- La risposta annunciata dall’Ucraina contro il Cremlino è lenta e deludente, sale la paura alla Casa Bianca. Benjamin Netanyahu: un pericolo i missili occidentali nelle mani dell’Iran. Sanzioni: undicesimo pacchetto dell’Ue.
- L’ex presidente Barack Obama fa un assist (a sorpresa) a Mosca sull’annessione della regione: «È un’area russofona, nel 2014 con la Merkel non potevamo usare le maniere forti».
Lo speciale contiene due articoli.
«La controffensiva ucraina non sta soddisfacendo le aspettative su nessuno dei fronti». È quanto ha riportato ieri la Cnn. L’emittente televisiva americana ha citato due funzionari occidentali e un alto funzionario militare statunitense, secondo cui in queste fasi iniziali, il contrattacco annunciato da Kiev nei mesi scorsi e cominciato il 5 giugno, non sta portando i risultati sperati.
«Le linee di difesa russe si sono dimostrate ben fortificate e hanno mostrato più competenza di quanto previsto dalle valutazioni occidentali, riuscendo a impantanare l’avanzata ucraina con attacchi missilistici e mine» ha affermato uno dei funzionari. Lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista rilasciata alla Bbc, aveva ammesso che i progressi della controffensiva si sono rivelati più lenti del previsto. Tuttavia, le fonti citate dalla Cnn, fanno notare come la controffensiva è ancora nelle sue fasi iniziali e che gli Stati Uniti rimangono ottimisti sulla possibilità che l’Ucraina riesca a conquistare porzioni di territorio nelle prossime settimane e che aspetteranno almeno fino a luglio per fare una valutazione più completa dei progressi della controffensiva, considerata cruciale nell’esito di questo conflitto.
A difendere l’operato delle forze ucraine nelle ultime ore è intervenuto uno dei consiglieri di Zelensky, Mikhailo Podolyak, che in un tweet ha scritto che «la vera guerra non è un blockbuster di Hollywood» e che «la controffensiva non è una nuova stagione di una serie Netflix». Il messaggio di Podolyak contiene anche un sollecito all’Occidente: «Il tempo è sempre fondamentale, soprattutto in guerra. Il tempo impiegato per convincere i partner a fornire le armi necessarie si traduce in specifiche fortificazioni russe costruite in questo periodo, in una linea di difesa profondamente scavata e in un sistema di campi minati». Una sorta di monito ai Paesi dell’Alleanza atlantica a fornire più in fretta le armi richieste. Armi occidentali che sono divenute in queste ultime ore tema di preoccupazione per Israele. Il presidente Benjamin Netanyahu, in un’intervista rilasciata al Jerusalem Post, si è detto profondamente turbato per la «presenza di armi occidentali anticarro presenti ai nostri confini». Il primo ministro israeliano ha proseguito: «Temiamo anche che qualsiasi sistema dato all’Ucraina possa essere usato contro di noi perché potrebbe cadere nelle mani dell’Iran, quindi dobbiamo stare molto attenti».
Sulla questione è intervenuto anche Dmitrij Peskov. Il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, ha commentato all’agenzia di stampa Tass le parole di Netanyahu: «Abbiamo già parlato di tale minaccia e del fatto che le armi occidentali fornite all’Ucraina vengono già vendute da vari gruppi criminali in Europa. Questo è inevitabile».
Tutto questo mentre sul campo si continua a combattere senza esclusione di colpi, con Mosca e Kiev che si accusano a vicenda. Il fronte principale e più preoccupante rimane quello attorno all’area di Zaporizhzhya. La situazione della centrale nucleare è più delicata che mai, con gli ispettori dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che hanno lanciato l’ennesimo allarme sul rischio della zona, teatro di lanci di missili e scambio di artiglieria pesante e le due parti che si rimpallano ogni responsabilità. Secondo Zelensky la Russia avrebbe in mente un attacco diretto alla centrale, eventualità smentita dal Cremlino che accusa Kiev di utilizzare Zaporizhzhya come strumento di propaganda. «Le parole di Zelensky sono un altro tentativo di denigrare la Russia attribuendoci intenzioni inesistenti e allo stesso tempo un tentativo di coprire le loro azioni criminali e terroristiche che rappresentano una minaccia per l’ambiente» ha dichiarato alla Tass il viceministro russo degli Esteri Sergej Ryabkov.
Intanto ieri, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato l’undicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Si tratta di una serie di misure restrittive economiche e individuali che hanno come principale obiettivo quello di far fronte all’elusione delle precedenti sanzioni. «Le nostre sanzioni stanno già mettendo a dura prova l’economia russa e la capacità del Cremlino di finanziare la sua aggressione» ha spiegato Josep Borrell. «Questo pacchetto aumenta la nostra pressione sulla Russia e sulla macchina da guerra di Putin. Affrontando l’elusione delle sanzioni, massimizzeremo la pressione sulla Russia privandola ulteriormente delle risorse di cui ha così disperatamente bisogno per permetterle di proseguire la sua guerra illegale contro l’Ucraina» ha aggiunto l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Inoltre, questo nuovo pacchetto cancella quella deroga di cui hanno beneficiato finora Germania e Polonia per importare petrolio russo dall’oleodotto Druzhba, e aggiunge alla lista nera il nome di Artem Aleksandrovich Uss, l’imprenditore russo accusato di traffico di armi evaso dagli arresti domiciliari a Milano lo scorso 22 marzo.
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