Alla Camera parte la controffensiva per neutralizzare l’indagine sul virus
Roberto Speranza e Giuseppe Conte (Ansa)
Oggi inizia la discussione sugli emendamenti alla commissione d’inchiesta. Pd e 5 stelle puntano a ridurne la durata e le competenze, scaricando tutte le colpe sulle Regioni. E sfruttando pure la fuffa sulla «resilienza».

Procede a passo lento ma procede l’iter che in autunno, realisticamente, porterà alla costituzione della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid: è stata messa in calendario per oggi la discussione alla Camera di tutti gli emendamenti – proposti dall’opposizione – sulla proposta di legge già licenziata dalla commissione Affari sociali. «Anche tenendo conto della possibilità che slitti tra due settimane, visto che la discussione è al punto 4 dell’ordine del giorno, entro al massimo fine mese ci aspettiamo che la Camera approvi il testo che successivamente passerà al Senato«, fa sapere la deputata Fdi Alice Buonguerrieri, relatrice della proposta di legge per l’istituzione della Commissione, la quale, ribadisce Buonguerrieri, «è utile e necessaria, nonostante gli evidenti tentativi delle opposizioni di volerne snaturare il significato e di rallentare i lavori». Come darle torto? Basta leggere alcuni degli emendamenti presentati (per lo più dal Pd) per notare che i partiti che hanno avuto le maggiori responsabilità durante la pandemia non desiderino che si indaghi a fondo, o meglio vorrebbero che non si indaghi affatto.

Qualche esempio: il deputato Nicola Stumpo (Pd) chiede che la commissione indaghi «solo su aspetti al momento non oggetto d’inchiesta o di indagine da parte dell’autorità giudiziaria», mentre Marco Furfaro (sempre dei dem), vorrebbe che la commissione finisca i lavori entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge e non entro la fine della legislatura.

I pentasellati Gilda Sportiello, Marianna Ricciardi, Carmen Di Lauro e Andrea Quartini vorrebbero invece che non si indagasse «sulla prontezza e l’efficacia delle misure adottate per prevenire, contrastare e contenere l’emergenza sanitaria», bensì sulla «resilienza del servizio sanitario nazionale», suggerendo di puntare il faro sulle Regioni: il che sarebbe, per i passati governi, uno scarico di responsabilità.

È però in merito all’articolo 3 della proposta di legge che i deputati impegnati a scongiurare il più possibile che ci sia una vera indagine si sono sbizzarriti. Parliamo dell’articolo che stabilirà i compiti della commissione. Il deputato Gian Antonio Girelli, in particolare, vorrebbe riscrivere l’articolo, con l’idea, ancora qui, di scaricare tutto su Regioni e Asl, facendo sì, dunque, che non si analizzino, come invece è scritto nella proposta di legge, «documenti e verbali di organi collegiali», né che si accertino «le ragioni del mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale redatto nel 2006». Girelli non vuole neppure che si indaghi sulla famosa task force istituita dal governo e neppure sul Cts; né vuole si esaminino i rapporti intercorsi tra lo Stato italiano e l’Oms e neppure che si indaghi sull’acquisto degli 800 milioni di mascherine farlocche dalla Cina, costate un miliardo e 25.000 euro, né sulle provvigioni versate agli intermediari; né che si indaghi sugli appalti per gli hub vaccinali, o sui banchi a rotelle; né su obblighi e restrizioni decisi dal governo; né sull’eventualità che tali provvedimenti fossero carenti di giustificazione «in base a criteri di ragionevolezza, proporzionalità ed efficacia», come è scritto nella proposta di legge, ovvero «contraddittori o contrastanti con i principi costituzionali». Nessun interesse neppure a capire se tali misure avessero fondamento scientifico o se abbiano leso il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali. Gli emendamenti inoltre non verrebbero nessuna indagine sulla chiusura delle scuole, né su eventuali «conflitti di interesse tra componenti di organi tecnici governativi, associazioni di categoria e case farmaceutiche» e neppure «sull’efficacia dei protocolli di cura in relazione alle terapie domiciliari». Neanche a dirlo, non si vuole indagare neanche sui vaccini, né «verificare le decisioni prese da Commissione europea e da Ema prima della loro autorizzazione» e neppure capire quali siano state le conseguenze, cioè morti di Covid e danneggiati dai vaccini «causati da comportamenti emersi nell’inchiesta».

Il tentativo palese, univoco, da parte delle opposizioni è fondamentalmente tirare in ballo tutti i soggetti possibili, compresi «enti locali, Asl, commissioni o comitati di supporto ai decisori politici», come proposto dai deputati Davide Faraone e Maria Chiara Gadda. Addirittura si chiede di indagare sull’azione di «singoli operatori pubblici o privati nei settori scientifico, sanitario, produttivo e commerciale»: tutti colpevoli, insomma, in modo tale che alla fine non lo sia nessuno.

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