In Sicilia la Lega non sfonda, osservavano ieri con malcelata soddisfazione i principali siti di informazione a proposito delle elezioni amministrate che si sono tenute domenica in alcune località nell'isola, tra le quali Caltanissetta. Non so che cosa si aspettassero i colleghi dei suddetti giornali online, forse che il partito di Matteo Salvini vincesse al primo turno con più del 50 per cento dei voti.
Sta di fatto che fino a un anno fa era impensabile che il Carroccio potesse anche solo concorrere alla guida di un comune siciliano. Nel passato, quando Umberto Bossi era alleato del Cavaliere e Forza Italia insieme all'Udc sbancava in quasi tutti i comuni dell'isola, la Lega non schierava neppure un candidato. Non a sindaco, ma neanche a consigliere. Provare dunque anche solo a immaginare una sezione padana a Palermo avrebbe fatto ridere, tanto era distante il programma sguainato insieme allo spadone di Alberto da Giussano da quelle che erano le esigenze nell'isola. Oggi invece la Lega che non sfonda va al ballottaggio a Gela e a Mazara del Vallo. D'accordo, Salvini non vince al primo turno e però il suo partito ha ormai messo un piede stabile dentro la politica siciliana. Nel comune di cui fu sindaco Rosario Crocetta, ex governatore di sinistra della Regione, l'alleanza fra Forza Italia e il Pd non è stata sufficiente a sbancare il botteghino elettorale, così all'apertura delle urne si è scoperto che il candidato di quelli che un tempo erano i partiti più forti sulla scena politica si è fermato al 35 per cento, mentre l'uomo sostenuto dalla Lega ha raggiunto il 30 per cento e ora i due dovranno giocarsela. Stessa storia a Mazara, dove il candidato della lista civica non è riuscito a passare al primo turno e se la dovrà vedere con un altro leghista. A Motta Sant'Anastasia invece il concorrente del centrosinistra è stato battuto al primo colpo da quello della Lega. A Monreale, dove le cose sono andate maluccio, il Carroccio è pur sempre arrivato al 13 per cento. Insomma, Salvini non avrà sfondato come qualcuno si aspettava, ma non è neppure stato battuto. Anzi, oggi in Sicilia la Lega è una realtà, quando solo cinque anni fa si riteneva impossibile che il fenomeno padano potesse uscire dai confini del Lombardo Veneto.
Ma le elezioni siciliane non riservato novità solo per quanto riguarda il consenso del partito di Salvini. A leggere i risultati si scopre anche molto altro, in primis le difficoltà che incontra l'alleato di governo del capitano leghista. Se in passato in alcuni centri il Movimento 5 stelle aveva fatto man bassa di voti, ora arranca e in più di un caso non riesce neppure ad andare al ballottaggio ma è costretto ad accontentarsi di un terzo posto. È il caso di Bagheria, ma anche della stessa Gela e di Mazara del Vallo. Là dove un tempo i grillini erano parsi l'alternativa, adesso appaiono in discesa, quasi come se la ventata di novità portata nella politica siciliana si fosse già arrestata.
Ma l'interesse per il pur parziale voto nell'isola non si ferma ai due protagonisti di governo. I risultati sono interessanti anche per misurare il primo gradimento del nuovo corso del Pd, alla cui guida da qualche mese si è insediato Nicola Zingaretti.
A una prima occhiata non pare che il governatore del Lazio sia riuscito a risollevare le sorti del partito, perché l'encefalogramma elettorale appare piatto, se non in leggera discesa. La sfida più importante era quella di Caltanissetta, unico capoluogo provinciale a dover rinnovare l'amministrazione. La giunta uscente era guidata da un indipendente di sinistra, ma quella entrante di certo avrà un sindaco di un diverso colore. Al ballottaggio di metà maggio, infatti, andranno il candidato di centrodestra e quello dei 5 stelle, perché la corsa dell'esponente progressista si è fermata al 17 per cento, 20 punti in meno di quelli raggiunti dall'esponente dei moderati. A Castelvetrano, unico centro dove il Pd ha schierato il proprio simbolo, al ballottaggio andranno un centrista e un grillino, mentre il candidato dem è rimasto al palo. Certo, ci sono alcuni comuni dove la sinistra l'ha spuntata, ma non complesso non c'è molto da festeggiare. Se doveva essere un test per segnalare un cambio di passo, per il Pd ma anche per i partiti di governo, diciamo che il voto in Sicilia non mostra grandi cambiamenti. Anzi, dalle urne esce la conferma di quel che da tempo dicono i sondaggi, ovvero che al momento il Movimento 5 stelle cala, la Lega sale e tutti gli altri se non perdono voti di certo non li guadagnano. Se qualcuno dunque immagina un ribaltone alle prossime europee, forse sarà meglio che riponga le speranze. La rivincita può attendere.



