- Il presidente chiede solo embarghi e il sequestro dello yacht dello zar. Il paragone con Genova, però, stizzisce il sindaco: «Noi già bombardati». I toni bellicisti li usa il premier: «Cremlino arrogante, giusti gli aiuti militari».
- Il grillino Vito Petrocelli molla il governo: «Vuole il conflitto». Per Giuseppe Conte è fuori, i partiti: «Si dimetta». Ma lui rimane in commissione Esteri. Gaffe delle piddine sul nastro rosso per le ucraine.
Lo speciale contiene due articoli.
Alla fine il discorso bellicoso lo fa Mario Draghi, e quello moderato Volodymyr Zelensky: capovolgendo i pronostici della vigilia, l’intervento di ieri del presidente ucraino al Parlamento italiano in seduta congiunta è all’insegna della moderazione, considerati i precedenti, mentre i toni del nostro premier sono assai battaglieri. Sarà perché poco prima di collegarsi con Montecitorio ha parlato al telefono con papa Francesco, che pochi giorni fa ha definito «uno scandalo terribile» la spesa per le armi, fatto sta che Zelensky, per la prima volta in questo suo tour virtuale di discorsi a vari parlamenti occidentali non chiede più armi, non chiede la no fly zone sull’Ucraina, insomma si trasforma, o tenta di farlo, da «falco» a «colomba».
«Caro popolo italiano», esordisce Zelensky, «oggi ho parlato con Sua Santità papa Francesco e lui ha detto parole molto importanti: “Capisco che voi desiderate la pace, capisco che dovete difendervi, i militari difendono i civili, difendono la propria patria, ognuno la difende”. E io ho risposto che il nostro popolo è diventato l’esercito, quando ha visto che male porta con sé il nemico, quanta devastazione lascia dietro di sé e quanto spargimento di sangue vuole vedere. La guerra continua», aggiunge Zelensky, «i missili russi, l’aviazione, l’artiglieria non smettono di uccidere. Le città ucraine vengono distrutte, alcune sono completamente distrutte, come Mariupol, sulla costa del mare d’Azov, dove c’erano circa mezzo milione di persone come nella vostra città di Genova dove sono stato. A Mariupol non c’è più niente, solo rovine. Immaginate una Genova completamente bruciata dopo tre intere settimane di assedio, di bombardamenti, di spari che non smettono neanche un minuto. Immaginate la vostra Genova dalla quale scappano le persone a piedi, con le macchine, con i pullman, per arrivare dove è più sicuro. Questo è stato fatto in Europa per l’ultima volta dai nazisti», sottolinea il leader ucraino, «quando stavano occupando altri Paesi». In realtà, più che immaginare, basta ricordare: Genova ha subito pesanti bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Lo ricorda a Zelensky il sindaco del capoluogo ligure, Marco Bucci: «Capisco che lui abbia citato Genova», dice Bucci, «certamente noi non vogliamo immaginare Genova bombardata, da un certo punto di vista possiamo considerare quasi un complimento il fatto che abbia citato noi, e ribadiamo che la nostra città vuole solo la pace. Genova ha già subito bombardamenti, e molti, nella storia», ricorda Bucci, «durante la seconda guerra mondiale è stato terribile e assolutamente non possiamo immaginare che si ripeta qualcosa di simile».
«Signori, popolo italiano», prosegue Zelensky, «bisogna fare il possibile per garantire la pace. La guerra è stata organizzata per decine di anni da una sola persona, guadagnando tantissimi soldi sull’esportazione di petrolio e gas, utilizzando questi soldi per la guerra e non solo contro l’Ucraina perché il loro obiettivo è l’Europa: è influenzare le vostre vite, avere il controllo sulla vostra politica, distruggere i vostri valori, la democrazia, i diritti dell’uomo, la libertà. L’Ucraina è il cancello per l’esercito russo e loro vogliono entrare in Europa: ma la barbarie non deve entrare». Zelensky sottolinea che l’Ucraina «è sempre stato uno dei principali esportatori a livello globale, ma come possiamo seminare sotto l’artiglieria russa? Non sappiamo come avremo i raccolti e se possiamo esportare. Non possiamo esportare il mais, l’olio, il frumento e altri prodotti. Tutti quanti gli oligarchi russi», dice ancora il leader di Kiev, «utilizzano l’Italia come luogo per le loro vacanze: non dovete essere il luogo che accoglie queste persone, dobbiamo bloccare e congelare tutti i loro immobili, i loro conti, i loro yacht da Scheherazade fino ai più piccoli dobbiamo congelare tutti i beni di tutti quanti, di tutti quelli che in Russia hanno la forza di decidere. Dobbiamo usare le sanzioni per la pace, dovete sostenere anche l’embargo contro le navi russe che entrano nei vostri porti e non dovete assolutamente permettere eccezioni per qualsiasi banca russa».
Sanzioni e pace: Zelensky non fa cenno a armi e terze guerre mondiali, ma chiede piuttosto di sequestrare lo Scheherazade, il megayacht attualmente ormeggiato nel porto di Marina di Carrara, lungo 140 metri, con due eliporti, cinema e piscina che secondo alcuni apparterrebbe a Vladimir Putin. Standing ovation d’ordinanza dei parlamentari, poi prende la parola Draghi e i toni verso la Russia e Putin sono quelli del «falco»: «L’arroganza del governo russo», dice il presidente del Consiglio, «si è scontrata con la dignità del popolo ucraino, che è riuscito a frenare le mire espansionistiche di Mosca e a imporre costi altissimi all’esercito invasore. La resistenza di Mariupol, Kharkiv, Odessa, e di tutti i luoghi su cui si abbatte la ferocia del presidente Putin, è eroica». Draghi ricorda «l’accoglienza dei rifugiati, oltre 60.000 dall’inizio della guerra, la maggior parte dei quali donne e minori. Perché davanti all’inciviltà l’Italia non intende girarsi dall’altra parte. Le sanzioni che abbiamo concordato insieme ai nostri partner europei e del G7 hanno l’obiettivo di indurre il governo russo a cessare le ostilità e a sedersi con serietà, soprattutto con sincerità, al tavolo dei negoziati. Allo stesso tempo, vogliamo disegnare un percorso di maggiore vicinanza dell’Ucraina all’Europa. Nelle scorse settimane», argomenta Draghi, «è stato sottolineato come il processo di ingresso nell’Unione europea sia lungo, fatto di riforme necessarie a garantire un’integrazione funzionante. Voglio dire al presidente Zelensky che l’Italia è al fianco dell’Ucraina in questo processo. L’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione europea». Percorso lungo, sottolinea Draghi, che ricorda la necessità di riforme. «Di fronte ai massacri», sottolinea ancora il premier, «dobbiamo rispondere con gli aiuti, anche militari, alla resistenza».
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