Gli ultimi colpi di Joe Biden sono un rischio per l’Europa
Joe Biden e Volodymyr Zelensky (Getty Images)
Per anni lo ha negato, poi ha dato il via libera all’utilizzo dei razzi a lunga gittata. È solo l’ultima delle «armi decisive» fornite a Zelensky. Che non portano risultati.

Ma davvero qualcuno pensa che i missili a lungo raggio per colpire la Russia in profondità siano la soluzione del conflitto in Ucraina? Se così fosse, ci sarebbe da chiedersi perché l’America abbia atteso tanto prima di autorizzare Kiev a usare gli armamenti non solo nel territorio conquistato dalle truppe di Mosca, ma anche a centinaia di chilometri di distanza. Se fossero bastati gli Atacms, che non sono proiettili di ultima generazione ma sono già stati impiegati nella guerra del Golfo, vale a dire trent’anni fa, perché non usarli subito, così da costringere Vladimir Putin a trattare una tregua in posizione di debolezza e accorciare di conseguenza i tempi del conflitto?

La realtà è che non basteranno i missili per restituire all’Ucraina le regioni che i russi hanno occupato. Così come non sono bastate le molte armi che, nel corso di mille giorni di guerra, l’Occidente ha fornito su richiesta di Volodymyr Zelensky. Non so se qualcuno ricorda, ma dal 24 febbraio del 2022, giorno in cui le truppe di Putin varcarono il confine ucraino, molti sono stati gli armamenti che politici e commentatori consideravano decisivi per sconfiggere gli invasori. In due anni e mezzo siamo stati informati nel dettaglio sui più micidiali sistemi di difesa e di offesa e negli articoli degli esperti si è passato in rassegna l’intero armamentario che l’Occidente poteva mettere a disposizione per fermare i russi.

In pochi mesi a Kiev sono stati consegnati dai soli Stati Uniti più di 1.600 sistemi antiaerei Stinger, più di 8.500 sistemi anticarro Javelin, 38 sistemi lanciarazzi Himars, quattro sistemi di difesa aerea Avenger e poi migliaia di veicoli da ricognizione, blindati, droni, radar eccetera. Insomma, fin dal principio della guerra gli ucraini sono stati armati fino ai denti dagli Stati Uniti che, alla fine del 2022, cioè meno di un anno dopo l’invasione, avevano già speso per Kiev quasi 20 miliardi di dollari, consegnando oltre 100 milioni di munizioni. Tuttavia, dopo queste forniture, America e Europa hanno inviato altro, anche in questo caso presentato da giornalini e giornaloni come decisivo nel conflitto. Vi dicono niente nomi come Abrams e Leopard? Tranquilli, non sono definizioni in codice coperte da segreto militare ma, semplicemente, il modo in cui Stati Uniti e Germania hanno chiamato i loro carri armati. I primi sono in grado di viaggiare a 67,5 chilometri orari, i secondi possono raggiungere anche una velocità di 72 chilometri orari. Secondo i presunti strateghi, con quelli in campo Kiev sarebbe riuscita a rimandare a casa i russi. O, per lo meno, questo era ciò che pensavano alcuni esperti di giochi di guerra, ma sul tavolo di casa.

Poi, però, sono arrivate le analisi più approfondite della Rivista italiana di Difesa che spiegavano come una manciata di Leopard non poteva certo rovesciare le forze in campo anche per alcune ragioni logistiche, essendo la flotta di carri armati molto eterogenea, nel senso che a fornire i mezzi erano Paesi diversi, con equipaggiamenti e ricambi non perfettamente identici e idonei.

Stessa cosa con gli F-16. A lungo annunciati come aerei che avrebbero potuto cambiare il corso della guerra, quando sono stati forniti all’Ucraina si è saputo solo che uno di questi era precipitato e, perciò, Zelensky decise di rimuovere il comandante dell’aeronautica. E gli altri caccia, che fine hanno fatto? Se era così importante dare a Kiev gli strumenti per resistere, perché attendere due anni?

Sì, il conflitto è stato accompagnato da un lungo tira e molla: razzi, sistemi di difesa, carri armati, aerei, missili a lungo raggio. Ciò che prima era giudicato pericoloso nelle mani degli ucraini, con il rischio che la guerra evolvesse verso scenari nucleari, poi, senza alcuna spiegazione, è stato concesso.

Peraltro, che senso ha aver negato l’uso degli Atacms fino all’ultimo per non colpire in profondità la Russia, per poi dare via libera negli ultimi due mesi e mezzo del mandato di Joe Biden? O i razzi a lunga gittata erano pericolosi o non lo erano. Certo, l’idea che un presidente in uscita spari gli ultimi colpi prima di essere sostituito, non è tranquillizzante. Soprattutto se, dall’altra parte, c’è un dittatore che gioca con la bomba atomica e firma nuove dottrine nucleari. Quella in corso non è una battaglia navale giocata nel salotto di casa, perché il divano su cui si muovono i nuovi signori della guerra è l’Europa, mica Star wars.

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