Che sia lui il colpevole non ci sono dubbi. Iryna Zarutska - rifugiata ucraina di 23 anni - è stata ammazzata il 22 agosto dello scorso anno a Charlotte, negli Stati Uniti, mentre si trovava a bordo di una metropolitana. Ogni istante di quella morte atroce è stato ripreso dalle telecamere. DeCarlos Brown, senza tetto afroamericano che aveva collezionato ben 14 procedimenti penali (tra cui rapina a mano armata, effrazione, furto, aggressione), si è seduto dietro di lei e le ha conficcato per tre volte un coltello in corpo, colpendola almeno una volta al collo.
Iryna ha avuto tempo di sentire il dolore, di vedere il sangue fluire dalla gola. Si è resa conto che sarebbe morta prima di perdere conoscenza. Nessuno dei passeggeri ha mosso un dito. Brown l’ha uccisa perché era bianca, in seguito ha sostenuto che potesse leggergli la mente.
I media di tutto il mondo evitarono accuratamente, per giorni, di raccontare quanto era avvenuto. La notizia si diffuse sul Web: troppo politicamente scorretto il caso per farne oggetto di polemica politica su quotidiani e talk show. Il killer aveva beneficiato della tolleranza del sistema giuridico americano, più e più volte, era socialmente pericoloso ma si trovava libero. A lasciare che circolasse senza problemi è stata la giudice - pure lei afroamericana - Teresa Stokes, su cui vari esponenti del partito repubblicano hanno sollevato parecchi interrogativi: sembrava che occupasse quel posto in virtù delle quote stabilite dalle politiche inclusive e qualcuno suggerì pure che avesse un conflitto di interessi in quanto risultava essere tra i responsabili di una clinica per persone con disturbi mentali (gente come Brown, per intendersi). Comunque sia, lo psicopatico DeCarlos non era detenuto né controllato e a 34 anni ha coronato la sua agghiacciante carriera di brutalità uccidendo una ragazza innocente che si trovava in America per fuggire dalla guerra. A seguito dell’omicidio, lo Stato del North Carolina ha promulgato una legge utile a impedire altri casi analoghi: la norma ha vietato la liberazione «su cauzione senza contanti», cioè quella di cui Brown ha beneficiato.
Il problema è che ora il killer rischia di vedersi ridurre la pena per via di una perizia secondo cui non sarebbe in grado di sostenere un processo. I suoi avvocati, il 7 aprile, hanno presentato una istanza in cui hanno dato conto di una valutazione psichiatrica a cui Brown è stato sottoposto, su richiesta del tribunale, il 29 dicembre scorso presso il Central Regional Hospital. La relazione degli esperti ha stabilito che l’uomo, per via dei suoi problemi psichici, non sarebbe in grado di sottoporsi al giudizio di un tribunale.
La faccenda è già grottesca così: Brown non è abbastanza sano per affrontare un processo, ma lo era a sufficienza per circolare per le strade di Charlotte e ammazzare una ragazza. A questa follia, purtroppo, si aggiunge una ulteriore complicazione burocratica. Il fatto è che l’uomo, attualmente, è sottoposto a due tipi di procedimenti: uno statale e uno federale. «DeCarlos Brown è in custodia federale in seguito a un’incriminazione federale. Il procedimento statale, compresa qualsiasi valutazione della sua capacità di intendere e di volere, è completamente separato», ha scritto ieri l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto occidentale della Carolina del Nord. Ed è esattamente qui che sorge il problema. L’avvocato di Brown ha chiesto al giudice statale di rinviare il processo fino a quando non sarà data al suo cliente la possibilità di ripristinare la sua capacità di intendere e di volere. Significa che il killer dovrebbe essere internato in una clinica su mandato del giudice. Ma - come si evince dalle ricostruzioni della stampa statunitense - finché si trova in custodia federale Brown non può affrontare una udienza statale sulla capacità di intendere e di volere.
Non è tutto. Come scrive il New York Post, a Brown «è stato ordinato di sottoporsi a una valutazione psichiatrica nell’ambito del suo caso federale, ma i documenti del tribunale mostrano che la valutazione non è stata completata e che il periodo di valutazione è stato prorogato» Inoltre, «il ripristino della capacità di intendere e di volere può richiedere molto tempo in North Carolina a causa della limitata disponibilità di posti nelle strutture psichiatriche statali, e non è raro che gli imputati debbano aspettare un anno o più prima che si liberi un posto letto».
In buona sostanza, il processo statale di Brown è fermo per via di una valutazione psichiatrica che lo giudica incapace di intendere, quello federale va per le lunghe perché una valutazione psichiatrica analoga deve ancora essere completata. Il risultato è che l’uomo che ha ucciso Iryna non è ancora stato giudicato, potrebbe evitare la pena di morte e magari un domani finire ricoverato in una clinica. Ai vari e pesanti danni si aggiunge la beffa: la giustizia americana certifica ora che Brown è pazzo, cosa che tutti sapevano ma che non è bastata a farlo rinchiudere. A farne le spese è stata una innocente di 23 anni morta per niente su una metropolitana sporca.



