Nemmeno una multa, come prevede il Codice penale, è stata inflitta all’ex presidente del Tribunale dei minori di Venezia per aver offeso «l’altrui reputazione» dichiarando il falso. La denuncia nei confronti del giudice Maria Teresa Rossi è stata archiviata dalla Procura di Roma e ritenuta non oggetto di provvedimenti dal Csm, il Consiglio superiore della magistratura.
Eppure la dottoressa Rossi aveva diffamato pubblicamente una coppia di Mogliano Veneto (Treviso), Mirco Simionato e Michela Maschietto, dichiarando che nei loro confronti era stato aperto un procedimento penale per maltrattamenti, poi archiviato. Non era vero. Dei Simionato e del piccolo Paolo, nome di fantasia, che fu loro tolto nel giugno del 2021, La Verità aveva raccontato l’assurda vicenda giudiziaria.
La Corte d’Appello di Venezia finalmente ha riconosciuto nel 2025 che erano «bravi genitori», ma dopo quattro anni era troppo tardi per restituire loro il bimbo, affidato ad altri. Un’ingiustizia enorme, che ha calpestato prima di tutto i diritti di una creatura fragile, affetta da un lieve ritardo intellettivo e da un disordine dello sviluppo neuro psichico caratterizzato da iperattività. Un bimbo rimasto quattro anni con la sua mamma, quattro anni con la coppia di Mogliano Veneto, due in comunità e quasi due con la nuova famiglia, tanto per dimostrare come ci si muove nel «migliore interesse del minore».
Sulla vicenda, il 18 gennaio 2022 gli allora senatori della Lega, Sonia Fregolent e Simone Pillon, presentavano un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia, che era Marta Cartabia, ottenendo come risposta che, in base alla relazione ricevuta dal Tribunale di Venezia, il giudice minorile aveva ben operato nel primario interesse del bambino e non vi erano pertanto i presupposti per l’invio di ispettori. Ciononostante, l’avvocato della coppia di Mogliano Veneto, Giovanni Bonotto, venne sentito a giugno di quell’anno dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori. L'audizione riguardava la vicenda Simionato come esempio di criticità nel sistema degli affidi. Due settimane dopo, il 12 luglio 2022 Maria Teresa Rossi venne invitata a parlare della situazione del Tribunale da lei diretto e del Veneto, quale ambito territoriale in cui operava.
Le fu chiesto di dare delle spiegazioni circa quel caso. «Visto che mi è stata fatta presente un’interrogazione parlamentare - sia in Senato sia alla Camera - a proposito di un minore, posso agganciarmi parlando anche di queste scelte tra famiglie e comunità […] Il tribunale ha ritenuto di allontanare il bambino da questa coppia, la quale mi pare che circa un anno prima era stata oggetto di un procedimento penale per maltrattamenti nei confronti dello stesso bambino, concluso con una archiviazione. Il tribunale ha allontanato il bambino da questa coppia, perché la coppia nel tempo si è rivelata non più adeguata, anzi con un sospetto di maltrattamenti nei confronti di questo bambino, che ha delle difficoltà nei suoi ritardi».
Insiste la presidente Rossi, parla del «neo di una denuncia penale per maltrattamenti chiusa con l’archiviazione», come si ascolta nell’audio della seduta e si legge nel resoconto stenografico del suo intervento. Dopo simili affermazioni rilasciate in Commissione parlamentare, i coniugi stralunati verificano presso la Procura di Treviso e dal certificato ex art. 335 cpp ottengono conferma: in nessun momento era stato aperto un procedimento penale nei loro confronti. Sia Mirco, sia Michela risultano assolutamente sconosciuti come indagati.
Il 29 agosto 2022 decidono allora di presentare denuncia contro il giudice, alla Procura di Roma e al Csm. «Il presidente di un tribunale non può confondere ed equivocare con i termini legati alle fasi di un processo. Non c’è spazio per l’errore o la buona fede», era stata la loro conclusione, già provatissimi dalle accuse dei servizi sociali e dall’atteggiamento del Tribunale di minori di Venezia. Tribunale che, un mese prima dell’audizione del presidente Rossi, aveva chiesto alla coppia di sottoporsi a indagini e valutazione dei Servizi sociali dell’Ulss 6 Euganea. Accettava l’iter per la richiesta di adozione dopo aver rifiutato quella per l’affido e malgrado i supposti maltrattamenti? La coppia viene giudicata idonea, ma la valutazione rimane ferma a Venezia fino a fine 2023 quando verrà emesso un decreto di inidoneità all’adozione. Un accanimento.
Il 3 marzo 2023, il pm di Roma Eleonora Fini chiede l’archiviazione del procedimento penale contro la Rossi «perché il fatto non sussiste […] si tratterebbe di censurare il merito di decisioni assunte dal Collegio nell’ambito dell’attività giurisdizionale cui è istituzionalmente preposto». Ma la presidente aveva fatto le gravi dichiarazioni in sede di audizione, non in attività giurisdizionale.
Il 13 luglio, il Csm risponde sulla falsariga: «Non ci sono provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare poiché si tratta di censure ad attività giurisdizionale».
Ci auguriamo che dopo il referendum anche i giudici debbano rendere conto del loro comportamento e paghino per gli errori, al pari di tutti gli altri cittadini.



