Torna a salire la tensione a Minneapolis. Ieri, un uomo è rimasto ucciso a seguito di una sparatoria con le forze federali preposte al controllo dell’immigrazione. Secondo il Dipartimento per la sicurezza interna, la vittima sarebbe stata armata e avrebbe opposto violentemente resistenza ai tentativi di disarmo condotti dagli agenti. «Temendo per la sua vita e per quella dei suoi colleghi, un agente ha sparato per difendersi», ha affermato il dipartimento in una nota. La polizia locale, dal canto suo, ha riferito che l’uomo ucciso era un cittadino statunitense con regolare porto d’armi. Così come ci sono polemiche per l’arresto insieme al padre di una bimba di due anni. Entrambi sono stati subito trasferiti in una struttura in Texas.
Nel frattempo, il Pentagono ha pubblicato la nuova Strategia di difesa nazionale che, secondo una parte della stampa americana, avrebbe ammorbidito la linea di Washington sulla Cina. Secondo alcuni media, nel nuovo documento la minaccia cinese non verrebbe più considerata una priorità assoluta, come invece accadeva nella strategia del 2022, redatta dall’amministrazione Biden. In realtà, a ben vedere, la situazione appare più complessa. Certo, nel nuovo documento si afferma che Washington deve «svolgere attività di deterrenza verso la Cina con la forza e non con lo scontro». La strategia precisa inoltre che l’obiettivo americano «non è dominare la Cina, né strangolarla o umiliarla». Tuttavia, il documento aggiunge anche che bisogna «impedire a chiunque, Cina inclusa, di dominare noi o i nostri alleati».
È inoltre vero che la nuova strategia considera assolutamente prioritaria la difesa del suolo statunitense. Ma questa difesa, si legge, sarà portata avanti nell’ottica del cosiddetto «Corollario Trump» alla Dottrina Monroe: vale a dire, estromettendo le potenze ostili, come la Cina, dall’Emisfero occidentale. «Proteggeremo i confini e gli accessi marittimi dell’America, e difenderemo i cieli della nostra nazione attraverso il Golden Dome for America. Manterremo un deterrente nucleare robusto e moderno, in grado di affrontare le minacce strategiche al nostro Paese», recita il documento, che aggiunge: «Garantiremo l’accesso militare e commerciale degli Stati Uniti a territori chiave, in particolare il Canale di Panama, il Golfo d’America e la Groenlandia». «Ci impegneremo in buona fede con i nostri vicini, dal Canada ai nostri partner in America Centrale e Meridionale, ma ci assicureremo che rispettano e facciano la loro parte per difendere i nostri interessi comuni», si legge ancora.
È quindi evidente come, nel promuovere la difesa dell’Emisfero occidentale, il documento si riferisca implicitamente al contrasto dell’influenza cinese in loco. Ciò non toglie poi che emergano ulteriori aspetti come la lotta al narcotraffico e all’immigrazione clandestina. La strategia evidenzia infatti che il Pentagono condurrà degli «sforzi per sigillare i nostri confini, respingere forme di invasione e rimpatriare gli immigrati clandestini in coordinamento con il Dipartimento della Sicurezza interna».
Particolarmente interessante è anche la parte dedicata ai vicini degli Stati Uniti: vicini che, come abbiamo visto, Washington si aspetta che «facciano la loro parte». Ed ecco che, il giorno dopo la pubblicazione del documento, è tornata a salire la tensione tra Trump e il premier canadese, Mark Carney, proprio sul dossier cinese. Il presidente americano ha infatti minacciato di imporre a Ottawa dazi al 100%, qualora dovesse firmare un’intesa commerciale con Pechino. La Casa Bianca teme del resto che le aperture canadesi a Pechino possano inficiare il rilancio della Dottrina Monroe. E questo traspare dalla strategia del Pentagono.
Strategia che punta a mettere alle strette il Dragone anche in Medio Oriente. «Il presidente Trump ha sempre chiarito che all’Iran non sarà consentito acquisire armi nucleari», recita il documento che rivendica anche gli attacchi americani di giugno ai siti atomici iraniani. Vale a tal proposito la pena di ricordare che Teheran è uno dei principali punti di riferimento della Cina a livello mediorientale. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che il documento punta a conferire a Seul un ruolo primario nella deterrenza verso Pyongyang, riducendo l’azione statunitense in questo quadro. Ma anche qui, bisogna fare attenzione. I rapporti tra Cina e Corea del Nord sono meno idilliaci di quanto venga ufficialmente proclamato. Xi Jinping teme l’iperattivismo nucleare di Kim Jong-un e non vede affatto di buon occhio i suoi stretti legami con Mosca nel settore della Difesa. Passando alla Russia, la situazione non cambia. La strategia del Pentagono definisce Mosca una «minaccia persistente ma gestibile alla Nato», ribadendo inoltre che Washington continuerà a mantenere un «ruolo vitale» in seno all’Alleanza atlantica. Al contempo, però, si sottolinea che gli Usa delegheranno maggiormente agli alleati europei la gestione del dossier russo. Viene infatti precisato che la priorità americana è quella di «difendere il territorio nazionale e di esercitare la deterrenza nei confronti della Cina».



