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Scuola-omofobia, Pro Vita e Famiglia: «Vogliono rieducare gli insegnanti all’ideologia gender»

Scuola-omofobia, Pro Vita e Famiglia: «Vogliono rieducare gli insegnanti all’ideologia gender»
iStock

«La scuola italiana ai tempi del Covid ha rinunciato anche alla didattica ordinaria ma, a dispetto del momento delicato che il nostro Paese sta attraversando, è arrivata ieri sera la notizia che gli insegnanti di nidi e scuole dell'infanzia della Città di Torino dovranno essere "rieducati" e andare a "scuola di genere" e che alla Camera sono appena state approvate iniziative educative "contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia" che dovranno essere svolte nelle scuole di ogni ordine e grado.Non è altro che un vergognoso tentativo di entrare e "convertire" il pensiero di libere persone e anche minorenni con la scusa di combattere il bullismo» ha dichiarato Toni Brandi presidente di Pro Vita e Famiglia onlus.

«Questo indottrinamento alla teoria gender è aberrante. Rimaniamo esterrefatti dall'utilizzo di questa violenza ideologica contro i bambini e difenderemo insegnanti e figli anche a rischio di finire in carcere, visto che Ddl su l'omotransfobia prevede anche la reclusione per chi crede nelle nostre idee al di là della commedia degli inganni messa in atto da Zan & Co» ha concluso il vice presidente Jacopo Coghe.

«Il fatto che si sia voluto escludere il voto segreto, che su temi che attengono alle coscienze sarebbe stato legittimo e consono, spiega meglio di molte parole la debolezza di dell'ideologia LGBTQIA+ che si mostra forte ma che in realtà non è altro che un castello di sabbia che cadrà al primo soffio di realtà. Questa maggioranza non ha avuto rispetto neanche dei bambini delle scuole elementari e medie che invece andrebbero tutelati e la cui educazione spetta esclusivamente ai genitori. Questa maggioranza può star certa che la nostra resistenza sarà tenace e costante» ha concluso la nota di Pro Vita e Famiglia Onlus.

Addio a Cirino Pomicino, ’o ministro che svelò l’intrigo Agnelli-Cdb
Cirino Pomicino (Ansa)
Cresciuto alla scuola del «divo» Giulio, amava vivere la bella vita. Prima di darsi alla politica fece carriera come neurochirurgo. Durante Mani pulite finì nel tritacarne delle procure, ma ne uscì (quasi) indenne. E raccontò tutto con lo pseudonimo «Geronimo».

«Nella Seconda repubblica le sciabole stanno appese. Combattono i foderi». Con il lascito visivo di una lama che dondola da una parete damascata con vista sul Golfo di Napoli, Paolo Cirino Pomicino abbandona la vita terrena. Lo fa 48 ore dopo Umberto Bossi, con la gentilezza partenopea di chi lascia il passo all’avversario di sempre, quel barbaro sognante che lo considerava un simbolo di «Roma ladrona».

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Lancia «Gamma»: storia di un'ammiraglia bella e dimenticata
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)

Nel marzo del 1976 l'ammiraglia della casa di Chivasso fu presentata a Ginevra. Berlina e coupé dal design innovativo e dalle prestazioni sportive, non ebbe il successo sperato per problemi di affidabilità meccanica.

L'articolo contiene una gallery fotografica.

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Francesco Gianfala: «Rilancio Pignatelli grazie a Europa e Asia»
Francesco Gianfala
Il proprietario dello storico marchio: «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Abbiamo un patrimonio identitario fortissimo però con un potenziale inespresso. La nostra linea cerimonia uomo è la iconica ma avremo pure quelle contemporanea e femminile».

Rilanciare un marchio storico senza tradirne l’identità è una sfida che richiede visione, coraggio e sensibilità. È da qui che riparte Pignatelli, oggi guidata da Francesco Gianfala, protagonista di una nuova fase che intreccia eredità sartoriale e sguardo contemporaneo. Tra radici solide e nuove ambizioni, il futuro della maison prende forma avviando un ambizioso percorso di rilancio e riposizionamento. Abbiamo incontrato Gianfala per approfondire strategie, obiettivi e prospettive di uno dei marchi più rappresentativi del made in Italy.

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Toh, ora a Ravenna 100% di idoneità per i Cpr
Ansa
Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.

In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.

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