Farla franca in uno degli Stati più videosorvegliati del mondo come Singapore. E addirittura in un aeroporto. Se le nuotatrici azzurre Benedetta Pilato e Chiara Tarantino fossero riuscite a dribblare i controlli con quella borsa dove c’erano degli oggetti sottratti in un negozio avrebbero vinto le Olimpiadi del taccheggio, ammesso ovviamente che non sia stato tutto un malinteso. Di sicuro c’è che la polizia locale le ha bloccate e per qualche ora ha tolto loro i passaporti. Poi è intervenuta la Farnesina e le due ragazze hanno avuto modo di chiarire e sono ripartite con un semplice avvertimento delle autorità di Singapore.
Già il Mondiale di nuoto a Singapore era stato avaro di soddisfazioni, per le due atlete pugliesi. Che poi avevano deciso di concedersi una vacanza a Bali insieme a due compagne, Anita Bottazzo e Sofia Morini. Mentre cercavano di imbarcarsi sul volo per l’Italia, Benedetta e Chiara sono state bloccate dalla polizia, che aveva visionato le telecamere di sorveglianza di un negozio. Nella valigia di Benedetta Pilato, vent’anni, sono stati trovati degli oggetti rubati che sarebbero stati infilati da Chiara Tarantino. Le due ragazze sono state messe in stato di fermo per alcune ore, interrogate, perquisite e accusate di furto. A quel punto si sono mosse la Federnuoto, guidata dal senatore di Forza Italia Paolo Barelli, la Farnesina e l’ambasciata italiana. Che hanno risolto la faccenda senza danni, mentre tutte e quattro le nuotatrici sono state mandate in un albergo e poi rimpatriate. Da quanto è emerso dai canali diplomatici, la spiacevole vicenda si è chiusa con un semplice avvertimento. Solo la giovane età e la scarsa esperienza potevano far venire in mente di combinare una stupidaggine del genere (che fosse un tentativo di furto, o un pessimo scherzo) in un posto come Singapore. Se il paese del Far East è ritenuto tra i più sicuri del mondo, anche come piazza finanziaria offshore, è perché ha codici penali assai severi, una polizia onnipresente (e dotata di microcamera) e tribunali veloci. Poi, c’è anche la pena di morte e per alcuni reati, ai soli maschi, è riservata la fustigazione. La severità di Singapore è testimoniata anche dal fatto che nella pagina internet della Farnesina destinata ai viaggiatori è spiegato molto bene che in questo paese la giustizia non fa sconti. Singapore «è anche un luogo estremamente sicuro, dove le regole sono severe ed applicate con rigore», si legge sul sito del ministero. E si avverte che reati come quelli legati al possesso di droga, alle molestie sessuali e agli atti vandalici sono spesso oggetto di controversie molto antipatiche. Il furto, va detto, non è indicato, forse perché è punito con la reclusione fino a tre anni (come da noi) e l’arresto non è obbligatorio. Però scatta facilmente in un’ampia serie di casi e poi, per uscire, ci vogliono ricche cauzioni e garanzie di un cittadino locale.
Di sicuro, Singapore è un posto dove la passione statale per la videosorveglianza è elevatissima e si calcola che vi siano circa 200.000 telecamere per 6 milioni di abitanti. Ovvero quasi il doppio che a Mosca e Londra, le due capitali più spiate del mondo.
Benedetta Pilato ha fatto subito capire via social che in questa storia è finita a sua insaputa e ha scritto in un post: «Sono stata indirettamente coinvolta in uno spiacevole episodio gestito dalle autorità aeroportuali di Singapore». Parole molto diplomatiche, in ogni caso. Invece Chiara Tarantino un po’ si è scusata e un po’ ha polemizzato: «In giorni che avrebbero dovuto essere soprattutto di riposo e di relax mentale, ho invece attraversato, lontana da casa, momenti particolarmente difficili, che poi fortunatamente si sono rilevati essere indipendenti dalla mia volontà, ma che mi hanno profondamente segnato sul piano umano», ha raccontato. Per poi aggiungere: «Tengo a precisare che ho collaborato fin da subito con le autorità locali, con il pieno supporto dell’Ambasciata Italiana. La vicenda fortunatamente si è conclusa in poche ore, senza nessuna implicazione, grazie anche alla mia massima trasparenza nei confronti delle stesse autorità aeroportuali di Singapore».
In realtà, già si intravede una coda velenosa, perché Tarantino non si è fermata qui: «Non ho mai avuto intenzione di compiere gesti inadeguati, e chi mi conosce sa quanto tengo ai valori dello sport, alla correttezza e all’onestà personale. Da questa esperienza comunque traggo grandi insegnamenti sulla prudenza, sulla responsabilità individuale e sul valore delle persone che mi circondano».
A questo punto sarà probabilmente la Federnuoto a risolvere eventuali strascichi tra le due sportive, che comunque si erano scusate con tutte le autorità coinvolte. Nella nota emessa dalla Federazione, dopo i ringraziamenti all’ambasciata e la sottolineatura che i fatti sono avvenuti al di fuori dell’attività sportiva, si annuncia che «Federnuoto si riserva di valutare attentamente la vicenda». Insomma, qualche provvedimento disciplinare non è da escludere.
Visto che va di moda la cosiddetta giustizia riparativa, la Federnuoto potrebbe limitarsi a impiegare la propria tesserata in un servizio di accompagnamento di Piero Fassino quando deve prendere l’aereo. L’ex segretario del Pd, per un profumo «prelevato» a Fiumicino, se l’è cavata con 500 euro. A Singapore, Dio solo sa che gli avrebbero fatto.



