio di via da Udine. Con l’accusa di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, invece, uno dei manifestanti è stato trasferito in carcere. E un secondo attivista è finito ai domiciliari per resistenza.
Ma il bilancio è pesante anche per chi indossava la divisa: undici feriti tra le forze dell’ordine. Sei poliziotti medicati a Udine (quattro con ferite lievi e due trattenuti in osservazione), altri quattro si sono recati autonomamente in ospedale per accertamenti. Un carabiniere è stato medicato sul posto per escoriazioni. Ma lo sforzo non si è limitato alle strade. Intorno allo stadio si è mossa una macchina di sicurezza con 239 operatori di polizia, 390 uomini dei reparti mobili, 12 unità cinofile, 12 team di artificieri, 14 squadre antiterrorismo, un idrante e un elicottero. Il dispositivo ha retto. Nessuna criticità durante il match. Ma si sono verificate una decina di violazioni al regolamento d’uso dello stadio per l’esposizione della bandiera palestinese.
Sono inoltre state denunciate tre persone: due uomini che hanno invaso il campo e una donna che durante l’invasione avrebbe inveito con violenza nei confronti del personale di polizia. Il questore di Udine, Antonio Pasquale de Lorenzo, ha sottolineato che «il risultato più importante è stato quello di non scendere al corpo a corpo coi manifestanti». E questo, ha spiegato, è stato possibile grazie ai «sistemi all’avanguardia, soprattutto in materia di antiterrorismo» che il ministero dell’Interno «ha permesso di utilizzare». La vicenda, però, non sembra chiusa. Gli investigatori stanno analizzando foto e videoriprese per risalire all’identità di altri facinorosi. E non è da escludere che saltino fuori ulteriori contestazioni penali.
Mentre gli organizzatori del corteo pro Pal continuano a soffiare sul fuoco: quella tra Italia e Israele è stata definita «la partita della vergogna». E subito dopo: «La Figc e lo sport italiano hanno scelto di giocare contro Israele come se nulla stesse accadendo, aver giocato questa partita significa aver normalizzato le politiche di occupazione israeliana».



