• Il Paese è diventato un gigante da 100 milioni di abitanti ed è in costante crescita economica. Riferimento dell’industria manifatturiera, è partner commerciale privilegiato degli Usa come alternativa a Pechino. Dal giugno 2024 è membro dei Brics e punta a crescere ancora.
  • I francesi portarono in Vietnam l’industria della gomma commettendo gravi errori e senza pensare alle conseguenze politiche e sociali che portarono i comunisti al potere. La storia delle grandi piantagioni di caucciù che furono alla base della rivolta anticolonialista.

Lo speciale contiene due articoli.

Il Vietnam vanta una storia millenaria dove per mantenere autonomia ed indipendenza ha combattuto cinesi, mongoli, francesi ed infine americani. L’Impero del Vietnam fu l’unico in Asia sud-orientale a resistere all’avanzata dei mongoli fino a metà del 1300. I vietnamiti dovettero cedere ai francesi a metà del XIX secolo accettando la creazione dell’Unione Indocinese nel 1887. Nel 1954 i francesi furono però definitivamente sconfitti in quella che fu la prima debacle di una potenza coloniale, ma alla Conferenza di Ginevra il paese fu diviso in due stati: il Vietnam del Nord sotto il controllo dei comunisti di Ho Chi Minh ed il Vietnam del Sud in mano al dittatore filo-americano anticomunista Ngô Đình Diệm. Negli anni ’60 e fino alla caduta di Saigon, subito ribattezza Ho Chi Minh City, nel 1975 furono gli Stati Uniti ad impantanarsi in un lunghissimo conflitto che porterà il Vietnam alla riunificazione sotto il partito comunista locale. Dopo 50 anni la nazione del Sud-Est asiatico è diventato un gigante geopolitico di oltre cento milioni di abitanti che nel 2025 può vantare una crescita del Pil del 8,25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato sorprendete anche per gli analisti che avevano previsto una crescita di un 1 punto inferiore.

L’economia vietnamita si basa soprattutto sul settore manifatturiero, dove la domanda esterna è in costante crescita e dove proprio gli Stati Uniti sono l’acquirente più importante. Il Partito Comunista del Vietnam si è dimostrato molto scaltro ed ha trasformato la nazione in un autentico hub manifatturiero con una qualità superiore ai paesi dell’area e una capacità di crescita ed affidabilità costante. Hanoi fa parte del Top 10 dei partner commerciali di Washington che ha speso in prodotti vietnamiti circa 137 miliardi nel 2024 ed oltre 100 miliardi nei primi sei mesi del 2025. Il Vietnam esporta abiti, calzature, giocattoli, elettronica di largo consumo e alcune tipologie di macchinari per la piccola e media impresa, mentre dagli Stati Uniti ha acquistato merci per soli 13 miliardi nel 2024 e poco più di 8 nei primi sette mesi del 2025. Numeri imponenti, ma comunque inferiori rispetto all’interscambio con Pechino che supera i 200 miliardi annuali soprattutto in componenti industriali e tecnologia. Il segretario generale del Partito comunista vietnamita Tô Lâm, con la tipica astuzia orientale, si è mosso su più tavoli e nel giugno scorso ha aderito al gruppo dei Brics, l’alleanza economica formata da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. In quell’occasione il portavoce del ministero degli Esteri vietnamita Phạm Thu Hằng, ha sottolineato l’intenzione di «contribuire attivamente a rafforzare la voce e il ruolo dei paesi in via di sviluppo, promuovendo la solidarietà internazionale e il multilateralismo inclusivo, fondati sul rispetto del diritto internazionale».

Una mossa quasi esclusivamente politica che non cambia la predisposizione di Hanoi al commercio sia con l’Europa che soprattutto con gli Stati Uniti. L’ingresso nei Brics apre comunque al Vietnam la prospettiva di partecipare alle iniziative della Nuova Banca di Sviluppo potendo godere di un canale privilegiato per contrattare finanziamenti mirati alla rete di interconnessione elettrica transfrontaliera, un progetto che si inserisce nell’ambiziosa visione di una Rete elettrica dell’Asean (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico), composto da Laos, Cambogia, Malesia, Brunei, Filippine, Indonesia, Myanmar, Singapore e Thailandia. Il governo vietnamita nel quinquennio 2026/2030 punta a raggiungere una crescita del 10% grazie a prestiti internazionali ed investimenti nelle sue infrastrutture e nel comparto manifatturiero. Tutto grazie al rinnovato rapporto con Washington che nel 2024 ha visto un surplus commerciale aumentato del 20%, il più alto del continente asiatico. Questo significativo aumento fotografa la tendenza delle aziende statunitensi nella ricerca di diversificazione per le loro catene di approvvigionamento, riducendo sensibilmente la dipendenza dalla Cina e scegliendo il Vietnam come alternativa chiave in settori come il tessile, l’arredamento e l’elettronica. Hanoi vanta anche una posizione strategica nel Sud-est asiatico e per questo motivo Donald Trump ha voluto intensificare le relazioni diplomatiche nel tentativo di contrastare l’influenza di Pechino nell’area. Washington sa bene che cinesi e vietnamiti non sono mai andati d’accordo ed il peso di Hanoi, anche in vista di un possibile conflitto per Taiwan, diventa ogni giorno più determinante.

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