«Considereremo qualsiasi azione militare europea come un atto di guerra che richiede una risposta»: le parole del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, suonavano come un minaccioso avvertimento per le nazioni europee che, dopo alcune prese di posizione pretestuose, hanno iniziato a muoversi. La Francia è stata la prima a inviare a Cipro la fregata Languedoc e alcuni mezzi antiaerei, nonostante l’obiettivo iraniano nell’isola fosse la base britannica di Akrotiri. Quasi contemporaneamente il presidente transalpino Emmanuel Macron ha fatto arrivare dal Baltico nel Mediterraneo la portaerei Charles de Gaulle, il più importante mezzo marittimo di Parigi.
Lo stesso Macron ha dichiarato che due basi militari francesi sono state oggetto di bombardamenti limitati e alcuni droni sono stati abbattuti per legittima difesa, senza specificare in quale nazione. Parigi ha anche ricordato che ci sono accordi di difesa reciproca con Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Giordania, senza dimenticare i curdi, dicendosi pronta a inviare mezzi nel Golfo e anche a partecipare a una coalizione militare per far riprendere il traffico nel fondamentale stretto di Hormuz.
Dopo le mosse francesi il primo ministro britannico Keir Starmer ha sentito il presidente cipriota Nikos Christodoulides e ha deciso di inviare nel Mediterraneo orientale il cacciatorpediniere Hms Dragon, l’unico mezzo della marina britannica in grado di intercettare e abbattere missili balistici, oltre a elicotteri dotati di capacità anti drone. Allo stesso tempo altri quattro jet militari Typhoon sono stati inviati in Qatar da Londra; questi caccia si uniranno a uno squadrone della Raf già presente nello stato del Golfo. Nicosia ha subito ribadito che gli attacchi iraniani non erano diretti al suo territorio, ma ha accettato i rinforzi arrivati dall’Europa.
Anche la Grecia, profondamente e storicamente legata a Nicosia, non ha fatto mancare il suo supporto e ha inviato due fregate, la Kimon e la Psara, che hanno attraccato a Limassol. La nave Psara è dotata di un sistema anti drone già utilizzato contro attacchi nel Mar Rosso. Atene ha inoltre inviato sull’isola quattro caccia F-16 per rafforzare la difesa aerea dell’isola.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è andato allo scontro con il presidente statunitense negando l’utilizzo delle basi di Madrid e rinnovando una frattura quasi costante, ma ha poi deciso di mandare la fregata Cristóbal Colòn per proteggere Cipro. La Colòn è la nave tecnologicamente più avanzata della Spagna provvista del sistema di combattimento Aegis e di missili sia SM-2 sia ESSM, nonché di un elicottero multiruolo SH-60B Seahawk. Madrid ha però voluto precisare che la sua presenza ha una funzione difensiva esclusivamente verso l’Unione europea e il confine orientale.
Intanto la riunione straordinaria dei ministri degli Esteri del Consiglio di cooperazione del Golfo ha rilasciato una dichiarazione congiunta dove vengono condannati gli attacchi iraniani contro le nazioni del Golfo. La delegazione europea è stata guidata da Kaja Kallas, l’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la sicurezza dell’Ue che ha dichiarato che Teheran sta esportando la guerra, estendendola a più nazioni possibili, scatenando il caos. Kallas ha anche detto che, poiché i droni lanciati dall’Iran sono gli stessi utilizzati in Ucraina ogni giorno, per questo motivo Kiev può aiutare i Paesi del Golfo avendo intercettori e sistemi di protezione dai droni.
Ieri si è riunito anche il Consiglio atlantico della Nato, ma il segretario generale Mark Rutte ha negato che ci sia la possibilità dell’attivazione dell’Articolo 5, che prevede che un attacco contro uno Stato membro sia considerato un attacco contro tutti, dopo il missile che ha colpito la Turchia.



