- Nuova ondata di violenze sessuali con protagonisti stranieri. A Pavia nigeriano aggredisce ragazza e poi picchia gli agenti.
- Caso Ong contro «La Verità». I giudici: «Critiche legittime, associazioni paghino le spese». Inchiesta in Calabria su banda di trafficanti dalla Turchia, 29 arresti.
Lo speciale contiene due articoli.
Le città che la gestione del Viminale targato Luciana Lamorgese ha permesso si trasformassero in Gotham city continuano a produrre aggressioni sessuali i cui protagonisti sono sempre stranieri. Ieri l’ennesima, a Pavia, in pieno centro, all’angolo tra corso Cavour e Porta Marica: la vittima è una ragazza di 24 anni che stava rientrando a casa. Il presunto aggressore, un nigeriano di 33 anni del quale al momento non sono state diffuse le generalità, le si sarebbe avvicinato e l’avrebbe molestata, tentando di spogliarla e di stringerla a sé. La giovane ha raccontato di aver reagito urlando. Ed è stata salvata da due passanti, che hanno subito chiamato il 112. La descrizione fornita dalla vittima e dai due testimoni ha portato poco dopo all’individuazione dello straniero, che era ancora nelle vicinanze. È stato inseguito e fermato dal personale di due pattuglie di carabinieri e polizia. C’è stata anche una colluttazione. E all’indagato è stata contestata pure la resistenza a pubblico ufficiale, per aver cercato di reagire al momento del fermo. È finito nel carcere di Torre del Gallo a Pavia in attesa dell’udienza di convalida. Nella Milano green di Beppe Sala, invece, è finito in manette lo straniero senza fissa dimora che l’altra sera avrebbe violentato in una tenda piantata in un parco pubblico una clochard con problemi di deambulazione che, ora, si scopre essere disabile. I fatti risalgono alla notte tra il 28 e il 29 aprile, quando la cinquantaseienne si è presentata negli uffici della Squadra mobile per presentare una denuncia. Il presunto aggressore, Said Yusuf, 33 anni, è titolare di protezione sussidiaria, una forma di protezione internazionale che viene assegnata a chi, pur non possedendo i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato, ottiene la possibilità di restare sul territorio nazionale poiché il rientro nel proprio Paese di origine potrebbe esporlo a gravi ripercussioni o a discriminazione. Nel provvedimento di fermo firmato dal sostituto procuratore Rosaria Stagnaro si legge che il somalo avrebbe «abusato delle condizioni di inferiorità fisica» della donna «affetta da disabilità motoria» dopo averla avvicinata nel piazzale della stazione Centrale (luogo che proprio negli stessi giorni è stato indicato come scena del crimine da una turista francese di origini marocchine che ha denunciato di essere stata stuprata da un suo connazionale, poi individuato e arrestato) intorno alle 21.30 del 28 aprile, dicendole che gli ricordava sua madre. Una volta carpita la fiducia, essendo la giornata molto piovosa, il somalo avrebbe offerto alla vittima riparo nella propria tenda in piazza Carbonari. I due a qual punto sono saliti su un tram, dal quale sono scesi quattro fermate dopo. Il somalo avrebbe aiutato anche la sua preda a salire degli scalini che portano ai giardinetti. Lì la tenda c’era davvero. Ma la donna non immaginava che stava per trasformarsi in una trappola. «Volevo scappare ma non riuscivo», ha raccontato la vittima agli investigatori. Lo stupro avrebbe avuto diverse fasi e si sarebbe protratto fino al mattino successivo, quando poi il somalo ha lasciato la tenda perché la donna non riusciva a muoversi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, però, poi, all’alba sarebbe tornato di nuovo nella tenda, presentandosi con un altro uomo (rimasto al momento ignoto). Quest’ultimo, è sempre la ricostruzione dell’accusa, nonostante il somalo abbia messo a disposizione la sua preda, non avrebbe preso parte all’abuso, sostenendo che si trattava di una «malata invalida». La cinquantaseienne è stata visitata nella clinica Mangiagalli di Milano, dove sarebbe stato certificato l’evento violento. Le indagini sono state avviate dalla sezione della Squadra mobile di Milano specializzata nei reati a sfondo sessuale. Prima i sopralluoghi sulla scena e nelle vicinanze, dove sono stati trovati reperti che avrebbero consentito, in tempi brevi, di individuare una persona pienamente compatibile con la descrizione fornita dalla vittima. Poi l’ascolto dei testimoni. Uno in particolare, all’inizio scambiato dagli investigatori per l’aggressore, avrebbe, oltre alla vittima, contribuito al riconoscimento del somalo come il presunto autore dello stupro. L’indagato, precedentemente residente in Piemonte (dove ha lasciato la famiglia per vivere da senzatetto), era a Milano solo da qualche settimana. E aveva scelto piazza Carbonari per piantare la sua tenda. A confermare la presenza dell’indagato sul luogo dello stupro ci sarebbe anche l’analisi delle celle telefoniche agganciate dal suo smartphone, che lo avrebbero localizzato prima in stazione e poi proprio in piazza Carbonari e in orari compatibili con quelli segnalati dalla vittima nella sua denuncia. Il pm ha motivato il fermo fondando le esigenze cautelari su due dettagli: «Si tratta di un soggetto privo di occupazione e di una collocazione abitativa». Poi la toga ha sottolineato la «particolare gravità della violenza sessuale consumata con estrema freddezza dall’indagato, che ha scelto una vittima appena incontrata in evidente stato di fragilità, dimostrando una personalità particolarmente pericolosa, spregiudicata e priva di qualsiasi controllo». Per l’accusa, insomma, l’unica forma detentiva sufficiente a evitare che fugga o che reiteri sarebbe quella più afflittiva. E il somalo è finito a San Vittore, dove ora attende il suo interrogatorio e l’udienza di convalida del fermo.
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