La slavina parte da un esposto anonimo di 23 pagine consegnato all’Ordine dei giornalisti della Liguria che chiama in causa il direttore del Secolo XIX, Michele Brambilla. L’Ordine, presieduto da Tommaso Fregatti, cronista di giudiziaria proprio del Secolo XIX, apre un procedimento disciplinare e convoca i capi delle redazioni genovesi. I fatti esaminati partono dal momento in cui il giornale cambia di mano.
Nel settembre 2024 gli armatori genovesi Aponte lo hanno comprato dalla Finegil dell’ex gruppo Espresso-Repubblica. Secondo le ricostruzioni che circolano sui giornali progressisti, l’ufficio del governatore di centrodestra Marco Bucci avrebbe costruito dossier sul quotidiano ligure (con tanto di black list di cronisti sgraditi) per fare pressione sull’editore e ammorbidire la linea editoriale. Dopo l’audizione all’Ordine, Brambilla sarebbe andato in Procura per presentare una denuncia per diffamazione dopo aver appreso quanto riferito all’Ordine dallo staff di Bucci. La vicenda diventa pubblica e prende forma in due versioni contrapposte. La prima è quella pro Brambilla. All’inizio i rapporti con il governatore sono cordiali. Poi arriva la campagna elettorale delle amministrative. Il centrosinistra candida Silvia Salis. Ed è in quel momento che il Secolo XIX sarebbe finito sotto osservazione. Lo staff del governatore avrebbe preparato rassegne stampa commentate sul lavoro del giornale. I documenti sarebbero stati consegnati dal portavoce Federico Casabella a Bucci. E sarebbero stati arrivati, non si sa come, all’editore Pier Francesco Vago, executive chairman della galassia Aponte.
Spesso l’editore li avrebbe girati al direttore. «Un’attività sistematica», racconta Brambilla: «Io ho sempre fatto un giornale equilibrato. Ma Bucci voleva altro». La paternità dei report viene rivendicata dallo stesso Casabella e da Diego Pistacchi, membro dello staff del governatore. Entrambi ex giornalisti del Giornale. Ma Casabella respinge la definizione di dossier: «Definirli dossier è falso e diffamatorio». Sarebbe stata, sostiene, una normale «mappatura dei media» destinata all’uso interno. Durante la sua audizione emerge, però, un dettaglio. Il portavoce sostiene che quei report sarebbero stati concordati proprio con il direttore del Secolo XIX. Brambilla replica definendo questa ricostruzione «una menzogna (una convinzione che gli ha fatto rimpolpare la sua denuncia in una diffamazione aggravata, ndr)». A fine febbraio arriva il primo punto fermo. L’Ordine archivia la posizione del direttore: nessuna violazione deontologica. La storia però non si ferma lì. I documenti circolano. E Brambilla, dalle pagine della Stampa, rilancia.
Nell’intervista viene riportata la versione secondo cui quei report sarebbero stati redatti d’accordo con il direttore. Brambilla replica con una domanda: «Allora perché (Bucci, ndr) non li mandava a me? Perché li ha mandati al mio editore?». E se il governatore sostiene, invece, che si trattasse di normali critiche, il direttore ribatte: «Quei dossier sono pieni di cose false». Ma, a questo punto, il direttore la spara grossa: «Cercare di controllare la stampa, questo è sempre successo. Ma qui siamo oltre. Siamo vicini alla dittature sudamericane». Quindi aggiunge: «Mi sono sempre sforzato di fare il giornale più equilibrato possibile, ma se anche decidessi di fare un giornale di sinistra, che cosa vuole Bucci?». Certo fa specie sentir parlare di un giornale progressista dall’autore del pamphlet denuncia L’eskimo in redazione, un corrosivo ritratto della storica deriva sinistrorsa dei cronisti dopo il ’68.
Il governatore ieri è intervenuto con un corrosivo comunicato: «Avrei sperato di non dover arrivare al punto di rendere nota la chat con il direttore del Secolo XIX», afferma, «ma sono costretto a farlo per ristabilire la verità e dimostrare che è falso che lui non fosse d’accordo a questo scambio di considerazioni». Bucci contesta l’uso di un messaggio dell’8 maggio 2025 diffuso dal direttore come prova del suo dissenso. Le parole sono queste: «Sono veramente stanco di queste cose. Facciamo un giornale onesto. E stop». Secondo il governatore sarebbe stata una mistificazione: quella frase «non è riferita al report, né a miei messaggi, né al mio staff», ma sarebbe la risposta del direttore a un post apparso su Facebook contro il giornale e da lui segnalato. E, ora, valuta piccato: «Scriverla sulle pagine del proprio giornale e darla ad altri quotidiani come prova che lui rifiutava le nostre segnalazioni è una cosa estremamente grave». La prova che i rapporti andavano avanti senza scossoni sarebbe da rinvenire proprio nelle chat. Il confronto, infatti, sarebbe proseguito normalmente. Il governatore cita uno scambio del 22 novembre: «Invio al direttore alcuni resoconti e preciso di farlo “senza alcuno spirito polemico ma soltanto per proseguire quello che ci siamo detti nel nostro ultimo incontro”». La risposta di Brambilla, secondo il governatore, sarebbe stata: «Va bene, dopo guardo adesso sono in treno». Dopo la lettura sarebbe stato proprio Brambilla, ricostruisce Bucci, «a fare riferimento a un incontro avvenuto in sua presenza con l’editore». Queste sono le sue valutazioni: «Nessuna azione di pressione indebita, dunque».
Il passaggio successivo della chat, a suo dire, dimostrerebbe l’esistenza di uno scambio costante. Le parole di Brambilla sono queste: «Avvisami subito quando vuoi precisare qualcosa o dire la tua, così non si accumulano rassegne e si interviene subito, senza che si sedimenti nulla». Per ricostruire la dinamica dei rapporti con il quotidiano, il governatore insiste su un punto che considera decisivo: la relazione con la direzione del giornale non sarebbe stata episodica. È dentro questa cornice che colloca anche uno dei passaggi centrali della vicenda: «Si dice (Brambilla, ndr) dispiaciuto del tono, difende giustamente il lavoro dei suoi giornalisti, ma mai nega di essere d’accordo a questo confronto costante che prosegue da oltre un anno». La conclusione di Bucci è al vetriolo: «Chiedo», afferma rivolgendosi a Brambilla, «se le ha, che mostri quelle che sono state definite con formula diffamante “black list di giornalisti sgraditi” e che né io né il mio staff abbiamo mai fatto e mai ci sogneremo di fare. Non intendo invece violare la riservatezza di chat che riguardano altre persone, cosa che il direttore invece ha fatto pubblicando messaggi altrui». Ovviamente tra i due litiganti, un giornalista considerato moderato e un governatore di centrodestra (scontro che è stato svelato dai giornali progressisti che a Genova lavorano in pool), gode solo la sindaca della città, presentata subito dai cronisti come vittima di chissà quali complotti. In realtà il trattamento di favore a lei riservato dai media è sotto gli occhi di tutti. In vista del suo auspicato (da molti) lancio come politica di livello nazionale, se non, addirittura, come candidata premier del campo largo.


