Per citare Fantozzi, il marxismo «è una c… pazzesca». E uguale la mafia
Il potere fine a sé stesso è il rifugio di chi è incapace di creare. Ma la storia smonta il mito comunista del profitto come furto.
Il potere fine a sé stesso è il rifugio di chi è incapace di creare. Ma la storia smonta il mito comunista del profitto come furto.
Do per scontato che siano stati immediatamente tolti i bambini nel campo rom, i cui vivaci abitanti, in seguito alla morte nell’esercizio del dovere di una persona dedita al furto, è stato distrutto un reparto ospedaliero. In realtà la frase…
Nei suoi scritti giornalistici, lo storico reatino metteva in guardia dall’invasione dell’ideologia nel campo scientifico: «I marxisti fanno ricerca per legittimare sé stessi».
Tre professori, Andrea Atzeni, Luigi Marco Bassani e Carlo Lottieri, hanno passato ai raggi X una quarantina di testi adottati negli istituti della Penisola. Ma, più che a crescere la nuove generazioni, servono a indottrinarle.
Finché anche in una sola nazione coprire i capelli femminili sarà obbligo statale, indossarlo per «libera volontà» sarà abiezione. E chi «orgogliosamente» porterà le sue catene di stoffa in sfregio all’Occidente sarà assimilabile alla paladina di una dittatura.
Per il filosofo libertario Carlo Lottieri «i lockdown, la transizione verde e la censura digitale sono tutte manifestazioni delle idee marxiste sotto mentite spoglie. E la nuova classe padrona è la sinistra arcobaleno delle aree Ztl».
Il regista e scrittore: «Per la sinistra la parola patria era una parolaccia: l’orgoglio di pronunciarla è un segno della sua sconfitta. Con il mio festival valorizzo chi non si accoda al mainstream come Giancarlo Giannini».
Parla il pensatore israeliano: «Fondando una società unicamente su idee liberali arriva la deriva woke. Sostituzione etnica? Una nazione può adottare chi è diverso, ma solo se costui si sforza per integrarsi».
Un pamphlet di Alessandro Gnocchi ripercorre, nell’anno del centenario, l’attività di editorialista del genio: dagli interventi sui piccoli fatti di cronaca alle polemiche culturali, come quella contro il futuro capo di Stato.
Il più importante oppositore intellettuale al Regime fu in realtà un suo sostenitore almeno fino al 1925. E a chi gli parlava della volenza delle camicie nere, rispondeva: «È la levatrice della storia».
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