agnello pasqua

Siamo arrivati alla Santa Pasqua: risorge l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Speriamo! E così l’agnello scarificale assume il significato di un tentativo di riappacificazione tra l’uomo e Dio che potremmo oggi invocare come desiderio di pace.

Siamo Pasqua e la tradizione vuole che l'agnello s'immoli per la nuova ed eterna alleanza. Da qui prende le mosse la nostra ricetta che per essere quanto più in linea possibile con la tradizione antica cerca di assumere in casa le sembianze di un rito agreste. E ora in cucina ché la festa incombe. La ricetta è facile, di sicura riuscita e irresistibile.
La secolare autonomia regionale dell’agnello
IStock
La nostra è la nazione che presenta il ricettario più ricco rispetto al resto d'Europa. Ci sono i tipi da latte (sino a 4-6 settimane, rosati e morbidi) e quelli dalle carni più saporite perché integrate dalle erbe al pascolo. Ma solo fino all'anno di vita: poi diventa montone.

«Agnus dei qui tollis peccata mundi» e poi bisognerebbe aggiungere «miserere nobis». Ci potremmo fermare lì perché per la tradizione cristiana l'Agnello di Dio che toglie i peccati del o dal mondo è proprio Gesù, così ce lo presenta San Giovanni Battista. E allora che bisogno c'è di mangiare l'agnello con le non poche polemiche che ne conseguono? Il bisogno risiede in una tradizione ancora più antica: è quella ebraica, ma anche protomediterranea.

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