I più conformisti sono sempre i più giovani
(Ansa)
A inizio ‘900 scendevano in piazza per chiedere di andare a morire in guerra, oggi domandano allo Stato di togliere loro auto e riscaldamento. Ecco perché i nemici della famiglia si concentrano sulle scuole per propagandare stili di vita «alternativi».

Il cervello umano è basato sui neuroni specchio. Noi impariamo per imitazione. Il neonato impara a stare al mondo imitando i genitori prima e la società che lo circonda dopo. C’è nella nostra mente una forte e istintiva volontà ad imitare gli altri. Possiamo riassumere questa tendenza con la parola conformismo. Nel 90% dei casi il conformismo ci salva la vita. Se in questo momento sono viva è perché sia io sia tutti quelli che ho incontrato alla guida da questa mattina ci siamo conformati al concetto che si guida a destra e ci si ferma ai semafori rossi. In un 10% dei casi però il conformismo diventa una trappola maledetta. Questo avviene all’interno delle nazioni, le dittature si basano non solo sulla polizia segreta ma anche sul conformismo, e avviene anche all’interno delle categorie lavorative, dove a un certo punto la maggioranza fa cose senza senso, per esempio prescrivere tachipirina e vigile attesa in una polmonite interstiziale. In un’epoca capace di creare una realtà inesistente ma che sembra vera, grazie alla possibilità di produrre immagini sonore e in movimento, questo diventa una trappola maledetta.

Il libro I dolori del giovane Werther di Goethe, benché disponesse solo della limitata potenza della parola scritta, causò un enorme numero di suicidi, come un enorme numero di suicidi segue al suicidio di qualsiasi personaggio famoso, anche per questo è particolarmente grave la mancanza di disapprovazione per il suicidio. Il campione assoluto in questo senso è l’ignobile serie televisiva 13 di Netflix, vera e propria istigazione al suicidio manipolatorio. Per imitazione quindi si annienta persino l’istinto di sopravvivenza, il più potente. Per imitazione la gente diventa guerrafondaia: giovani poco più che adolescenti hanno protestato per avere il diritto di andare a morire nelle trincee della prima guerra mondiale. Le proteste del ‘68 sono state un esempio spettacolare di azioni fatte per imitazione, come tutte le successive manifestazioni studentesche. Fino al secolo scorso i modelli da imitare erano le vite dei santi e dei regnanti. I santi erano sicuramente brave persone, i regnanti avevano comunque ottimi uffici marketing che ne mostravano l’immagine di coniugi perfetti e amorevoli. L’arrivo del cinema e dei suoi derivati ha moltiplicato i modelli narrativi fatti di divorziati e amori instabili e ha offerto come modello la vita degli attori, spesso fatta di amori instabili e divorzi.

Una semianalfabeta svedese, forte del fatto di essere andata a scuola un giorno su due, ha girato il mondo vendendo alcuni slogan grazie ai quali un potere sempre più totalitario potrà levarci auto, casa, il diritto di muoverci, la possibilità di fare qualsiasi cosa senza un permesso dello Stato. La semianalfabeta è stata ricevuta da tutti i poteri forti, Ue, Davos, Vaticano, è andata anche all’Onu traversando l’oceano su una barca a vela il cui costo supera quello di un piccolo ospedale per dare potenza alla fesseria che l’anidride carbonica ci ucciderà tutti se non ci rassegniamo a diventare dei reclusi morti di fame. Eppure i ragazzi sono andati in strada, con il permesso dell’autorità, a chiedere di poter vivere senza riscaldamento, senza lavoro, senza possibilità di sposarsi e avere figli.

La cosiddetta omosessualità e la cosiddetta transessualità non hanno nulla di genetico, ma sono comportamenti da cui si diventa dipendenti e come ogni comportamento possono essere imitatori. Il comportamento omoerotico segue linee contrarie alla fisiologia e questo moltiplica il contagio di malattie sessualmente trasmissibili. La verità scientifica sul comportamento omoerotico è che non è geneticamente determinato. Non fa parte della struttura dell’individuo, quindi è un comportamento che può essere disatteso e modificato. È stato l’italiano Andrea Ganna a guidare lo studio di Harvard e Mit, pubblicato sull’autorevole Science, sulla cosiddetta omosessualità. Lo studio dovrebbe essere la risposta definitiva alla domanda se si tratti di una caratteristica genetica o meno, e conferma le ipotesi di Joseph Nicolosi e Richard Cohen: non si tratta di una caratteristica genetica, non si esclude una predisposizione mediata però da molti geni, ma è comunque il risultato di ambiente e cultura, l’ambiente include non solo la famiglia, ma i pari, mentre la cultura include la scuola, il presidente della Repubblica che dichiara che l’omofobia è una catastrofe cosmica, l’Onu, le università, lo spettacolo, i giornalismo, i nove decimi degli scrittori. Lo studio di Science pone un punto fermo: nulla di naturale. Nulla di irreversibile. Non un destino, ma uno stile di vita che diventa talmente abitudinario da creare dipendenza. E uno stile di vita biologicamente perdente, in quanto biologicamente sterile e gravato da un aumento statisticamente importante di malattie fisiche e psichiche, un comportamento quindi su cui è doveroso dire la verità.

Come ogni comportamento segue l’imitazione. Più se ne parla, più attivisti entrano nelle scuole, più personaggi importanti dichiarano questo comportamento, più ragazzi e ragazze adotteranno questo comportamento. Le persone cosiddette intersessuali sono persone che hanno malformazioni genetiche, cromosomiche e/o anatomiche che non permettono di stabilirne il sesso. Sono casi rarissimi e si tratta di malformazioni. I cosiddetti trans sono persone sanissime che credono di credersi dell’altro sesso. Credono di credersi dell’altro sesso, perché in realtà i due cervelli, maschile e femminile, sono talmente diversi che un maschio non è in grado di immaginare come si sente una donna, quindi non può sentirsi una donna e viceversa. Più si parla di questo, più si mostrano i pochi trans che si dichiarano di successo, nascondendo invece le comorbilità della posizione trans, spesso legata ad altre patologie, principalmente dissociazione mentale, schizofrenia ed autismo, l’orrore dell’enorme numero dei trans che si sono pentiti dopo essersi fatti castrare. La mente nasce dal cervello, cioè dal corpo. Il cervello è costituito da cellule che sono XX o XY, che sono femmine o maschi. La mente e il corpo devono sempre essere in armonia. Il corpo è reale. La mentre deve accettare la realtà e amarla. Dove non c’è armonia tra mente e corpo, cioè tra mente e realtà, va curata la mente. Non va alterato il corpo fino a quando non diventa come la mente malata lo vuole. Il concetto che vede corpo e mente slegati esiste all’interno di una patologia, quella dissociativa. L’incapacità ad accettare proprio corpo è un disturbo che porta la persona verso l’incapacità di accettare la realtà per quello che è. Più ne parliamo, più piccoli sono i bambini cui ne parliamo, più grande è il numero di bambini confusi che vorranno mettersi in una strada fatta di menzogna e dolore. Ne parla il libro Paper Gender di Walt Heyer che racconta il dolore di chi si rende conto finalmente di aver sbagliato.

A Torino il signor Vladimir Guadagno ha tenuto una lezione magistrale. Il signor Vladimir Guadagno è conosciuto come Vladimir Luxuria. Vladimir non è un nome femminile e Luxuria nemmeno, è il nome di un vizio capitale ed è un nome interessante per qualsiasi attività che permetta un guadagno grazie alla capacità di causare un’erezione. L’affermazione che lui pensi di sentirsi donna può serenamente essere messa in dubbio: se fosse vera, avrebbe scelto un nome femminile. È fastidiosamente ridicolo che ci si rivolga a Vladimir Guadagno usando un pronome femminile. Nella lezione ha accusato due uomini politici, Adinolfi e Pillon, di due schieramenti opposti al suo (il signor Guadagno è stato parlamentare), di avere necessità di cure psichiatriche, di essere cioè dementi. I miei complimenti al rettore che ha permesso questo scempio e agli studenti che hanno assistito a questo scempio senza alzarsi e andarsene sbattendo la porta.

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