Perfino il Papa si è accorto che «ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce», cioè a poliziotti e carabinieri. Leone XIV, parlando a dirigenti e funzionari dell’ispettorato di pubblica sicurezza in Vaticano, ha ringraziato gli agenti, riconoscendo che con la loro attività contribuiscono «notevolmente al bene di tutti». Tuttavia, ciò che è evidente per il Pontefice non lo è per la sinistra, che ogni volta si divide tra la necessità di garantire maggiore sicurezza ai cittadini e la diffidenza nei confronti delle forze dell’ordine. La parte più radicale dei compagni non perde mai occasione per criticare la polizia. Le forze dell’ordine inseguono due tizi che non si sono fermati all’alt di una pattuglia schiantandosi contro il palo di un semaforo? Invece di schierarsi dalla parte dei carabinieri, a sinistra stanno con chi ha violato la legge. E infatti per settimane hanno fatto il tifo per i fuggiaschi contro i militari dell’Arma, plaudendo all’iscrizione nel registro degli indagati di quei servitori dello Stato che invece di girarsi dall’altra parte hanno fatto il loro mestiere. E quando gli agenti intervengono a Torino per sgomberare un covo di antagonisti, liberando la città da un presidio di illegalità, i compagni si schierano con gli sgomberati invece che con chi ha ripristinato l’ordine.
La sinistra non riesce mai a prendere le distanze dalle frange più estreme e dagli episodi di violenza, ed etichetta ogni azione come repressione. Secondo politici e giornalisti engagé, la criminalità non si batte reprimendo i delinquenti, ma comprendendo i fenomeni. Secondo loro non serve la repressione, ma l’inclusione. Simili sproloqui si leggono spesso sui giornali organici alla sinistra come Repubblica, ma si sentono con una certa frequenza anche in tv durante i talk show. L’altra sera per esempio mi è capitato di imbattermi nell’intervento di Benedetta Scuderi, una giovane deputata di Alleanza verdi e sinistra. A proposito dei criminali lasciati liberi di girovagare nel nostro Paese e di compiere delitti, invece di proporre espulsioni rapide dei clandestini (nonostante siano una minoranza, la maggior parte dei reati contro il patrimonio e le persone fisiche è commesso da stranieri senza fissa dimora) e nuovi centri per il rimpatrio, ha lanciato un j’accuse contro i luoghi in cui gli extracomunitari vengono trattenuti in attesa di essere rispediti a casa. Da quel che si è capito, secondo lei i Cpr sono lager da chiudere in fretta. Dunque, mentre da un lato ci si duole per il mancato allontanamento dell’assassino di una ragazza di 19 anni e del killer di un giovane ferroviere, dall’altra si contestano i centri dove i criminali devono essere rinchiusi per evitare che compiano altri delitti.
Scuderi è il perfetto esempio delle contraddizioni di una sinistra che parla di sicurezza come valore collettivo e non solo di una parte, ma poi al dunque, quando c’è da varare una stretta sull’immigrazione clandestina, fermando gli sbarchi di chi non ha titolo per essere accolto in Italia, si schiera dalla parte dell’invasione dei cosiddetti profughi. A Milano, dove ha annunciato la costruzione della sua Casa riformista (disperato tentativo di Italia viva per evitare di diventare Italia morta), Matteo Renzi prima ha attaccato il governo perché uno studente marocchino ha accoltellato a scuola un altro studente per gelosia, poi si è detto orgoglioso di aver salvato la gente in mare, cioè di aver spalancato le porte a decine di migliaia di clandestini. Del resto, nella Casa riformista non ha fatto entrare Marco Minniti, il ministro che provò a frenare gli sbarchi, ma Pietro Bartolo, santo protettore dei migranti. Una contraddizione che, nonostante il profluvio di parole durato un’ora, Renzi si è dimenticato di sciogliere.



