Gli aiuti Ue sono un miraggio sempre più sfuggente

Qualche giorno fa, a Otto e mezzo, il programma che conduce Lilli Gruber su La7, mi è capitato di dire che i soldi del Recovery fund non sono poi così certi, in quanto i cosiddetti Paesi frugali sono tutt’altro che contenti di sganciare 209 miliardi all’Italia. Come è abitudine della casa, la conduttrice mi ha subito bacchettato, dicendo che il giudizio dei nostri nemici europei non potrà bloccare l’erogazione dei fondi pattuiti da Giuseppe Conte dopo una lunga trattativa. Ovviamente, ho obiettato il contrario, ma la trasmissione è scivolata via nel convincimento che i soldi arriveranno e nulla potrà impedire l’apertura del rubinetto europeo.

Sono bastati pochi giorni però a mandare in frantumi le certezze granitiche di una parte dell’informazione e della politica. Il primo a seminare dubbi sulla possibilità che il grande flusso utile a far ripartire l’Italia non solo si interrompa, ma neppure cominci a scorrere, non è stato Matteo Salvini e neppure Giorgia Meloni, bensì Vincenzo Amendola. Il nome forse non dirà nulla al grande pubblico, ma il signore in questione è il ministro degli Affari europei, cioè colui che fa da ufficiale di collegamento con Bruxelles. Non solo: Amendola è anche la persona che il presidente del Consiglio ha messo a capo della task force che deve redigere i progetti da presentare alla Ue per ottenere i quattrini. Beh, che ha detto il parlamentare del Pd? Parole molto chiare. «Se la discussione continua così, con questi toni e queste minacce di veto, si potrebbe bloccare tutto». Attenzione, il ministro di Nicola Zingaretti per una volta non ce l’ha con i grillini oppure con Matteo Renzi, di cui sono note le intemperanze politiche. Sebbene la maggioranza abbia tanti problemi e spesso blocchi il governo con i suoi litigi, per una volta non è di quel che succede in casa nostra che ci dobbiamo preoccupare, ma di ciò che ribolle in Olanda, in Polonia e negli altri Paesi di Visegrad. Sì, ciò di cui parla Amendola è proprio il pericolo che paventavo nella trasmissione della Gruber e che Lilli ha trattato come una fake news (negli ambienti chic della sinistra giornalistica non le chiamano più con il loro nome, cioè balle, ma preferiscono una locuzione inglese, che fa più internazionale).

Per il ministro degli Affari europei, a causa dell’opposizione dei «frugali» si potrebbe fermare tutto e per questo Amendola, nell’intervista a Repubblica, ha sollecitato Angela Merkel a tentare una mediazione, per convincere i cocciuti a mollare l’osso e dare luce verde all’intera operazione. Si dà però il caso che la Cancelliera di ferro con i ribelli si sia rivelata di latta, nel senso che non è riuscita a far piegare la testa agli scettici, i quali procedono sulla loro linea, decisi a porre le proprie condizioni. Già, perché anche se silenziata dagli squilli di tromba governativi, nell’accordo dei mesi scorsi c’era una parola che rischia di bloccare tutto, ovvero «condizionalità».

Sì, la partita che sembrava vinta potrebbe essere rimessa in discussione dalle condizioni poste dai «frugali» e dai Paesi di Visegrad. L’intera operazione del Recovery fund è infatti soggetta all’approvazione di 27 Parlamenti e il voto potrebbe non rivelarsi puramente consultivo come ritiene qualcuno, Gruber compresa, ma determinante.

Non a caso, Amendola ha lanciato l’allarme. E non a caso, negli ambienti che contano si comincia a dubitare che i miliardi attesi arrivino nei primi mesi dell’anno prossimo. In principio, i fondi avrebbero dovuto essere sbloccati già entro dicembre, ma poi si è capito che avremmo dovuto tirare la cinghia, perché non avremmo visto un euro. Così si è passati alla speranza di incassare qualche miliardo entro l’estate. Ma ora, anche questa prospettiva si allontana e si parla della seconda metà del 2021. Sì, ma il rinvio può voler dire entro l’estate, l’autunno o l’inverno e con il differimento non avremmo lo stesso impatto sulla nostra economia. Insomma, proprio come temevo, ciò che sembrava certo appare largamente incerto. L’unica sicurezza riguarda Giuseppe Conte, il quale con i soldi o a mani vuote, farà di tutto pur di rimanere attaccato alla poltrona. L’ultima che ha escogitato è la prosecuzione fino a gennaio dello stato di emergenza. Agitando la paura del Covid, il presidente del Consiglio spera infatti di allungarsi la vita. Politica, ovviamente.

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