Storie di italiani bloccati all'estero

Da quando l'emergenza coronavirus ha varcato i confini di tutto il mondo, molti nostri connazionali hanno scelto di tornare in Italia. Ma non tutti. Alcuni hanno deciso di rimanere nei Paesi dove vivono e lavorano, misurandosi con le diverse misure di distanziamento sociale imposte. Davide, per esempio, descrive la sua New York, dove vive da tre anni, come «un palco vuoto in attesa del ritorno dei suoi attori». Anche la città che non dorme mai infatti, si è dovuta fermare. Ma come ci spiega Davide, i suoi oltre 8 milioni di abitanti sono liberi di passeggiare o andare a fare una corsa al parco. Un lockdown serrato come il nostro, lì sarebbe impensabile. Non è così invece in Spagna, dove il governo Sanchez ha messo in pratica provvedimenti fortemente limitativi, sulla scia dell'Italia. Lì, ancora tutte le sere, alle 20 i cittadini escono sui balconi per applaudire il personale medico che sta combattendo il Covid, come ci racconta Giulio, che vive a Madrid.

Infine, Daniele, da una decina di anni a Londra, ci spiega la situazione britannica: misure severe, pub e ristoranti chiusi, smart working diffuso, ma le passeggiate con i propri familiari e lo sport all'aperto è concesso. Anche nel Regno Unito, però, dove i primi provvedimenti sono stati presi nella seconda metà di marzo, la consapevolezza che rimanere a casa sia l'arma più efficace in questa battaglia, è alta.

Il Judo arriva in Italia con la spedizione contro i «Boxer». Oggi lo praticano in 120.000
Il fondatore del Judo Jigoro Kano durante una dimostrazione nel 1933 (Getty Images)
  • Il Judo in Italia: un’arte marziale venuta dal mare. Le prime lezioni ai militari italiani avvennero a bordo dell' incrociatore della Regia Marina «Marco Polo» nel 1906.
  • Lungo la Penisola si contano circa 120.000 atleti, oltre 3.000 insegnanti tecnici e altrettante società affiliate alla federazione.

Lo speciale contiene due articoli.

«Con la pandemia e la guerra siamo tutti più sorvegliati»
David Lyon
Il sociologo David Lyon: «Le emergenze? Utili ad ampliare il controllo di massa, grazie all’alleanza tra pubblico e privato sui big data: ormai, nemmeno più le nostre case sono al riparo».
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