Ci sono le polpette di Lanzara, in provincia di Salerno; oppure dolci tradizionali preparati con ingredienti come miele, noci, mandorle o frutta secca; si confezionano anche torte e ciambelle e piccoli pani, soprattutto in Sicilia o in Abruzzo. A Milano si mangia il panettone avanzato a Natale. Il 3 febbraio si celebra in tutta Italia la festa di San Biagio, una solennità molto particolare: tante comunità, dal Nord Italia fino alla Sicilia, sono devote alla figura del Santo, noto per essere il protettore dei malati di gola e, per questo, una delle tradizioni del periodo è proprio quella della benedizione della gola che viene generalmente effettuata attraverso l’uso di due candele intrecciate, con cui si tocca la gola dei fedeli. Messe e processioni dedicate a San Biagio animano, poi, chiese e santuari dove si ringrazia il santo per la protezione della gola e si chiede anche la sua intercessione per la salute.
Biagio si ritiene che sia stato medico e vescovo di Sebaste, in Armenia. Secondo le diverse tradizioni, il suo martirio sarebbe avvenuto o sotto uno degli ultimi imperatori romani, generalmente Diocleziano o Licinio. Qualcuno ritiene, invece, che la sua morte sia avvenuta durante il regno di Giuliano l‘Apostata. Scoppiata la persecuzione, Biagio si allontanò dalla sua sede vescovile e andò a vivere in una caverna, dove guariva con un segno di croce gli animali ammalati. Scoperto da alcuni cacciatori in mezzo a un branco di bestie e denunciato al magistrato, venne catturato e rinchiuso in prigione, dove riceveva e sanava gli ammalati. Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire, essendoglisi conficcata in gola una lisca di pesce. La benedizione del santo lo risanò subito.
Fra tanti altri miracoli, operati anche durante le torture, merita particolare ricordo quello della vedova, alla quale un lupo aveva portato via un maialino. La donna, riavuta la sua bestia, in segno di riconoscenza portò dei cibi e delle candele al santo che, commosso, le disse: «Offri ogni anno una candela alla chiesa che sarà innalzata a mio nome e avrai molto bene e nulla ti mancherà».
Il culto di San Biagio nei Paesi europei presenta due aspetti, uno prevalentemente agricolo, l’altro ispirato a episodi della vita e del martirio. La sua festa, per il momento dell’anno in cui cade, è considerata da alcuni autori come la sopravvivenza cristiana di un’antica manifestazione agraria pagana. Questo avviene soprattutto in Macedonia, in Romania, in Grecia, nei Paesi slavi e anche in Italia. Fra gli aspetti del culto di San Biagio ricollegabili a episodi della sua vita il più importante è quello di taumaturgo per le malattie della gola. Dal miracolo del porcellino e dalla dimestichezza del santo con gli animali deriva il suo protettorato sul bestiame. In Germania, nei secoli XIV e XV, «l’acqua di Biagio» veniva data al pollame perché non fosse sgozzato dalle volpi. Il nome di San Biagio veniva inciso sul bastone dei porcari a protezione dei loro animali. In Francia si benedicono nel suo nome il pane e il sale destinati agli animali. Infine, per la somiglianza dei loro strumenti di lavoro con i pettini e gli uncini di ferro con cui fu martirizzato il santo, cardatori e tessitori o assunsero a patrono.
In tutta la Lombardia, il giorno di San Biagio è usanza mangiare un pezzetto di panettone benedetto. A Milano è un vero e proprio rito che affonda le sue radici in un incontro tra religiosità e gastronomia che si è evoluto nel corso dei secoli. Una leggenda popolare racconta di una donna (una massaia o una contadina, secondo i vari racconti) che, poco prima di Natale, andò da tal frate Desiderio per fare benedire il panettone che aveva preparato per la sua famiglia. Il frate, in quel momento, era impegnato e chiese alla donna di lasciargli il dolce e di passare a prenderlo in seguito ma se ne dimenticò. Ritrovò il dolce ormai secco e lo mangiò per non buttarlo. Il 3 febbraio la donna si presentò da lui per riavere il suo panettone: il frate, dispiaciuto, voleva restituire almeno il recipiente vuoto ma trovò un panettone grande il doppio rispetto a quello portato dalla donna a dicembre. Per questo la tradizione contadina vuole che, la mattina del 3 febbraio, si faccia colazione con l’ultimo panettone rimasto dalle feste natalizie. Al dolce si attribuiscono proprietà «miracolose» in grado di preservare dai malanni della gola secondo l’antico detto milanese che dice «San Bias se benedis la gola e él nas».
Le feste rivestivano un’importanza del tutto particolare per le famiglie contadine. La domenica era un’occasione di ritrovo nell’osteria per una partita a carte o per sorseggiare del buon vino. Le festività religiose erano molto attese e profondamente sentite sia per la presenza di una fede fortemente radicata sia come occasione di condividere un momento di gioia e di meritato riposo. La devozione ad alcuni Santi, principalmente protettori delle attività lavorative, era particolarmente forte: oltre a San Biagio, si possono citare Sant’Antonio abate, protettore degli animali ma anche di falegnami e panettieri i quali, in suo onore, il 17 gennaio non accendevano i forni ma si riunivano, con tutto il paese, intorno a un grande falò; c’è Sant’Agata, protettrice delle donne, con la tradizionale preparazione di chiacchiere e frittelle; San Giuseppe, in onore del quale si preparavano tortelli da gustare in occasione delle prime scampagnate primaverili.
Insomma, come da antica tradizione contadina, ogni occasione era ed è buona ancora oggi per mettersi a tavola e fare festa. Perché a San Biagio non si mangia soltanto la fetta di panettone avanzato da Natale. C’è molto altro. Ci sono le ciambelle di San Biagio, aromatizzate all’anice o ai semi di finocchio. Si tratta del dolce tipico più antico di Abruzzo e nasce da un trauma: il terremoto dell’Aquila del 1703. Le ciambelle sono il dolce votivo dei sopravvissuti al sisma.
La torta di San Biagio di Cavriana è un dolce tradizionale mantovano. L’impasto, che ha la particolarità di non essere lievitato, ha una consistenza friabile. Sulla superficie, le strisce ricavate dall’avanzo della pasta usata per foderare la tortiera disegnano dei rombi sotto i quali si può riconoscere il colore bruno del ripieno di mandorle e cioccolato. I taralli di San Biagio sono una delle specialità più antiche della cultura gastronomica abruzzese. Un tempo il tarallo veniva preparato con la pasta del pane e con i semi di anice, oggi esistono diversi tipi di impasto e versioni, sia dolci sia salate. Tradizione vuole che i taralli preparati con l’impasto del pane e a forma di ciambella - a simboleggiare la gola - siano portati in chiesa per essere benedetti nel giorno in cui si celebra il santo. E dopo esser stati benedetti, i taralli si regalano agli amici, alla famiglia, ai parenti, che possono ricevere la protezione del santo. Infine ci sono le polpette di San Biagio, un piatto tipico della cucina di Carnevale cilentana, preparate con patate, pane, formaggio, salumi e uova. A Militello in Val di Catania si svolge il rito dei «panotti», pani benedetti lanciati dal balcone, simbolo di carità e unità, rievocando l’antica distribuzione di pane ai bisognosi.
Insomma, per celebrare il patrono della gola si commettono dei... peccati di gola.



