Niente aiuti Usa per Kiev prima del 2024
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  • Prosegue il braccio di ferro tra democratici e repubblicani. A rimetterci è proprio Volodymyr Zelensky, che non troverà il nuovo pacchetto di assistenza sotto l’albero di Natale. Intanto, però, l’Italia ha prorogato di un anno il suo sostegno militare all’alleato ucraino.
  • Il Texas sfida apertamente Joe Biden e si fa la sua legge anti clandestini. Greg Abbott scavalca il governo federale. La questione potrebbe finire alla Corte suprema.

Lo speciale contiene due articoli.

La strada degli aiuti militari americani all’Ucraina continua a rivelarsi in salita. Secondo quanto riportato ieri da The Hill, è altamente improbabile che i senatori repubblicani e la Casa Bianca riescano a trovare un accordo per approvare il nuovo pacchetto di assistenza prima della fine dell’anno.

Due settimane fa, il Gop aveva bloccato alla Camera alta un provvedimento da 110 miliardi di dollari, di cui 61 consistenti in aiuti a Kiev. La richiesta dei repubblicani è che, in cambio del via libera a tale pacchetto, i dem acconsentano a misure più severe nella gestione dell’immigrazione clandestina al confine con il Messico. Negli scorsi giorni, le trattative tra le parti sono proseguite, ma – almeno per ora – non sembrano in procinto di sbloccarsi. A confermare che se ne riparlerà probabilmente l’anno prossimo è stato il capo negoziatore repubblicano, il senatore James Lankford. Insomma, sembra proprio che prima di gennaio non si faranno passi avanti. In particolare, a subordinare l’approvazione del pacchetto alla questione delle frontiere sono anche senatori repubblicani graniticamente a favore di Kiev, come Mitch McConnell e Lindsey Graham. Questo occorre precisarlo per smentire una certa vulgata, secondo cui il Gop si starebbe muovendo sulla base di considerazioni isolazioniste o addirittura filorusse. In realtà, oltre a chiedere misure energiche sul contrasto migratorio, il Partito repubblicano sta da tempo invocando una strategia più chiara sull’Ucraina e una razionalizzazione degli aiuti.

Dal canto suo, la Casa Bianca ha fatto sapere che potrebbe approvare un nuovo pacchetto di aiuti ucraini entro l’anno, precisando tuttavia che si tratterebbe dell’ultimo, almeno fin quando il Congresso non stabilirà di dare semaforo verde a ulteriore assistenza. Stando infatti a una nota del supervisore dei conti del Dipartimento della difesa, Mike McCord, il Pentagono avrebbe ormai stanziato tutti i fondi disponibili per Kiev. «Stiamo ancora pianificando un ulteriore pacchetto di aiuti per l’Ucraina alla fine di questo mese. Tuttavia, quando ciò sarà fatto, come ha chiarito oggi il supervisore dei conti McCord nella sua nota al Congresso, non avremo più l’autorità di rifornimento a nostra disposizione, e avremo bisogno che il Congresso agisca senza indugio, come andiamo ripetendo», ha dichiarato lunedì il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale americano, John Kirby.

Per Joe Biden si tratta di un dilemma politico. Se non raggiunge un accordo per sbloccare gli aiuti, la sua credibilità internazionale subirà un duro colpo. Se però va incontro ai repubblicani sull’immigrazione clandestina, rischia una rivolta dall’ala sinistra del Partito democratico. Non si può neppure escludere che il presidente stia usando il Gop come foglia di fico, per giustificare un tentativo di tirare i remi in barca. Il Washington Post ha recentemente rivelato degli attriti tra Washington e Kiev sulla questione della controffensiva ucraina. Biden è inoltre in campagna elettorale per la riconferma e, tra l’elettorato americano, gli aiuti all’Ucraina non sono più granché popolari (come dimostrato da un sondaggio della Cnn dello scorso agosto).

Nel frattempo, il governo italiano ha stabilito di prolungare di un anno gli aiuti a Kiev. «Abbiamo scelto come dicastero e come governo di prorogare un atto di indirizzo, deciso ormai già un anno fa dal governo precedente, lasciando immutato il dettato del decreto e decidendo di ottemperare, appena ve ne saranno le condizioni, a un passaggio parlamentare», ha affermato il nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto. È chiaro che, pur in questa fase di incertezza americana, l’attuale governo italiano vuole ribadire la collocazione atlantista di Roma. Al di là di un discorso di principio, Palazzo Chigi punta sulle relazioni transatlantiche e sul presentarsi come alleato affidabile agli occhi di Washington, soprattutto in un momento in cui Emmanuel Macron ha rispolverato il suo ambiguo velleitarismo diplomatico (che già fece fiasco l’anno scorso, durante i primi mesi della crisi ucraina). Si tratta di un credito di cui Roma potrebbe in futuro beneficiare su altri tavoli (a partire dal Mediterraneo).

Vladimir Putin ostenta frattanto un atteggiamento spavaldo. «Valutando la situazione attuale sulla linea del contatto di combattimento, si può dire con sicurezza che le nostre truppe mantengono l’iniziativa», ha detto, per poi tornare a dirsi contrario a un’eventuale adesione di Kiev nella Nato. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha inoltre affermato che Mosca è pronta ad aggirare le recenti sanzioni europee sui diamanti russi. «Per quanto riguarda i diamanti russi, era stato previsto, la Russia si era preparata. Dubito che non esistano opzioni per aggirare tali sanzioni. Esistono e verranno implementate», ha dichiarato. Nel frattempo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto sapere di voler parlare col presidente russo per rilanciare l’accordo sul grano. Tutto questo, mentre Mosca sta rinsaldando i suoi legami con Pechino. Proprio ieri, il primo ministro russo, Mikhail Mishustin, ha iniziato una visita di due giorni in Cina, dove dovrebbe incontrare Xi Jinping. A tal proposito, sempre ieri, l’ambasciatore cinese in Russia, Zhang Hanhui, ha auspicato un rafforzamento della cooperazione energetica tra i due Paesi. Ne consegue che il problema di Putin non è l’isolamento internazionale. È semmai l’abbraccio soffocante con Xi, che sta mettendo Mosca in una posizione sempre più subordinata a quella di Pechino. Una dinamica a cui l’Occidente deve prestare la massima attenzione.

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