La pace all’occidentale fa infuriare Zelensky
Volodymyr Zelensky (Ansa)
  • I russi avanzano verso Kharkiv e ora Macron, che ciarlava di truppe al fronte, li invita al memoriale dello sbarco in Normandia. Gli Usa gelano Kiev: «Niente raid sulla Federazione con le nostre armi». Il leader di Kiev sbotta: «Con gli alleati situazione assurda».
  • Mossa anti Israele di Sánchez: «Mercoledì riconoscerò lo Stato di Palestina».

Lo speciale contiene due articoli.

«Noi vogliamo che la guerra finisca con una pace giusta. L’Occidente vuole che la guerra finisca, punto». Volodymyr Zelensky se n’è reso conto: sul negoziato con Mosca, lui e gli alleati ormai hanno idee diverse. «Ci troviamo in una situazione assurda», ha sbottato con Afp, «l’Occidente teme che la Russia perda la guerra e non vuole che sia l’Ucraina a perderla». Bella scoperta: l’Europa – e forse pure gli Usa – non hanno un’idea precisa degli obiettivi politici da perseguire con il conflitto per procura contro Vladimir Putin. Non possono mollare la resistenza, ma nemmeno arrivare all’Armageddon nucleare; non intendono subire uno smacco, ma nemmeno deporre lo zar. Il mondo libero ha oscillato tra fasi di disimpegno e momenti in cui sembrava imminente lo scontro diretto con la Russia. È una schizofrenia che la nazione invasa ha pagato cara. Il bilancio, umano e materiale, è tragico. E il servizio di frontiera di Kiev informa che almeno 300 persone sono morte tentando di attraversare il fiume Tibisco, per fuggire in Ungheria ed evitare l’arruolamento. Abbiamo combattuto davvero fino all’ultimo ucraino.

Visto che si trova in una posizione di forza, il leader del Cremlino manda segnali, non si sa quanto sinceri, di disponibilità alla trattativa. Ha aperto all’idea della tregua olimpica, lanciata da Emmanuel Macron in presenza di Xi Jinping, che piace a Washington, meno ai diffidenti baltici. Stavolta, è stato Zelensky a rifiutare l’offerta: farebbe «il gioco del nemico. Nessuno può garantire che la Russia non ne approfitterà per portare le sue forze sul nostro territorio». E benché Sergej Lavrov sostenga che i rapporti tra Russia e Occidente non torneranno alla normalità «per almeno una generazione», al «nuovo Churchill» tocca constatare che l’omologo dell’Eliseo è passato dalla tentazione di spedire al fronte le truppe francesi, alla decisione di invitare i russi in Francia, per le commemorazioni dello sbarco in Normandia. Delegati di Parigi si erano già recati a Mosca, il giorno dell’insediamento di Putin. Macron s’è fatto pochi scrupoli nello sfruttare la debolezza di Kiev per prenotare un posto da protagonista al tavolo postbellico. In ballo non c’è tanto la soluzione in cui confida l’élite ucraina, cioè la conferenza in Svizzera senza i russi (ma dove Zelensky vorrebbe i cinesi); semmai, quella che implicherà qualche sostanziosa concessione allo zar. Costui sarebbe pronto a ripartire dalla bozza di accordo del marzo 2022.

Domani, Lloyd Austin inaugurerà una sessione del gruppo di contatto di Ramstein. Il Pentagono, intanto, ha gelato la resistenza, che chiede di poter impiegare i missili a lunga gittata nei raid contro la Federazione: «Non abbiamo cambiato la nostra posizione», ha replicato Sabrina Singh, portavoce del quartier generale della Difesa Usa. «Crediamo che le attrezzature, le capacità che stiamo dando all’Ucraina, che altri Paesi le stanno dando, dovrebbero essere usate per riprendersi il proprio territorio sovrano. […] Le armi fornite sono per l’uso sul campo di battaglia. E il segretario, nelle sue conversazioni» con l’omologo di Kiev, Rustem Umerov, «discute su come utilizzare al meglio queste capacità e crediamo che ciò avvenga all’interno del territorio ucraino». Notare bene: la funzionaria ha alluso alle forniture di membri della Nato diversi dagli Stati Uniti. Probabilmente, era un segnale agli zelanti inglesi, che hanno autorizzato gli aggrediti a colpire la Russia con i loro Storm shadow. Inoltre, da settimane essi premono sulla Germania, affinché consegni i Taurus con cui bersagliare la Crimea. Non è un caso che il britannico Institute for the study of war abbia contestato i divieti americani: questi consentirebbero agli aerei degli aggressori di «condurre attacchi con bombe plananti e missili» e di far «sostare liberamente» i mezzi bellici alle frontiere. «Possono colpirci dal loro territorio», ha sospirato il presidente ucraino, «noi non possiamo fare nulla». Somigliano alle rimostranze di un uomo che non può sottrarsi al cinismo degli interessi di quanti promettevano di sostenerlo «fino alla vittoria». Il punto è che, a prescindere dalla minaccia atomica, nessun Paese europeo sarebbe in grado di sostenere una lunga guerra d’attrito. E con il vento a favore degli invasori, ogni momento per mettere fine alle ostilità è buono. O almeno, è migliore di quello che lo seguirà.

Sul campo, l’inerzia premi a i soldati dello zar, i quali avrebbero occupato Rabotino, uno dei pochi villaggi liberati dalla controffensiva ucraina del 2023. I russi catturano civili a Vovchansk e starebbero provando a sfondare – finora senza successo – in un’area situata a soli 40 chilometri da Kharkiv. Putin assicura di non volerla assediare: il suo scopo sarebbe creare una zona cuscinetto, per ridare respiro all’oblast di Belgorod – e alle raffinerie danneggiate dai droni. Secondo il comandante in capo di Kiev, la situazione «è sotto controllo, ma non stabile».

Deve aver fiutato la malaparata Donald Tusk. Varsavia, ha annunciato il premier, spenderà circa 2,34 miliardi di euro rafforzando le fortificazioni ai confini. Porte blindate, qualora l’Ucraina crolli o venga smembrata. Nel frattempo, il presidente polacco, Andrzej Duda, è andato con Sergio Mattarella a Cassino per celebrare gli 80 anni della battaglia. Lì, il nostro capo dello Stato ha implorato «un rinnovato impegno a difesa della pace» – quella giusta o quella possibile? – e «contro le dittature». L’obiettivo è scalzare il numero uno del Cremlino? Oppure contenerlo?

Zelensky, alle corde, riprova a compilare la lista della spesa: vuole il quadruplo dei Patriot e 130 caccia F-16. Addirittura, bluffa sull’ipotesi di un’ennesima controffensiva: «So quando avverrà, ma non posso dirlo». Una volta era un comico. Ora non fa più ridere.

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