Voce suggestiva e inconfondibile quella di Wilma Goich. Nel 1965 divenne subito famosa a Sanremo con Le colline sono in fiore. In quell’anno conobbe Edoardo Vianello e nel 1970 anche le loro voci s’intrecciarono. Nacquero «I Vianella». Spopolarono nella Rai in bianco e nero dei primi anni Settanta, anticipando il duo Al Bano-Romina Power, diventato fenomeno di massa nel 1981. Come Al Bano e Romina, «I Vianella» hanno divorziato per poi ricostituire, a fini artistici, il duo.
Wilma, ieri al telefono mi diceva che in questi giorni è in sala di registrazione. Novità?
«È un pezzo molto bello che sarà inserito in un album, in parte remixato, che avevo inciso anni fa con mia figlia, che cantava molto bene».
È nata nel 1945 a Cairo Montenotte, provincia di Savona. I suoi genitori, dalmati italiani, si erano trasferiti da Zara…
«Sì perché mio padre fu chiamato dall’allora Montecatini, poi Montedison, essendo un chimico molto bravo. Aveva studiato a Fermo. Andava avanti e indietro da Zara a Fermo. Cairo Montenotte allora era piccolissimo, c’era solo la fabbrica e pochi abitanti, e poi un’altra fabbrica. Poi è tornato a Zara, ha sposato mia madre per stare con lei. Quindi sia io sia mio fratello, di tre anni più grande di me, mancato l’anno scorso, siamo andati lì».
Fuggivano dall’ex- Jugoslavia di Tito?
«Non erano profughi, mentre i loro parenti, mamme, zie, nonne, lo erano tutti, scappati da Tito».
Quale la genesi del suo interesse per il canto?
«La prima canzone fu sentendo il giradischi a 78 giri di un collega di mio padre, di Carosone, La pansé, la cantavo a tre anni. Ero birichina. Andavo sulle punte dei piedi, ballavo, cantavo. Mio padre mancò a 42 anni per via della chimica, non c’erano precauzioni - ha vissuto 4 anni con questo tumore - e io, mia mamma e mio fratello siamo andati a Savona. A Savona feci medie e ragioneria. Lì andai per sette anni da un maestro di canto, il maestro di Renata Scotto, grande soprano».
Già famosa nel 1965 a Sanremo con Le colline sono in fiore e altri successi seguenti. Nel 1967 a Un disco per l’estate interpretò Se stasera sono qui, scritta da Luigi Tenco. La scrisse per lei?
«Aveva fatto un provino con pianoforte e voce alla Ricordi, poi passò alla Rca. Poi a Sanremo si uccise. Mi proposero di fare Se stasera sono qui, non la volevo fare perché ero amica di Luigi. L’arrangiamento era terrificante ma Reverberi lo rifece».
Nel 1967, all’Ariston, lei c’era.
«Sì, mi ero appena sposata con Edoardo, il 2 gennaio 1967, c’era anche lui, lui alla Rca e io alla Ricordi. Vennero a dirci, a me ed Edoardo, che Luigi si era ammazzato».
Condivide la versione ufficiale del suicidio?
«Non l’ho mai condivisa. Mai pensato che Luigi si potesse ammazzare. Non era il tipo. Aveva un suo spirito, un’ironia. Diedero una spiegazione allucinante, sul fatto della canzone della Berti».
Come ha conosciuto Edoardo Vianello, il suo ex marito?
«L’ho conosciuto in Svizzera tra il 1965 e il ‘66 prima a Zurigo - era con una fidanzata - e poi l’ho rivisto poco dopo a Lugano, lui era solo e ha cominciato a farmi il filo. L’ho fatto sospirare per un po’ di mesi».
In chiesa?
«Sì, ad Ariccia. Rita Pavone e Ennio Morricone erano i testimoni di Edoardo. Iller Pataccini e Teddy Reno i miei».
L’idea di formare «I Vianella»?
«Nacque quando ero incinta. Avevo smesso di fare serate. Eravamo a casa ed essendo circondati da svariati autori come Amedeo Minghi, Luciano Rossi, Gigi Lopez, con la chitarra Edoardo faceva prove su prove insieme, non riuscivamo a trovare una sonorità, era difficile mescolare le due voci. Alla fine ci ho rimesso io perché, alla fine, lui faceva il canto e io il controcanto. Non sapevamo come chiamare il duo. A Foggia, in una serata - avevo appena avuto la bambina - il presentatore disse “Vianell’a’Foggia”, da lì l’idea di chiamarci “I Vianella”. Mia figlia è nata nel luglio 1970. Ritengo tutte le nostre canzoni bellissime, eravamo bravi, non facevamo gossip».
Semo gente de borgata e Fijo mio scritte da Franco Califano…
«Lo conobbi con Edoardo. La prima canzone che ha scritto, Da molto lontano, era per Edoardo. Quando ho conosciuto Edoardo collaboravano, non solo artisticamente, ma anche nel senso che ciascuno dei due procurava le fidanzate all’altro. Era un giro de’ donne che non finiva mai. Ci siamo separati nel ’78 e abbiamo cantato insieme fino all’80, arrivava la coppia Al Bano-Romina, molto più pop».
Lei e il suo ex-marito, negli anni dei Vianella, eravate felici sia professionalmente sia privatamente?
«Inizialmente sì, poi la cosa si è guastata…».
La tradiva?
«Eh, appunto. Lui è sempre stato molto facile a farsi conquistare. L’ho scoperto un sacco di volte e alla fine mi sono rotta».
E lei?
«No, vabbé, io ero una ragazzina, di quelle ingenue, arrivavo da Cairo Montenotte, per me lui era dio».
Adesso è innamorata?
«Nooo, sono più vent’anni che sono da sola e voglio stare da sola. Anche se nella vita non si può dire mai. Dopo la morte di mia figlia, Susanna, il 7 aprile 2020, ho detto “se io devo vivere” - perché dovevo morire io, non lei – “devo cercare di vivere al meglio, altrimenti muoio dal dolore”. Ho un nipote, Gianlorenzo, per gli amici “Giallo”, il figlio di mia figlia, che adoro, che è vita, ma il dolore non va via, è lì».
I Vianella tornarono (2014) con l’album C’eravamo tanto amati…
«Ci proposero delle canzoni, che ci piacevano, ci proposero di ricostituire il duo. Lui ha accettato e anch’io. Durò poco. Dopo la nostra separazione si risposò, divorziò e si risposò una terza volta. Alle due mogli non piaceva il fatto che cantassimo assieme. Io Edoardo non lo sento più da anni e dopo che è morta mia figlia non lo voglio più sentire. Perché - non voglio offendere nessuno - ma non mi è piaciuto come si è comportato con me, mia figlia e mio nipote, col quale non ha contatti. Con Vianello ho chiuso».
Inutilmente mia, inutilmente tua: Vianello: «Vigliacco come sempre / inutilmente mia […] Quel che è stato non tornerà». Wilma: «E sono irragionevolmente tua…».
«Vianello è tra gli autori. Per questo abbiamo rifatto la coppia. Perché ci piaceva l’idea della canzone. Lui è stato il mio grande amore. Dopo la separazione ho avuto altri amori. E poi mi sono rotta, basta».
Rimane ancora amarezza?
«Con gli anni ho chiuso, pur avendo tantissimi ricordi, perché con questa separazione ho sofferto tantissimo. L’ultima storia è stata con un ragazzo di 20 anni meno di me, durata parecchio, io non ero innamorata, lui sì».
I regali di Edoardo li ha tenuti?
«Ogni compleanno mi faceva tanti regali per quanti anni facevo. Avevamo un rapporto bellissimo. Lui li nascondeva e mi organizzava la caccia al tesoro…».
Gagliardo!
«Qualcosa ho tenuto, altro no».
Ritiene che le anime si possano ritrovare?
«Questo non lo so. È come se le persone che non abbiamo più stessero in un’altra dimensione ma vicinissima a noi. Loro possono vederci o sentirci, noi no. Ho fatto sogni incredibili. Quando mi sono separata mio padre mi è venuto in sogno: “Cosa stai decidendo di fare?”, disse che era giusto così. Mi è venuto in sogno anche quando è morta mia figlia. Mi diceva: “Non oso neanche guardarti negli occhi per il tuo dolore”».
Susanna…
«Quando era in coma è venuta a salutarmi in sogno. Credo che i defunti non siano tutti così privilegiati, possono vedere i propri cari ma solo quelli che se lo meritano. Susanna era sensitiva ma aveva paura di questo. Un ragazzo che conobbe, non ebbe una storia, solo un amico caro, che andava al Costanzo… Alla maturità mia figlia aveva la prova di inglese, diceva “non so niente”. Quando tornò a casa disse “me l’ha fatto tutto lui”. E quando è morto l’ha appreso seduta nel divano davanti alla tv. Un giorno entrammo in casa e lei lo vide seduto in quel divano. Era una grande amica di Fiorello (Rosario Fiorello, ndr) che, quando parla di lei, ancora oggi piange».



