- La commissione sul virus, ostacolata in Italia, altrove è la norma. Francia, Germania, Uk, Svizzera e Svezia le hanno già istituite.
- I media declassano il virus a influenza. Ma, con numeri simili, giustificarono ogni divieto.
Lo speciale contiene due articoli.
La commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid non è ancora nata in Italia, ma sta creando allarme e ostilità tra politici e virostar. Eppure, altri Paesi da tempo si sono mossi per verificare quanto sia stata corretta la gestione della pandemia da parte dei rispettivi governi, autorità sanitarie, agenzie regolatorie. In Francia, già nel novembre del 2020, quattro ispettori dell’Igas, Inspection générale interministérielle du secteur social, che si occupa di controllo e valutazione anche della sanità pubblica, in un documento di 205 pagine elencavano gravi carenze nella gestione dell’emergenza Covid. Nel rapporto, l’esecutivo viene criticato per tre decisioni: «La mancanza di mascherine, il ritardo prima dell’attivazione del centro di crisi interministeriale e la decisione di non sospendere le elezioni comunali a marzo 2020». Anche una commissione d’inchiesta senatoriale aveva riferito che «il governo ha consapevolmente nascosto la carenza di mascherine» all’inizio della crisi sanitaria.
Inoltre, le autorità francesi avevano un centro di crisi relativamente modesto, il Corruss, poco abituato alle grandi emergenze sanitarie. Al governo mancava quindi un sistema «veramente ministeriale», con rinforzi «precedentemente designati e formati nella gestione delle crisi».
Il rapporto, frutto di colloqui tra gli ispettori dell’Igas e 375 persone, è ora nelle mani dei magistrati inquirenti della Corte di giustizia della Repubblica, l’unica in Francia a poter processare politici per atti commessi mentre erano in carica. Nel Regno Unito, la Uk Covid-19 Inquiry è stata istituita per esaminare la risposta dei governi e l’impatto della pandemia di Covid-19 in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. La baronessa Heather Carol Hallett, già giudice della Corte d’Appello inglese e presidente dell’inchiesta, ha predisposto un calendario di azioni almeno fino al prossimo settembre secondo tre moduli che potranno arricchirsi di nuove sezioni.
Il primo si occupa di sviscerare quale sia stata la pianificazione e la resilienza in tutto il Regno Unito durante la pandemia; il secondo analizzerà come le decisioni sono state prese, comunicate e attuate a livello politico; il terzo le scelte e l’impatto del Covid e delle vaccinazioni sul sistema sanitario. La prima udienza preliminare, per il modulo uno, si è svolta lo scorso 4 ottobre e martedì 25 aprile si svolgerà un’ulteriore udienza preliminare sulla preparazione del Regno Unito alla pandemia. Le udienze pubbliche probatorie prenderanno il via martedì 13 giugno e si concluderanno entro venerdì 20 luglio. Durante l’estate, l’attenzione si concentrerà sul modulo due.
Il prossimo 19 aprile, ci sarà nel Parlamento tedesco presieduto da Barbel Bas, la discussione finale del disegno di legge sull’istituzione di una seconda commissione d’inchiesta chiesta dal gruppo parlamentare di Alternative für Deutschland (Afd), partito della destra radicale. Oggetto dell’indagine sarebbe ottenere un quadro complessivo delle azioni e omissioni del governo federale e delle sue agenzie.
Afd vuole sapere se i «pesanti interventi nei diritti fondamentali dei cittadini e nella vita economica tedesca fossero effettivamente idonei, necessari e appropriati», ma soprattutto accertare se il governo federale era sufficientemente preparato per una pandemia di Covid. Nel mirino, anche le conseguenze sulla salute delle persone costrette a vaccinarsi e come affrontarle, l’impatto negativo dei lockdown su bambini e giovani «che non appartengono a gruppi a rischio».
Sempre secondo il gruppo parlamentare, la commissione d’inchiesta dovrebbe scoprire se i vaccini in Germania hanno superato correttamente il processo di approvazione, così pure se il governo federale ha finanziato adeguatamente la ricerca anche di farmaci contro il Covid e predisposto l’acquisto in tempo utile.
Intanto, la seconda commissione investigativa sul Covid del parlamento statale del Brandeburgo ha iniziato da fine marzo ad ascoltare i testimoni su strategia di vaccinazione ed effetto delle iniezioni. Il 17 maggio la raccolta delle prove si concentrerà su bambini e giovani in lockdown e continuerà il primo giugno.
Già lo scorso giugno, il dipartimento federale dell’Interno della Svizzera aveva avviato un’inchiesta amministrativa sull’acquisto dei vaccini. In Lussemburgo, Patientevertriedung, associazione impegnata per i diritti dei pazienti, a febbraio ha chiesto una commissione d’inchiesta indipendente per analizzare l’impatto delle restrizioni adottate. Nel prevedere piani d’intervento per una futura pandemia, chiedono che siano predisposte sempre autopsie delle vittime del virus, nonché il risarcimento delle persone che soffrono di effetti collaterali dovuti al vaccino.
A fine 2020, la Commissione Covid, un comitato indipendente nominato dal governo svedese per valutare la risposta data alla pandemia, ha dichiarato che si era fallito nel proposito di proteggere gli anziani perché, a quella data, quasi il 90% di coloro che erano morti con il virus avevano 70 anni o più. Però, ha affermato che la strategia di non chiudere il Paese era fondamentalmente ragionevole. «Lo Stato non dovrebbe mai interferire con i diritti e le libertà dei suoi cittadini, più di quanto sia assolutamente necessario per combattere una situazione pericolosa», dichiarò a Radio Sweden il presidente della commissione Mats Melin.
Non c’è una commissione d’inchiesta Covid in Danimarca, ma lo scorso giugno il direttore dell’Autorità sanitaria Søren Brostrøm ha riconosciuto che fu un errore vaccinare contro il Covid anche i bambini «con quello che sappiamo oggi». Secondo Christine Stabell Benn, professore di salute globale presso l’Università della Danimarca meridionale, «avevamo alcuni vaccini con un profilo di effetti collaterali molto sconosciuto, e allo stesso tempo avevamo alcuni bambini che non avevano nulla da guadagnare dall’essere vaccinati».
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